metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Elezioni amministrative 12 giugno 2022.

Posted by pedjolo su 11 giugno 2022

Mi chiamo Francois Pesce, ho 37 anni e sono nato a Pistoia.

Ecco, quando ho iniziato la mia biografia per i “santini” elettorali, dopo questo incipit non riuscivo a proseguire. Cosa scrivere, come riassumere ciò che ho fatto o che mi ha spinto a candidarmi?

Cinque anni fa, sembrava più semplice, forse perché la situazione e le prospettive erano diverse.

Allora, anziché snocciolare una serie di dati e (poche) qualifiche a mo’ di curriculum, ho deciso di partire da un episodio per spiegare chi sono e perché sono qui.

Un giorno di marzo del 2004, verso l’ora di pranzo, andò in onda un servizio televisivo dove si spiattellavano strategie e numeri provenienti dall’Iraq in guerra. Figuriamoci. Stiamo parlando di quasi venti anni fa: c’erano girotondi, manifestazioni partecipate in strada (anche a Pistoia), università in fermento, bandiere arcobaleno. Era come soffiare su un fuoco già bello vivo.

Allora, ero a tavola e quel fuoco divampò; cominciò a salirmi un senso di indignazione misto a necessità di fare qualcosa. Quel giorno, in quel momento, capii che il mio percorso alla facoltà di Scienze biologiche dell’ateneo fiorentino era concluso. Io, la mia persona, con le mie mani e le mie forze, dovevo fare qualcosa.

La casualità, o come la si voglia chiamare, in quelle settimane mi fece incontrare i volontari pistoiesi di Emergency: era il 17 aprile 2004 e, passando per il mercato pistoiese, vidi un gran movimento di fronte al palazzo comunale. Teresa Sarti e Vauro Senesi erano lì. E lì, cominciò un’altra storia.

Una storia proseguita anche grazie ai colleghi e ai docenti del corso di laurea in Operazioni di pace, gestione e mediazione dei conflitti.

Una storia fatta dell’impagabile privilegio di poter andare nelle scuole a parlare con alunne e alunni, a raccontare perché la guerra è “odore di sangue, merda e di bruciato”, a mostrare il vero significato della parola “terrorismo”, passando per i racconti e gli sguardi di un’umanità fatta a pezzettini.

Una storia che mette a nudo il vero aspetto del pacifismo armato iracheno, afgano, ucraino e degli altri 25/30 conflitti sparsi per il mondo di cui, però, poco ci interessa.

Una storia che dimostra che si può fare qualcosa, per la pace e il benessere di una comunità, per curare le ferite visibili e invisibili di tanti. Se posso farlo io che non sono un medico o un oratore, significa che il momento di alzarsi in piedi e rimboccarsi le proverbiali maniche c’è e va colto. Senza pigrizie o altre scuse.

Una storia, la mia storia, ma anche quella di tante persone che ho incrociato e che mi hanno arricchito e da cui ho imparato ogni giorno. Alcune di queste, sono i miei attuali compagni e compagne di viaggio: un viaggio che si chiama “prendersi cura è fare politica” e che è perfettamente incarnato da Francesco Branchetti, dalla sua professione, dalle sue scelte, dalla sua natura.

Lo scrivo non perché sono di parte, essendo il mio candidato sindaco: è il mio candidato sindaco perché io sto dalla sua parte, perché ho avuto il privilegio di conoscerlo, di vederne la naturale predisposizione e genuina voglia di dare una mano, si tratti di un reparto ospedaliero o dell’acquaio di un circolo.

Sto dalla parte di Francesco Branchetti perché la sua candidatura dà respiro al senso del pubblico, in contrapposizione agli interessi privatistici fatti di dividendi, profitti e logiche aziendali, che nulla hanno a che vedere – ad esempio – con la sanità e il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana. Sanità e azienda sono due parole in antitesi tra loro, il loro significato è opposto. La salute non si mercifica, non si vende, non si sceglie: la salute deve essere garantita, a tutti, non agli italiani rispetto ad altri, non ai ricchi rispetto agli indigenti, non a chi può aspettare mesi prima di un appuntamento rispetto a chi ha urgenza e deve ricorrere a cliniche private.

Sto con Francesco Branchetti perché, intorno a lui, a Pistoia c’è un soggetto politico che può parlare di beni comuni, dei risultati (disattesi) del referendum del 2011, della qualità dell’aria che respiriamo, dell’ascolto delle fragilità in una società multiculturale, della scuola non come competizione ma come strumento di conoscenza.

A chi vogliamo affidare la cura di questi aspetti? Chi vogliamo che delinei la linea politica per la loro corretta tutela e gestione? Aziende, lobby e cartelli, mi pare evidente che non siano i soggetti più adatti a svolgere questo servizio nell’interesse della collettività.

Io sto con Francesco Branchetti e il 12 giugno non è una meta, ma l’inizio di un nuovo paradigma del fare politica. Ognuno di noi può fare la sua parte.

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