metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for the ‘stop’ Category

Barricate

Posted by pedjolo su 12 dicembre 2014

In mezzo agli ultimi, io ho i miei amici.

Tra quelli che voi chiamate negri, io ho il colore delle mie giornate.

Negli occhi a mandorla, io immagino orizzonti diversi e paesaggi lontani, storie di realtà schietta, asciutta, inquieta.

Quello che voi additate come un untore da rispedire al mittente, ha di contro il mio ascolto.

La vostra xenofobia è cieca, come ciechi sono i vostri comportamenti paurosi e disperati, partoriti nel grembo dell’insicurezza e dell’odio verso altri come voi, poveri, incerti, disoccupati.

Siete gli allocchi migliori che si possano trovare, capaci di fare quadrato oggi contro il nemico di cui solo domani si fornirà l’identikit. Vittime, ma anche carnefici, avallatori di guerre con la vostra omertosa ignoranza. Guerre sparate, guerre di paure, guerre di espressioni schifate e diffidenti.

Giustizialisti legalitari ingordi di merda televisiva coi vostri tolc scio’. Beee beee.

Ai vostri travasi di bile e alle vostre frustrazioni, oppongo un solo sorriso, potente rimedio naturale alle vostre costruzioni, fantasiose e anacronistiche in ogni era.

Con un po’ di ossigeno alle vostre cellule cerebrali, svenute e svendute da tempo, sareste capaci di leggere la storia e improvvisamente sentireste voi il senso di isolamento, di minoranza, immersi nelle vostre ridicole convinzioni e incapaci di farvi cullare dall’onda dell’evoluzione e dell’empatia, per voi tsunami apocalittico.

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Articolo un(ic)o.

Posted by pedjolo su 17 ottobre 2013

(pubblicato su www.losnodo.net)

“Mi rifiuto di vivere in un paese così. E non me ne vado” (Michael Moore, “Capitalism: a love story”).

L’Italia è una terra democratica fondata sull’uguaglianza che tutela la vita. Le libertà e i diritti umani inalienabili e fondamentali appartengono a tutte le persone che si trovino sul suo territorio, senza eccezione alcuna.
L’Italia, è una e tante, è molte cose insieme. L’Italia sono tante persone. In Italia, la parola “razza” non suscita interesse in nessuno, nemmeno tra i cani.

L’Italia cittadina, non abolirebbe una legge xenofoba e retrograda. L’Italia politica, non abolirebbe una legge xenofoba e retrograda. L’Italia cittadina e l’Italia politica, non farebbero mai entrare in vigore una legge xenofoba e retrograda, mai.

L’Italia difende i negri, i finocchi, i poveracci, i clochard. L’Italia fa di tutto perché nessuno muoia nel suo Mediterraneo; l’Italia sa che non dormirebbe la notte se dei bimbi morissero in quel mare; l’Italia piangerebbe, piangerebbe… e si mette a piangere anche ora, al solo pensiero.

L’Italia è nel Poliambulatorio di Palermo di Emergency. L’Italia è il ricordo della criniera rossa e riccia di Teresa Sarti.

L’Italia abbraccia chi arriva dal mare, non lo prende a calci nel culo; non si domanda da dove vengano quei viaggiatori, ma cerca di leggere cosa abbiano visto tutti quegli occhi. L’Italia se ne infischia delle cittadinanze, l’Italia chiede solo come ti chiami e come stai; l’Italia ritiene la migrazione un arricchimento, non una piaga. L’Italia, vuole che la migrazione non derivi da disperazione, ma da scelte libere.

L’Italia, per un sessantamilionesimo, è Don Luigi Ciotti.

L’Italia s’incazza, dio come s’incazza l’Italia. S’incazza di brutto quando provi ad approfittarti di lei, cioè delle persone che la costituiscono; e quando s’incazza, non imbraccia armi, ma prende in mano un libro di Don Lorenzo Milani, riascolta Pietro Calamandrei e poi guarda le foto dei bombardamenti che la rasero al suolo nel novecento, legge la lista dei morti per mafia, si ricorda il Vajont e L’Aquila. Cazzo come s’incazza l’Italia! E questo le dà forza, la fa sentire come una montagna e, invece di abbatterla, la fa rialzare sempre.

L’Italia ha deciso di difendere anche gli onesti e si batte ogni giorno contro l’assassinio perpetrato da finte istituzioni democratiche. L’Italia non spara a Don Pino Puglisi.

L’Italia difende e rincuora quelli che, se manca qualcosa in cassa a fine giornata, ce lo rimettono loro.

L’Italia ripudia le differenze sociali come strumento di selezione durante i colloqui di lavoro.

L’Italia investe risorse nella ricerca delle idee, degli sviluppi sociali; insegna a se stessa, cioè alle persone che la costituiscono, la natura puramente virtuale del denaro.

L’Italia ritiene un’offesa alla dignità mondiale, la guerra e la discriminazione e le debella con l’istruzione e l’educazione. L’Italia, se sbaglia, impara e migliora, tirando sempre su la testa.

In effetti, all’Italia non serve a nulla la Costituzione, è già costituita bene così.

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La mer(d)

Posted by pedjolo su 9 maggio 2012

«Perdere è sempre difficile, ma pensare che gli lasciamo (ai socialisti ndr) gestire questo merdaio ha qualcosa di delizioso»: lo ha detto – rigorosamente off the records – il presidente francese uscente, Nicolas Sarkozy, rivolgendosi ai suoi più fedeli collaboratori il giorno della sua sconfitta, domenica scorsa. «La transizione – ha aggiunto Sarkozy – deve svolgersi nel modo più rapido possibile…E poi, viva la vita vera!».

Gaffe off the records di Sarkozy«Lasciamo i socialisti nella mer…» – Mondo – lUnità.

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Sì18DAY

Posted by pedjolo su 30 marzo 2012

Riporto dal blog ambientesulweb.wordpress.com

Sì18DAY.

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Rifiuti pericolanti

Posted by pedjolo su 19 marzo 2012

Pubblicato su losnodo.net il 27 marzo 2012

Differenziare i rifiuti. Un’attività che racchiude al suo interno fasi, procedure, accordi, tecniche, scienza e politica. Ci sono tendenze e dati riferiti alla raccolta dei rifiuti, alla popolazione che la porta avanti in un territorio. C’è la coscienza del singolo, della persona, capace di far percepire l’importanza della ciclicità che la vita di un materiale può intraprendere. E c’è poi la gestione dei rifiuti e della loro raccolta; il giusto indirizzamento, gli impianti di smaltimento a norma, la resa economica e di risorse prime che devono mettersi in moto in favore della popolazione e della sua crescita. Aspetti fondamentali a cui accostare l’ingrediente sempre necessario, il buon senso.

Il rischio di contaminare l’ambiente o perdere tonnellate di rifiuti – quindi materia – per disattenzioni o malafede è all’ordine del giorno, in tante zone d’Italia. L’accostamento delle parole emergenza e rifiuti per descrivere la criticità della situazione, ad esempio, della città di Napoli, la dice lunga su quanto sia ancora necessario impegnarsi sulla percezione di ciò che abbiamo davanti. Ad esempio, nella provincia di Pistoia, nello specifico nel comune di Quarrata, l’azienda CIS che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti è stata messa sotto accusa, con tanto di foto pubblicate sui quotidiani, per non aver rispettato la differenziazione dei rifiuti e, di fatto, rendendo vano lo sforzo della cittadinanza. Mancanza di trasparenza e responsabilità aziendale o insensibilità al tema? Al solito quesito sembra più semplice rispondere trattando dell’isola ecologica di via Monteleonese, in località Barile, ad un paio di chilometri dal centro di Pistoia. Il video, appositamente registrato con un semplice pc portatile, dimostra l’insensatezza di un gesto che per fortuna non ha avuto conseguenze.

Dunque, la risposta alla domanda è: entrambe. Manca un controllo – e la percezione di questo – nei confronti e da parte dei soggetti che operano per fornire un servizio (in questo caso la gestione del rifiuto solido urbano) finalizzato a portare migliorie agli utenti. Il che fa il paio con la scarsa sensibilità nei confronti non solo del servizio stesso, ma anche dell’utenza, vista la pericolosità a cui la si espone per una negligente mancanza. Un’utenza, tocca constatare, che probabilmente non percepisce la differenza tra l’essere esposta ad un rischio e il vedere garantiti e tutelati servizi e incolumità. Una mancanza che è forse fattore determinante perché il controllo e la sensibilità di cui sopra vengano puntualmente disattesi. Per la cronaca, il servizio Prontocantiere istituito dal Comune di Pistoia, sollecitato appositamente, si è attivato e ha preso in carico la situazione, portandola allo stato di normalità nel quale adesso si trova. Una semplice telefonata ad un numero urbano ha permesso il ripristino di una condizione pericolosa andata avanti per settimane o forse mesi.

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I capponi di Renzo

Posted by pedjolo su 11 marzo 2012

Grazie a Paolo di ambientesulweb.wordpress.com mi sono letto ciò che ha scritto Saviano sulle possibili, cioè probabili, cioè sicure, infiltrazioni mafiose che interesseranno la TAV Torino – Lione. Cioè, in realtà non mi sono letto proprio tutto perché la mia attenzione è stata catturata dai commenti a quell’articolo…

Saviano fa schifo

Saviano non parla dei massoni

Avete scoperto l’acqua calda

È un predicatore che schifo con tutto il cuore

Lui è parte del problema

Un bischero o semplicemente uno un po’ disattento può stupirsi o non credere a quanto scritto. Invece, chiunque sia un minimo informato e tenga gli occhi aperti, arriva a fare questa associazione di fenomeni. Lasciamo da parte i facili commenti “si sa”, “è così”, “sai che novità…” e simili. Pensiamo piuttosto a smettere di poltrire. Ma quanto potrà mai volerci? Sveglia! Dipende solo da noi, intendendo con NOI la moltitudine, la maggioranza, o – più romanticamente – il popolo; dipende da noi in tutti quei gesti che facciamo ogni giorno e che danno credito e forza a quella che potremmo chiamare casta, impero, fortino, potere forte… Diamole l’appellativo che vogliamo, resta banalmente una forma di ingiustizia oligarchica che pochi vogliono per forza imporre ai più. E chi non la dovesse volere, deve attivarsi, ha il diritto e l’obbligo morale di inquadrare il fine da raggiungere ed elaborare i mezzi più efficaci – e nonviolenti – per conseguirlo.L’obiettivo finale, ad esempio con la faccenda vergognosa della TAV, è ottenere un referendum democratico in cui la cittadinanza interessata da questi lavori possa essere chiamata in causa ed esprimersi; se l’espressione popolare dice SÌ, la TAV si fa, in caso contrario si smantella e si va a casa, elegantemente, dimostrando di aver realmente ascoltato il popolo, la base. Ma per arrivare a quell’obiettivo, a quel traguardo, è necessaria la immediata, minuziosa, intransigente devozione di tutti. Una devozione che è amore per la propria comunità, per il paese, per la libertà di essere tutti uguali. E, a un livello superiore, è l’espressione massima della comprensione del significato di “tessuto sociale”. Deve soccombere qualsiasi altra percezione individualista, l’uomo – da animale sociale – non può permettersi errori del genere.

Aggiungo solo che mi viene da sorridere amaramente nel leggere la fattura dei commenti a questo articolo: ci sono utenti che devono far sapere che, quanto letto, è – sarcasticamente – equivalente alla scoperta dell’acqua calda, del nulla cioè.
C’è un problema enorme, sollevato da una persona e… ci fermiamo allo scontro tra tifoserie, ci fermiamo a scrivere che Saviano è qualunquista, fa schifo, eccetera. Non riesco più a stupirmi di una classe dirigente che fa della nostra ignoranza il suo più fido alleato. Si scrive di TAV, di mafia, di criticità legate ad una realizzazione che sta distruggendo l’ambiente circostante e che cosa siamo in grado di rispondere? Scemenze. Anzi, stronzate! Nessuna proposta, niente di empaticamente vicino al problema. Come due serial killer che cercano di apparire l’uno migliore dell’altro agli occhi del giudice, ognuno giustificandosi e dicendo di aver ucciso meno persone dell’altro. Bravi, continuiamo verso il baratro! Qualcuno ricorda i capponi di Renzo? Ne siamo la drammatica realizzazione.

 

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Prevenzione antirazzista

Posted by pedjolo su 10 febbraio 2012

Pubblicato su Lo Snodo il 10 febbraio 2012

www.losnodo.net

controradio.itLa violenza dietro l’angolo fa paura. Nell’era dell’ informazione rapida, in tempo reale, l’uomo comune ha acquisito la capacità di assorbire una quantità di informazioni inimmaginabile prima. E come una sorta di difesa, è cresciuta la capacità di farsi scivolare addosso ciò che succede. Come una sorta di principio moderno di sopravvivenza. Resta il fatto che, tra i casi di violenza che si succedono, ogni tanto ne possa sbucare ed accadere uno vicino al proprio luogo di abitazione, alla scuola dei propri figli. O ad una piazza affollata. Inutile ribadire quanto tutto ciò abbia ripercussioni sulla tranquillità del singolo che vive quella notizia come un avvertimento, un campanello di allarme: “ehi, guarda che le cose possono succedere anche qui, dove sei tu”. E non solo, “possono succedere anche a te”.

13 dicembre 2011, piazza Dalmazia, Firenze. Gianluca Casseri, uno tranquillo, ragioniere, 50 anni. Scrittore. Un uomo normale. Quasi. Un mix tra un insospettabile e un soggetto con grandi problematiche. Montanino di nascita, di Cireglio, paesino della provincia pistoiese, fanatico di miti puri, ariani, sostenitore della distinzione delle razze. Che succede se un uomo normale, spara un colpo addosso a qualcuno? La stessa cosa che accadrebbe se lo facesse un bambino o un alieno. Quel qualcuno colpito si fa male, anche tanto. E può morire e lasciare nel panico e nella rabbia le persone che ha intorno. Così, con un’arma da fuoco, Casseri ha stroncato la vita di Samb Modou e quella di Diop Mor, due venditori ambulanti provenienti dal Senegal.

Ciò che è accaduto a Firenze sconcerta, ma è solo l’ennesima esplosione della bomba chiamata razzismo, intolleranza (cosa ci sarà poi da tollerare o meno…), cresciuta forse in seno all’egoismo e alla frustrazione di un contesto sociale tendente alla chiusura e alla creazione di minacce e pericoli pubblici inesistenti. Ad ogni modo, come lo si definisca non è importante, la cosa fondamentale è avere ben presente l’enorme numero di facce che può assumere.

Facce normali, facce quotidiane, facce conosciute. Facce di Facebook. E proprio sulle reti sociali non potevano mancare i commenti. Miriadi? Certo, ma ciò che lascia senza parole è il fatto che siano miriadi anche i punti di vista. Se, tra i tanti che si sono espressi, la maggior parte ha condiviso sentimenti di dolore ed empatia nei confronti delle famiglie delle vittime, necessita attenzione la fetta dei “menodueisti”. Agghiacciante. Ma è dato reale e girarsi dall’altra parte, far finta di nulla, tentare di insabbiare consolandosi con meri dati numerici, non ha senso ed avrebbe, anzi, sicuri effetti controproducenti. Come li ha il manifestare per chiedere la chiusura immediata di Casa Pound, presso la cui sede pistoiese Casseri si recava. Perché chiudere un centro – che fino a ieri può non essere piaciuto ad alcuni, può essere stato criticato, può aver svolto attività sgradite – che ha comunque avuto le necessarie autorizzazioni previste dalle più basilari regole legate alla libertà associazionisitica e culturale? Supponendo che la critica di chi manifesta verta sul principio che il rimembrare con nostalgia il fascismo e i miti di una società – irreale – libera da ogni forma di meticciato ed interdipendenza sia attività tuttaltro che utile culturamente e socialmente, non sarebbe forse più opportuno rivolgersi direttamente a decisori politici che finora hanno ritenuto superfluo ogni tipo di controllo contenutistico?

Sopra a tutto ciò, si eleva un concetto più nobile e forse lungimirante: la necessità di capire perché un corpo sociale – vasto – arrivi a partorire bisogni associativi di questo tipo, il cui fulcro è, più o meno velatamente, l’odio intriso di paura verso un nemico comune, da individuare nel capro espiatorio di turno. Oggi i cosiddetti stranieri, o clandestini, ieri i lavoratori provenienti dalle regioni del Mezzogiorno. “Non si affitta ai meridionali”, sui muri e le vetrine di Milano, era cosa frequente negli anni sessanta.

Al di là di come l’attenzione si sia spostata da un soggetto ad un altro, è interessante notare un’analogia: alla base di espressioni violente ed intolleranti così diffuse, è immaginabile ci siano timori ed insicurezze altrettanto presenti negli input quotidiani che la società trasmette. Ecco che l’individuazione di questi elementi potrebbe permettere una comprensione reale della natura di tali espressioni e necessità associative.

Di conseguenza, non è pensabile che, soffocando e vietando, possano essere comprese le dinamiche e le motivazioni di un fenomeno sociale. Anzi, la storia (e un filo di logica) insegna che sono proprio le barriere e le negazioni, incapaci di ascoltare, a creare i presupposti per vie di fuga alternative, spesso nascoste e ben più nocive.

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Suicciòff

Posted by pedjolo su 29 gennaio 2012

Pubblicato su Lo Snodo il 10 dicembre 2011.

www.losnodo.net.

L’altro giorno osservavo una carcassa nera, strana, appoggiata in terra, in mezzo alla piazzola ecologica di Piazza San Lorenzo a Pistoia, in attesa che un addetto venisse a caricarla per indirizzarla, con ogni probabilità, alle bocche di qualche inceneritore. Era sera, stava piovendo e non distinguevo cosa fosse. Avvicinandomi, capii: televisore a tubo catodico, 15, 17 pollici al massimo, un “trombone” – lo avrà definito l’ultimo proprietario – squadrato e inesorabilmente sconfitto dalla moderna anoressia delle tavolette LCD che lo hanno stracciato in prima battuta per la loro sottigliezza e, successivamente, grazie al decoder digitale integrato.Tre parole, il futuro. Il futuro! Il futuro?!
Me lo sono ripetuto più di una volta cosa abbiano in comune la parola futuro e il nuovo sistema di ricezione televisiva. E anche grazie a quella carcassa, il cui abbandono non poteva che avvenire in un sistema incapace di distinguere tra materiale di scarto e ricchezza, ho acquisito piena consapevolezza che niente possa legarli. A meno che non si intenda con la parola futuro ciò che, nei giorni e negli anni a venire, sarà unilateralmente deciso ed imposto. Perché è quello che in quasi tutta Italia, Toscana oramai compresa, è accaduto. Non è mia intenzione soffermarmi sui soggetti che beneficeranno, nel paese dei monopòli, di questo passaggio e del flusso di denaro che ha generato e continuerà a generare. Vorrei piuttosto riflettere su aspetti molto più concreti, porre domande e condividere la mia personale scelta.

Il cosiddetto digitale terrestre ha mandato in pensione, oltre al protagonista di questo articolo, tanti altri apparecchi, milioni probabilmente. Dubito che molti di questi fossero realmente da rottamare: è verosimile pensare che una buona fetta fosse ancora utilizzabile per ricevere, tramite aggiunta di apposito rievitore, il nuovo segnale. Quindi, uno spreco ingiustificato di risorse e denaro, abilmente ottenuto grazie alle numerose ed asfissianti pubblicità – propaganda dei vari rivenditori hitech e figlio, suppongo, di quella obsolescenza percepita che Annie Leonard ricorda ne La storia delle cose. Uno spreco, oltretutto, in mancanza di reali migliorie e, anzi, accompagnato da ripetute difficoltà tecniche. La perdita di sintonia da parte de La7 e altre emittenti, ad esempio, fa il paio con la perdita di pazienza dell’utente, costretto ad arrangiarsi su sistemi ed apparecchi nuovi. In tutta Italia, in tutte le regioni.

Si pone quindi la questione della destinazione di questi apparecchi abbandonati, riconsegnati, regalati, dimenticati: è lecito pensare che si inneschino dinamiche degne del peggior mercato nero, quello che recupera in silenzio gli scarti per poi rivenderli al miglior offerente di qualche paese, preferibilmente lontano e povero. Imbattersi in una Radiomarelli nelle favelas brasiliane o nelle baracche della Sierra Leone forse sarà non solo possibile, ma addirittura probabile.

In ballo c’è anche l’immoralità. Anzi, ci sono le immoralità.
La prima: obbligare – non formalmente, ma nella sostanza – un’utenza numericamente enorme ad acquistare nuovi oggetti (televisori o decoder esterni che siano) per poter dare continuità ad un servizio di cui ha potuto usufruire finora e per il quale ha già sostenuto altre spese, siano esse energetiche, di apparecchiatura e manutenzione, di canoni, eccetera. Un’immoralità strutturale, condivisa e foraggiata dallo Stato Italiano che si è poi inventato un contributo per l’acquisto di un decoder digitale destinato al cittadino che rispondesse ai seguenti requisiti minimi: abbonato RAI, reddito inferiore a diecimila euro annui, 65 o più anni di età. Tradotto: pensionato medio costretto a tirare la cinghia e che guardi un po’ di tv per ingannare il tempo. Questi, tipico soggetto – per usare un eufemismo – interessato alle varie Dmax, Real Time, Poker TV, Winga che spopolano sulle frequenze digitali, sarà ben contento di poter usufruire di 50 euro per acquistare un congegno nuovo, squadrato, con un telecomando a parte e i cui comandi sono spesso complicati da abbinare a quelli del televisore. Ma, sarcasmo a parte, supponendo pure che l’utente in questione apprezzi questa offerta, non sarebbe stato più sensato intendere il futuro in altra maniera e destinare quei fondi al miglioramento di strutture e servizi riservati a quella fascia sociale o anagrafica, anziché espandere l’universo dei contenuti che isolano gli individui, rendendoli molto meno sociali e socievoli?

Immoralità, secondo atto: televisori nuovi, fessure laterali nuove, canali nuovi (e criptati). I moderni apparecchi presentano slot per l’inserimento di card prepagate; quelle di Mediaset Premium o La7, tanto per citarne due. Avere un oggetto predisposto a fare qualcosa, al giorno d’oggi, grazie alla pubblicità, equivale ad innescare un meccanismo mentale graduale che porta a dimenticare il proprio reale bisogno e a voler, a tutti i costi, sfruttare a pieno ciò che altrimenti resterebbe inutilizzato, mutilato, incompleto. La tentazione di vedere oltre l’anonimo schermo oscurato è incentivo all’acquisto di abbonamenti o simili; legittimo pensare si tratti di una strategia ben ponderata.

Alla luce di tutti questi aspetti, personalmente ho vissuto e ritengo lo spegnimento del sistema analogico come una piacevolissima novità. Paradossale? No, pefettamente in linea con quanto scritto sopra. Dal 17 novembre non so più cosa sia la televisione e quelle poche isole sane all’interno dei palinsesti televisivi le guardo in streaming o in podcast su internet. Se switch off deve essere, che switch off sia. Per sempre!

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NO ALLA CHIUSURA DI SPLINDER!

Posted by pedjolo su 22 novembre 2011

APPELLO AGLI UTENTI SPLINDER!
Contro la chiusura unilaterale!

Possibile che non possiamo avvalerci di qualche basilare diritto nei confronti di questi signori che si vantano di aver avuto un ricavo di quasi 60 milioni di euro?

http://dada.dada.net/it/press_room/comunicati_stampa/3224

PERSONALMENTE MI ATTIVO – E VI CHIEDO DI FARE LA MEDESIMA COSA – DA QUESTO PRECISO MOMENTO PER CHIEDERE CHE VENGA RICONOSCIUTO IL NOSTRO SACROSANTO DIRITTO DI NON PERDERE, PER RESCISSIONE UNILATERALE DEL CONTRATTO (CHE TUTTI NOI UTENTI ABBIAMO FIRMATO, RICORDATE?) CIÒ CHE CI APPARTIENE!
FACCIAMO RETE!!! DIFFONDIAMO LA COSA, PROPONIAMO IDEE!

LASCIO INTANTO I MIEI CONTATTI:

Francois Pesce
paparena@tiscali.it

340 4795767

RIPORTO ALTRI POST (AGLI AUTORI, LA RICHIESTA DI UNIRSI A NOI):

http://xanthippe.splinder.com/post/25770446/addio-mio-amato

http://poesiaprosaspontanea.splinder.com/post/25770443/post

http://blogcalciomercato.splinder.com/post/25770440/un-blog-personale

http://erikabar.splinder.com/post/25770402/ciao

http://inattuali.splinder.com/post/25770420/allora-si-chiude

http://fiorellasenzaradici.splinder.com/post/25770423/addio-splinder

http://kymmasgrafica.splinder.com/post/25770424/ultimo-post-su-splinder

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Libero Grassi, 20 anni fa.

Posted by pedjolo su 31 agosto 2011

Libero Grassi (link notizia)

Se penso a quanto poco basterebbe perché i giganti, come Grassi è stato (ed è tuttora!), non fossero lasciati soli.

Io sono il primo colpevole, perché non sono fisicamente presente lì, dove loro non indietreggiano e dove accadono alcune tra le più indicibili bassezze che il genere umano abbia mai concepito; non sono lì a far da scudo umano per evitare che la loro vita venga meno, magari insieme ad altre migliaia, milioni, di persone che si stringono a corazza intorno a questi cuori pulsanti drittezza morale.

La mafia è una cosa, la mafiosità dei comportamenti ne è la madre.

Ogni giorno dobbiamo combattere lei, la madre, evitare che si annidi in ciò che ci circonda e, ancora di più, dentro di noi.

Nella memoria di tutti i libero grassi, con la speranza di avere davvero il coraggio di difenderli, e non solo a parole o con nobili concetti.

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