metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for the ‘riflessioni’ Category

e-Lezioni

Posted by pedjolo su 30 Maggio 2022

Ho accettato con un po’ di scetticismo la proposta di candidatura come consigliere comunale, in vista delle elezioni amministrative del prossimo 12 giugno. Per una serie di motivi e pensieri.

Adesso (e ogni giorno di più) la convinzione intorno a questa scelta si è fatta più forte. E ne sono contento; mi spendo – a volte con fatica – ma ricevo, in cambio, molta soddisfazione. Sia per aver incontrato strepitosi compagni e compagne di viaggio, sia per le nuove informazioni e, spero, capacità, di cui far tesoro.

Sentire e leggere parole di sostegno da parte di tanti, poi, è la proverbiale ciliegina posta in cima alla torta. Anche se, lo ammetto, mi resta indigesto il “fare politica da tastiera”, con slogan, condivisioni e reazioni. Facile e accattivante, quanto distante ed escludente (perché non tutti hanno profili online, applicazioni o pc). Lo strumento – tale deve rimanere – della comunicazione via web, non può divenire il fine o la meta dell’opera di informazione e coinvolgimento.

Parlare alle persone mettendoci la faccia, percorrere a piedi il centro cittadino in pieno fermento elettorale (a volte eccessivo), aprire la sede e sistemarla per la giornata che verrà, sono rituali apparentemente di scarso rilievo. Ma questa, per quanto mi riguarda, è la dimensione reale su cui lavorare per riportare i temi ed i programmi ad un livello di interesse pubblico dignitoso, per una comunità che si possa ritrovare in termini di partecipazione e impegno.

Ritengo che tutte e tutti, candidate e candidati, volontarie e volontari, donne e uomini desiderosi di ricevere indicazioni, dovrebbero passare dalla sede del comitato elettorale che più li rappresenta, a cui si sentono più vicini. Da una lista di nomi o da una semplice domanda, possono innescarsi una conversazione ed un confronto molto costruttivi, utili a tutti gli interlocutori.

Molto meglio di un pollice in sù!

Posted in elezioni, internet, politica, riflessioni, voltapagina | Leave a Comment »

Quaranten(n)e.

Posted by pedjolo su 28 febbraio 2021

Bon, quanto è passato…

E in tutto questo tempo, il sistema ha continuato a fare il sistema. Poi, uno dice che invecchia…

Ma, è indubbio, se la prospettiva fosse quella di invecchiare in uno scenario – almeno – differente, forse sarebbe essa stessa quasi un auspicio.

Quando i benauguranti striscioni a tinte arcobaleno misto tricolore, svolazzavano dai terrazzi di varie abitazioni, rassicurandoci sul fatto che tutto sarebbe andato bene, mi venne in mente di quanto tempo fosse stato necessario perché si rivedessero quei sette colori, inflazionati – secondo alcuni – al tempo delle bandiere che denunciavano le guerre ed inneggiavano alla pace.

Proprio oggi, in un angolo del mio terrazzo, ho prestato soccorso alla mia vetusta bandiera pacifista che intanto se la stava vedendo non con i venti di guerra ma con vere raffiche a trenta nodi. È sempre là, in mostra, consapevole che andrà tutto bene, se, magari, l’impegno a far del proprio meglio diventerà diffuso. Oltre gli slogan. Che tanto incantano e a cui sembra ci sia in giro una spasmodica voglia di credere.

Lo stesso sistema che annichiliva la bandiera rainbow, rinfacciandole la sua natura politicizzata (magari), perché era l’icona pop di chi chiedeva qualcosa di umanamente controllabile e quindi possibile, la fine dei conflitti armati e delle invasioni barbare, ecco, quello stesso sistema che affibbiava le sue etichette, dall’utopista al naif, svilendo il messaggio di quella bandiera e accostandolo a qualcosa di irrealizzabile, oggi accetta e sdogana tutti e sette quei colori e, con la protervia che lo caratterizza, li fa suoi perché funzionali al suo scopo: trasmettere un messaggio di controllo e gestione del caos. La certezza è che il fenomeno sarà controllato, gestito, incanalato e inquadrato entro certi limiti.

Riassumendo: un simbolo che rappresenti la richiesta di denunciare o interrompere ciò che è stato pianificato per interesse, potere o denaro, è una favoletta. Se, quello stesso logo, incarna il desiderio di controllare quello che imprevedibili fenomeni su scala globale generano, è non soltanto auspicabile ma addirittura fattibile.

Dipende da cosa sventola in terrazza.

TG Balcone augura, a tutti, un buon proseguimento di quarantena.

Posted in informazione pilotata, riflessioni, salute, stop, tv | Leave a Comment »

Macerata e la banalità del male

Posted by pedjolo su 5 febbraio 2018

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/03/macerata-forza-nuova-difende-lautore-della-sparatoria-pieno-sostegno-a-luca-traini/4134933/?-alerts#25870305

2 giorni fa
Che si sciolga subito Forza Nuova e tutte le altre forze politiche che da anni stanno seminando odio e razzismo portando a stragi di innocenti.
|
Rispondi

Segui |

Francois Pesce Andrea D’Ambra

2 giorni fa
GIusto. Aggiungo che, personalmente, non riesco a tollerare questa ipocrisia – schieramenti di favorevoli e di contrari – che, “quando ci scappa il morto” (in senso nemmeno troppo metaforico), divampa e serpeggia ovunque. Semmai ci fosse il bisogno di ricordarlo agli smemorati, questi assembramenti rigurgitanti ideali anacronistici (e, totalmente di facciata: vorrei chiedere a questi intellettuali che millantano di teorizzare “il fascismo del terzo millennio” e un razzismo legalizzato, di che marca abbiano il cellulare e dove vengano prodotte le scarpe che ospitano i loro ariani piedi), esistono e si ritrovano anche il giorno precedente a questi atti di terrore (si legga TERRORISMO, nel VERO significato del termine). Dove sta il potere di uno stato che dovrebbe tutelare le diversità e favorire l’integrazione, oltre a dover ripudiare guerra e fascismo? Il commento qui sopra, è il più ovvio, naturalmente, e il più condivisibile. Ma siamo lontani, perché bisogna percorrere a ritroso il processo che ha portato uno sciagurato, frustrato, di 28 anni a perdere la testa. Le politiche sociali devono essere in grado di intercettare questi menomati mentali, pericolosi per loro stessi e per gli altri che gli stanno intorno. Siano essi blu, verdi, neri, rossi o rosa. Solidarietà a chi è stato ferito e a chi ha avuto paura. Resto in attesa che qualche sostenitore del folle gesto mi risponda su provenienza dei propri telefono e scarpe. Francois Pesce, pe-sce@tiscali.it.
|
Rispondi

Segui |

annamariazerbi Francois Pesce

un giorno fa
Finalmente un commento come si deve!! Grazie.
|
Rispondi

Segui |

Francois Pesce Francois Pesce

28 minuti fa
Il commento è in attesa di moderazione
Grazie a te, ho buttato fuori ciò che penso di questa vicenda, ennesima, inaccettabile. E delle, ennesime, inaccettabili reazioni che con troppa facilità scioriniamo su un mezzo impersonale come il metamondo di internet. Ho il pallino per questa cosa, ci ho fatto una tesi di laurea e non mi riterrò soddisfatto finché non sentirò di aver fatto qualcosa per arginare (provare a) questa caduta verticale comunicativa. Ad ogni modo, invito tutti e, prima ancora, me stesso, a confrontarci in piazza, anziché chiuderci nel vuoto delle nostre vite “social”.
iumberto07@libero.it Francois Pesce

2 giorni fa
Commento superbo! Una testa pensante. Complimenti.
|
Rispondi

Segui |

Francois Pesce Francois Pesce

33 minuti fa
Il commento è in attesa di moderazione
Boh, ti ringrazio ma… si fa il possibile, iumberto, penso di aver esternato ciò che la vita mi ha insegnato: rispetto, uguaglianza, promozione dei diritti umani e della nonviolenza. Speriamo possa servire.

Posted in diritti al rovescio, guerra merda del mondo, informazione pilotata, riflessioni, xenofobia | Leave a Comment »

Barricate

Posted by pedjolo su 12 dicembre 2014

In mezzo agli ultimi, io ho i miei amici.

Tra quelli che voi chiamate negri, io ho il colore delle mie giornate.

Negli occhi a mandorla, io immagino orizzonti diversi e paesaggi lontani, storie di realtà schietta, asciutta, inquieta.

Quello che voi additate come un untore da rispedire al mittente, ha di contro il mio ascolto.

La vostra xenofobia è cieca, come ciechi sono i vostri comportamenti paurosi e disperati, partoriti nel grembo dell’insicurezza e dell’odio verso altri come voi, poveri, incerti, disoccupati.

Siete gli allocchi migliori che si possano trovare, capaci di fare quadrato oggi contro il nemico di cui solo domani si fornirà l’identikit. Vittime, ma anche carnefici, avallatori di guerre con la vostra omertosa ignoranza. Guerre sparate, guerre di paure, guerre di espressioni schifate e diffidenti.

Giustizialisti legalitari ingordi di merda televisiva coi vostri tolc scio’. Beee beee.

Ai vostri travasi di bile e alle vostre frustrazioni, oppongo un solo sorriso, potente rimedio naturale alle vostre costruzioni, fantasiose e anacronistiche in ogni era.

Con un po’ di ossigeno alle vostre cellule cerebrali, svenute e svendute da tempo, sareste capaci di leggere la storia e improvvisamente sentireste voi il senso di isolamento, di minoranza, immersi nelle vostre ridicole convinzioni e incapaci di farvi cullare dall’onda dell’evoluzione e dell’empatia, per voi tsunami apocalittico.

Posted in guerra merda del mondo, informazione pilotata, riflessioni, scrivere, stop, xenofobia | 2 Comments »

Cinismo

Posted by pedjolo su 7 giugno 2014

Brutta storia, il cinismo.
Specie se lo unisco a un non so che di senile incapacità di intendere, di carpire l’importanza di un momento e la delicatezza di un fiore a cui resta l’ultimo petalo di speranza, vacillante.
Sbalorditiva la freddezza, il coraggio di intraprendere i sentieri del dimenticare, del voltare le spalle nelle situazioni in cui qualcosa dovrebbe ingigantirle, per facilitare l’attracco a chi ne abbia bisogno.
Resto così, senza nemmeno il bisogno e la voglia di sbattere i pugni sulla superficie del tavolo, meno liscia e piatta di certi elettrocardiogrammi.

Posted in riflessioni | Leave a Comment »

Articolo un(ic)o.

Posted by pedjolo su 17 ottobre 2013

(pubblicato su www.losnodo.net)

“Mi rifiuto di vivere in un paese così. E non me ne vado” (Michael Moore, “Capitalism: a love story”).

L’Italia è una terra democratica fondata sull’uguaglianza che tutela la vita. Le libertà e i diritti umani inalienabili e fondamentali appartengono a tutte le persone che si trovino sul suo territorio, senza eccezione alcuna.
L’Italia, è una e tante, è molte cose insieme. L’Italia sono tante persone. In Italia, la parola “razza” non suscita interesse in nessuno, nemmeno tra i cani.

L’Italia cittadina, non abolirebbe una legge xenofoba e retrograda. L’Italia politica, non abolirebbe una legge xenofoba e retrograda. L’Italia cittadina e l’Italia politica, non farebbero mai entrare in vigore una legge xenofoba e retrograda, mai.

L’Italia difende i negri, i finocchi, i poveracci, i clochard. L’Italia fa di tutto perché nessuno muoia nel suo Mediterraneo; l’Italia sa che non dormirebbe la notte se dei bimbi morissero in quel mare; l’Italia piangerebbe, piangerebbe… e si mette a piangere anche ora, al solo pensiero.

L’Italia è nel Poliambulatorio di Palermo di Emergency. L’Italia è il ricordo della criniera rossa e riccia di Teresa Sarti.

L’Italia abbraccia chi arriva dal mare, non lo prende a calci nel culo; non si domanda da dove vengano quei viaggiatori, ma cerca di leggere cosa abbiano visto tutti quegli occhi. L’Italia se ne infischia delle cittadinanze, l’Italia chiede solo come ti chiami e come stai; l’Italia ritiene la migrazione un arricchimento, non una piaga. L’Italia, vuole che la migrazione non derivi da disperazione, ma da scelte libere.

L’Italia, per un sessantamilionesimo, è Don Luigi Ciotti.

L’Italia s’incazza, dio come s’incazza l’Italia. S’incazza di brutto quando provi ad approfittarti di lei, cioè delle persone che la costituiscono; e quando s’incazza, non imbraccia armi, ma prende in mano un libro di Don Lorenzo Milani, riascolta Pietro Calamandrei e poi guarda le foto dei bombardamenti che la rasero al suolo nel novecento, legge la lista dei morti per mafia, si ricorda il Vajont e L’Aquila. Cazzo come s’incazza l’Italia! E questo le dà forza, la fa sentire come una montagna e, invece di abbatterla, la fa rialzare sempre.

L’Italia ha deciso di difendere anche gli onesti e si batte ogni giorno contro l’assassinio perpetrato da finte istituzioni democratiche. L’Italia non spara a Don Pino Puglisi.

L’Italia difende e rincuora quelli che, se manca qualcosa in cassa a fine giornata, ce lo rimettono loro.

L’Italia ripudia le differenze sociali come strumento di selezione durante i colloqui di lavoro.

L’Italia investe risorse nella ricerca delle idee, degli sviluppi sociali; insegna a se stessa, cioè alle persone che la costituiscono, la natura puramente virtuale del denaro.

L’Italia ritiene un’offesa alla dignità mondiale, la guerra e la discriminazione e le debella con l’istruzione e l’educazione. L’Italia, se sbaglia, impara e migliora, tirando sempre su la testa.

In effetti, all’Italia non serve a nulla la Costituzione, è già costituita bene così.

Posted in diritti al rovescio, emergency, guerra merda del mondo, informazione pilotata, ndrangheta, nonviolenza, omertà, omicidi sul lavoro, omosessualità, politica, riflessioni, scrivere, stop, xenofobia | 2 Comments »

Terremoto

Posted by pedjolo su 26 gennaio 2013

terremoto è uno stato di cose, è uno stile di vita, è la linea da seguire. massacratemi e fatemi sanguinare, con una foto. tenetemi sveglio nel cuore della notte, con le orbite ormai troppo piccole per i miei stanchi e tristi occhi.

voglio il mio spazio, voglio aggrapparmi e salire su, verso un livello più alto e migliore. ti ho visto, so chi sei, tu che ora sei quello che mi ha portato via il mio cielo, che hai commesso un’ingiustizia vigliacca. ti ho visto, so chi sei, tu che dovrei odiare e che spero solo possa rendere quel cielo luminoso. il mio forse tornerà, molto più verosimilmente avrà altre tonalità.

le lacrime amare ormai sono pronte, quelle in prima fila aspettano soltanto lo sparo della pistola caricata a colpi di emotività. poi sarà un’emorragia, un fiume d’acqua salata, salatissima, pronto a partorire tanti rigagni sull’irregolarità del volto che convergeranno verso un nuovo punto d’unione, prima del salto e del distacco.

ho capito che devo provare, scrivere e provare, esercitarmi e scrivere, provare ed esercitarmi. tra l’amore fresco, l’amore passato e l’amore grondante dolore, queste sono le notturne riflessioni di un cuore più che infranto, terremotato. la gola, le vie respiratorie, sono loro le portatrici silenziose dell’angoscia, del panico, del terreno che diventa friabile.

ma almeno so, conosco un nuovo aspetto e ne prendo piena consapevolezza. devo sbagliare, lo preferisco nettamente, e devo farlo toccando con mano: preferisco annoiarmi per una nuova, inesplorata meta, piuttosto che restare con angosce e rimpianti per non aver tentato

Posted in riflessioni, scrivere | 3 Comments »

Venti tredici

Posted by pedjolo su 23 gennaio 2013

Buoni propositi per l’anno quasi nuovo:

– lavorare a 800 euro al mese part time

– ricevere il contributo “Giovani sì” dalla Regione Toscana per prendere casa in affitto

– trovare coinquilino/a/i/e con cui (con)dividere il tutto

– andare a Firenze a riprendere in mano il percorso universitario e scrivere la tesi

– recuperare il mio pc e dare una veste accettabile a questo scalcinato blog

– smetterla con le montagne russe e trovare una stabilità interiore!

Fatto questo, posso anche dedicarmi alla messa in sicurezza del mondo…

Posted in riflessioni, voltapagina | Leave a Comment »

La relatività del male – parte 2

Posted by pedjolo su 14 ottobre 2012

Non importa mai se ciò che incalza sia positivo o negativo. La sua natura ha un peso marginale e influenza quasi zero lo stato d’animo di chi si trovi ad esserne investito. Investito da cosa? Da una sensazione. Da un rumore. Da un’idea. Da uno sbalzo d’umore nel cuore della notte. Il vero problema risiede nella mancanza di condivisione, nell’assenza di somiglianza tra il sentire di qualcuno e quello di un’altra persona.

Non faceva freddo, ma neppure era gradevole la temperatura. Tutto era ovattato, fermo. Un istante di silenzio, poi nel successivo poteva crollare il mondo, con un fragore che sarebbe stato eterno ed indelebile. Credere che i propri pensieri siano quelli giusti, corrispondano al vero, è paragonabile alla convinzione che il biglietto fortunato sia proprio quello capitato nelle tue mani; non puoi non sperare, ma nemmeno lasci all’illusione un ruolo primario, capace di creare aspettative deleterie. Le aspettative non sono certo quelle che eviti di costruire nella tua mente di fronte a pensieri negativi; al massimo, in questo caso si parla di timori.

Il timore che per una volta sia stato il sesto senso ad avere ragione, di fronte alla montagna di razionalità alla quale restare devoti in ogni istante della vita, si faceva sempre più forte. Ma poi subiva un processo inverso, grazie alla dose di coraggioso ottimismo che alberga nel cuore di chi si renda conto di doversela cavare con le proprie forze.

Non può che essere un abbaglio, non può che essere un abbaglio!

Non è stato un abbaglio. Purtroppo, quello stesso cielo, quella stessa temperatura, quel silenzio imbarazzante, abbassarono inesorabilmente il loro sguardo e non dissero niente, non dettero più segnali, con ben più pudore della incalzante situazione, intrisa di assurdità, menzogna, ingiustizia. Era semplicemente irreale. Iniziò a farsi pesante l’aria, carica di panico e voglia di riprendere contatto con lo stato di veglia, immediatamente. Ma non era un incubo. O sì, dipende dai punti di vista. Era l’inizio dello scorrere accelerato della biglia che rotoli giù sempre più rapida, fino ad essere inarrestabile.

Stavamo a quel punto. Oramai, l’andamento del perfettamente rotondo oggetto in questione, era diventato inesorabile.

Posted in riflessioni | 1 Comment »

La relatività del male – parte 1

Posted by pedjolo su 4 ottobre 2012

Quella notte, i chilometri erano lunghissimi; sembrava che in ogni frammento di strada, il più piccolo che occhio umano potesse distinguere, ci fossero bivi e dubbi, impregnati di paura. Tutto era complicato, tutto era una prova. Stava incalzando qualcosa, qualcosa. E intanto, l’inutilità e l’insensatezza di un gesto, soffocavano l’intorno, appesantendolo e preparandolo all’implosione.

Stava incalzando qualcosa. Le scarpe andavano allacciate, era così macchinoso farlo. Erano rosse e quasi nuove. Avrebbero rappresentato, a breve, una delle tante immagini indelebili e angoscianti di quella notte. Passarono due ore. Cristo! Due ore per allacciarsi due scarpe; la luce era stanca sopra la testa e l’orologio segnava un certo punto della notte profonda. Fu un attimo a far cambiare tutto, chissà perché. La decisione fu presa.

Qualcosa di potente e in rapida espansione stava incalzando. Le scarpe, l’asfalto, le luci che lottavano con il buio per non farsi definitivamente inghiottire. Ore e ore di attesa di disobbedienza silenziosa nei confronti di quell’oscurità, finché il giorno non avesse fatto tirare  loro il fiato prima dell’imbrunire successivo. La stanchezza era come il buio, veniva tenacemente fronteggiata e tenuta lontana. Quanta piccolezza di fronte ad avversari così enormi.

Ma stava incalzando qualcosa, qualcosa di preoccupante e simili perplessità non potevano essere nemmeno concepite. C’era da capire cosa fosse quel qualcosa, quale fosse la natura di quell’incalzante ondata emozionale, quale forma avrebbe assunto.

Posted in riflessioni | Leave a Comment »