metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for the ‘riflessioni’ Category

Barricate

Posted by pedjolo su 12 dicembre 2014

In mezzo agli ultimi, io ho i miei amici.

Tra quelli che voi chiamate negri, io ho il colore delle mie giornate.

Negli occhi a mandorla, io immagino orizzonti diversi e paesaggi lontani, storie di realtà schietta, asciutta, inquieta.

Quello che voi additate come un untore da rispedire al mittente, ha di contro il mio ascolto.

La vostra xenofobia è cieca, come ciechi sono i vostri comportamenti paurosi e disperati, partoriti nel grembo dell’insicurezza e dell’odio verso altri come voi, poveri, incerti, disoccupati.

Siete gli allocchi migliori che si possano trovare, capaci di fare quadrato oggi contro il nemico di cui solo domani si fornirà l’identikit. Vittime, ma anche carnefici, avallatori di guerre con la vostra omertosa ignoranza. Guerre sparate, guerre di paure, guerre di espressioni schifate e diffidenti.

Giustizialisti legalitari ingordi di merda televisiva coi vostri tolc scio’. Beee beee.

Ai vostri travasi di bile e alle vostre frustrazioni, oppongo un solo sorriso, potente rimedio naturale alle vostre costruzioni, fantasiose e anacronistiche in ogni era.

Con un po’ di ossigeno alle vostre cellule cerebrali, svenute e svendute da tempo, sareste capaci di leggere la storia e improvvisamente sentireste voi il senso di isolamento, di minoranza, immersi nelle vostre ridicole convinzioni e incapaci di farvi cullare dall’onda dell’evoluzione e dell’empatia, per voi tsunami apocalittico.

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Cinismo

Posted by pedjolo su 7 giugno 2014

Brutta storia, il cinismo.
Specie se lo unisco a un non so che di senile incapacità di intendere, di carpire l’importanza di un momento e la delicatezza di un fiore a cui resta l’ultimo petalo di speranza, vacillante.
Sbalorditiva la freddezza, il coraggio di intraprendere i sentieri del dimenticare, del voltare le spalle nelle situazioni in cui qualcosa dovrebbe ingigantirle, per facilitare l’attracco a chi ne abbia bisogno.
Resto così, senza nemmeno il bisogno e la voglia di sbattere i pugni sulla superficie del tavolo, meno liscia e piatta di certi elettrocardiogrammi.

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Articolo un(ic)o.

Posted by pedjolo su 17 ottobre 2013

(pubblicato su www.losnodo.net)

“Mi rifiuto di vivere in un paese così. E non me ne vado” (Michael Moore, “Capitalism: a love story”).

L’Italia è una terra democratica fondata sull’uguaglianza che tutela la vita. Le libertà e i diritti umani inalienabili e fondamentali appartengono a tutte le persone che si trovino sul suo territorio, senza eccezione alcuna.
L’Italia, è una e tante, è molte cose insieme. L’Italia sono tante persone. In Italia, la parola “razza” non suscita interesse in nessuno, nemmeno tra i cani.

L’Italia cittadina, non abolirebbe una legge xenofoba e retrograda. L’Italia politica, non abolirebbe una legge xenofoba e retrograda. L’Italia cittadina e l’Italia politica, non farebbero mai entrare in vigore una legge xenofoba e retrograda, mai.

L’Italia difende i negri, i finocchi, i poveracci, i clochard. L’Italia fa di tutto perché nessuno muoia nel suo Mediterraneo; l’Italia sa che non dormirebbe la notte se dei bimbi morissero in quel mare; l’Italia piangerebbe, piangerebbe… e si mette a piangere anche ora, al solo pensiero.

L’Italia è nel Poliambulatorio di Palermo di Emergency. L’Italia è il ricordo della criniera rossa e riccia di Teresa Sarti.

L’Italia abbraccia chi arriva dal mare, non lo prende a calci nel culo; non si domanda da dove vengano quei viaggiatori, ma cerca di leggere cosa abbiano visto tutti quegli occhi. L’Italia se ne infischia delle cittadinanze, l’Italia chiede solo come ti chiami e come stai; l’Italia ritiene la migrazione un arricchimento, non una piaga. L’Italia, vuole che la migrazione non derivi da disperazione, ma da scelte libere.

L’Italia, per un sessantamilionesimo, è Don Luigi Ciotti.

L’Italia s’incazza, dio come s’incazza l’Italia. S’incazza di brutto quando provi ad approfittarti di lei, cioè delle persone che la costituiscono; e quando s’incazza, non imbraccia armi, ma prende in mano un libro di Don Lorenzo Milani, riascolta Pietro Calamandrei e poi guarda le foto dei bombardamenti che la rasero al suolo nel novecento, legge la lista dei morti per mafia, si ricorda il Vajont e L’Aquila. Cazzo come s’incazza l’Italia! E questo le dà forza, la fa sentire come una montagna e, invece di abbatterla, la fa rialzare sempre.

L’Italia ha deciso di difendere anche gli onesti e si batte ogni giorno contro l’assassinio perpetrato da finte istituzioni democratiche. L’Italia non spara a Don Pino Puglisi.

L’Italia difende e rincuora quelli che, se manca qualcosa in cassa a fine giornata, ce lo rimettono loro.

L’Italia ripudia le differenze sociali come strumento di selezione durante i colloqui di lavoro.

L’Italia investe risorse nella ricerca delle idee, degli sviluppi sociali; insegna a se stessa, cioè alle persone che la costituiscono, la natura puramente virtuale del denaro.

L’Italia ritiene un’offesa alla dignità mondiale, la guerra e la discriminazione e le debella con l’istruzione e l’educazione. L’Italia, se sbaglia, impara e migliora, tirando sempre su la testa.

In effetti, all’Italia non serve a nulla la Costituzione, è già costituita bene così.

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Terremoto

Posted by pedjolo su 26 gennaio 2013

terremoto è uno stato di cose, è uno stile di vita, è la linea da seguire. massacratemi e fatemi sanguinare, con una foto. tenetemi sveglio nel cuore della notte, con le orbite ormai troppo piccole per i miei stanchi e tristi occhi.

voglio il mio spazio, voglio aggrapparmi e salire su, verso un livello più alto e migliore. ti ho visto, so chi sei, tu che ora sei quello che mi ha portato via il mio cielo, che hai commesso un’ingiustizia vigliacca. ti ho visto, so chi sei, tu che dovrei odiare e che spero solo possa rendere quel cielo luminoso. il mio forse tornerà, molto più verosimilmente avrà altre tonalità.

le lacrime amare ormai sono pronte, quelle in prima fila aspettano soltanto lo sparo della pistola caricata a colpi di emotività. poi sarà un’emorragia, un fiume d’acqua salata, salatissima, pronto a partorire tanti rigagni sull’irregolarità del volto che convergeranno verso un nuovo punto d’unione, prima del salto e del distacco.

ho capito che devo provare, scrivere e provare, esercitarmi e scrivere, provare ed esercitarmi. tra l’amore fresco, l’amore passato e l’amore grondante dolore, queste sono le notturne riflessioni di un cuore più che infranto, terremotato. la gola, le vie respiratorie, sono loro le portatrici silenziose dell’angoscia, del panico, del terreno che diventa friabile.

ma almeno so, conosco un nuovo aspetto e ne prendo piena consapevolezza. devo sbagliare, lo preferisco nettamente, e devo farlo toccando con mano: preferisco annoiarmi per una nuova, inesplorata meta, piuttosto che restare con angosce e rimpianti per non aver tentato

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Venti tredici

Posted by pedjolo su 23 gennaio 2013

Buoni propositi per l’anno quasi nuovo:

– lavorare a 800 euro al mese part time

– ricevere il contributo “Giovani sì” dalla Regione Toscana per prendere casa in affitto

– trovare coinquilino/a/i/e con cui (con)dividere il tutto

– andare a Firenze a riprendere in mano il percorso universitario e scrivere la tesi

– recuperare il mio pc e dare una veste accettabile a questo scalcinato blog

– smetterla con le montagne russe e trovare una stabilità interiore!

Fatto questo, posso anche dedicarmi alla messa in sicurezza del mondo…

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La relatività del male – parte 2

Posted by pedjolo su 14 ottobre 2012

Non importa mai se ciò che incalza sia positivo o negativo. La sua natura ha un peso marginale e influenza quasi zero lo stato d’animo di chi si trovi ad esserne investito. Investito da cosa? Da una sensazione. Da un rumore. Da un’idea. Da uno sbalzo d’umore nel cuore della notte. Il vero problema risiede nella mancanza di condivisione, nell’assenza di somiglianza tra il sentire di qualcuno e quello di un’altra persona.

Non faceva freddo, ma neppure era gradevole la temperatura. Tutto era ovattato, fermo. Un istante di silenzio, poi nel successivo poteva crollare il mondo, con un fragore che sarebbe stato eterno ed indelebile. Credere che i propri pensieri siano quelli giusti, corrispondano al vero, è paragonabile alla convinzione che il biglietto fortunato sia proprio quello capitato nelle tue mani; non puoi non sperare, ma nemmeno lasci all’illusione un ruolo primario, capace di creare aspettative deleterie. Le aspettative non sono certo quelle che eviti di costruire nella tua mente di fronte a pensieri negativi; al massimo, in questo caso si parla di timori.

Il timore che per una volta sia stato il sesto senso ad avere ragione, di fronte alla montagna di razionalità alla quale restare devoti in ogni istante della vita, si faceva sempre più forte. Ma poi subiva un processo inverso, grazie alla dose di coraggioso ottimismo che alberga nel cuore di chi si renda conto di doversela cavare con le proprie forze.

Non può che essere un abbaglio, non può che essere un abbaglio!

Non è stato un abbaglio. Purtroppo, quello stesso cielo, quella stessa temperatura, quel silenzio imbarazzante, abbassarono inesorabilmente il loro sguardo e non dissero niente, non dettero più segnali, con ben più pudore della incalzante situazione, intrisa di assurdità, menzogna, ingiustizia. Era semplicemente irreale. Iniziò a farsi pesante l’aria, carica di panico e voglia di riprendere contatto con lo stato di veglia, immediatamente. Ma non era un incubo. O sì, dipende dai punti di vista. Era l’inizio dello scorrere accelerato della biglia che rotoli giù sempre più rapida, fino ad essere inarrestabile.

Stavamo a quel punto. Oramai, l’andamento del perfettamente rotondo oggetto in questione, era diventato inesorabile.

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La relatività del male – parte 1

Posted by pedjolo su 4 ottobre 2012

Quella notte, i chilometri erano lunghissimi; sembrava che in ogni frammento di strada, il più piccolo che occhio umano potesse distinguere, ci fossero bivi e dubbi, impregnati di paura. Tutto era complicato, tutto era una prova. Stava incalzando qualcosa, qualcosa. E intanto, l’inutilità e l’insensatezza di un gesto, soffocavano l’intorno, appesantendolo e preparandolo all’implosione.

Stava incalzando qualcosa. Le scarpe andavano allacciate, era così macchinoso farlo. Erano rosse e quasi nuove. Avrebbero rappresentato, a breve, una delle tante immagini indelebili e angoscianti di quella notte. Passarono due ore. Cristo! Due ore per allacciarsi due scarpe; la luce era stanca sopra la testa e l’orologio segnava un certo punto della notte profonda. Fu un attimo a far cambiare tutto, chissà perché. La decisione fu presa.

Qualcosa di potente e in rapida espansione stava incalzando. Le scarpe, l’asfalto, le luci che lottavano con il buio per non farsi definitivamente inghiottire. Ore e ore di attesa di disobbedienza silenziosa nei confronti di quell’oscurità, finché il giorno non avesse fatto tirare  loro il fiato prima dell’imbrunire successivo. La stanchezza era come il buio, veniva tenacemente fronteggiata e tenuta lontana. Quanta piccolezza di fronte ad avversari così enormi.

Ma stava incalzando qualcosa, qualcosa di preoccupante e simili perplessità non potevano essere nemmeno concepite. C’era da capire cosa fosse quel qualcosa, quale fosse la natura di quell’incalzante ondata emozionale, quale forma avrebbe assunto.

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Quantificazione di un confine…

Posted by pedjolo su 2 settembre 2012

Sì, certo, come se nulla fosse! Tornare a scrivere qualcosa, dopo così tanto tempo, e non doversi giustificare…. In effetti, è ciò che potrei fare.

Ne sono successe tante. Ma di fatto, poi, se ci penso, valutando bene, considerando tutto, il mondo gira ancora nel medesimo verso; i fiori sbocciano e vivono l’effimero attimo di colore che a loro è riservato da sempre; gli anni trascorrono; la notte e il giorno non consentono di capire chi insegua chi. Insomma, tutto come prima. O quasi.

Ciò che ha stravolto la mia vita recente ha poco interesse per i più, direi quasi niente. Ecco, quello è il mio target: giungere all’aver metabolizzato tutto quello che ho visto e provato. Farlo mio, riuscire a percepirne le dimensioni, i confini, in modo da poterlo sorvegliare e, pian piano, addomesticare a piacimento – moderatamente sadico – del sottoscritto.

Ciò che forse accadrà e che risulta essere utile al fine di comprendere perché scriva di questo sul mio blog, è l’ipotetico cambiamento che potrebbe interessare questo spazio. Quando, nell’aprile del 2006, nacque Tuttoblog (nostalgia nostalgia canaglia), non avrei mai pensato di trasformarlo, un giorno, in un raccoglitore di scritti, di produzioni personali, di parole smielate o incazzate a seconda dell’umore. Questo perché, erroneamente, credevo non fosse il mio obiettivo. Avevo torto marcio.

Ho comprato un armadio dove riporre tutti i miei sogni, perché il proverbiale cassetto ha iniziato a starmi stretto da tempo. Il guaio è che, spesso, molto spesso, queste ambizioni fuoriescono, tanto ingombrante è la loro presenza, cadendo in terra, intrecciandosi e mischiandosi… E tutto appare come un misto di desideri sbiaditi, difficili da decodificare.

Tra questi, ce n’è uno che silenziosamente è sempre rimasto in disparte, puro e nitidissimo. La volontà non tanto di scrivere, quanto di cimentarmi con la scrittura, capire se e fin dove possa osare.

Forse, approfittando di tutto questo continuo divenire e con in mente l’idea di voler cercare uno spazio solo mio, ho l’occasione di liberare un angolo di armadio…

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I capponi di Renzo

Posted by pedjolo su 11 marzo 2012

Grazie a Paolo di ambientesulweb.wordpress.com mi sono letto ciò che ha scritto Saviano sulle possibili, cioè probabili, cioè sicure, infiltrazioni mafiose che interesseranno la TAV Torino – Lione. Cioè, in realtà non mi sono letto proprio tutto perché la mia attenzione è stata catturata dai commenti a quell’articolo…

Saviano fa schifo

Saviano non parla dei massoni

Avete scoperto l’acqua calda

È un predicatore che schifo con tutto il cuore

Lui è parte del problema

Un bischero o semplicemente uno un po’ disattento può stupirsi o non credere a quanto scritto. Invece, chiunque sia un minimo informato e tenga gli occhi aperti, arriva a fare questa associazione di fenomeni. Lasciamo da parte i facili commenti “si sa”, “è così”, “sai che novità…” e simili. Pensiamo piuttosto a smettere di poltrire. Ma quanto potrà mai volerci? Sveglia! Dipende solo da noi, intendendo con NOI la moltitudine, la maggioranza, o – più romanticamente – il popolo; dipende da noi in tutti quei gesti che facciamo ogni giorno e che danno credito e forza a quella che potremmo chiamare casta, impero, fortino, potere forte… Diamole l’appellativo che vogliamo, resta banalmente una forma di ingiustizia oligarchica che pochi vogliono per forza imporre ai più. E chi non la dovesse volere, deve attivarsi, ha il diritto e l’obbligo morale di inquadrare il fine da raggiungere ed elaborare i mezzi più efficaci – e nonviolenti – per conseguirlo.L’obiettivo finale, ad esempio con la faccenda vergognosa della TAV, è ottenere un referendum democratico in cui la cittadinanza interessata da questi lavori possa essere chiamata in causa ed esprimersi; se l’espressione popolare dice SÌ, la TAV si fa, in caso contrario si smantella e si va a casa, elegantemente, dimostrando di aver realmente ascoltato il popolo, la base. Ma per arrivare a quell’obiettivo, a quel traguardo, è necessaria la immediata, minuziosa, intransigente devozione di tutti. Una devozione che è amore per la propria comunità, per il paese, per la libertà di essere tutti uguali. E, a un livello superiore, è l’espressione massima della comprensione del significato di “tessuto sociale”. Deve soccombere qualsiasi altra percezione individualista, l’uomo – da animale sociale – non può permettersi errori del genere.

Aggiungo solo che mi viene da sorridere amaramente nel leggere la fattura dei commenti a questo articolo: ci sono utenti che devono far sapere che, quanto letto, è – sarcasticamente – equivalente alla scoperta dell’acqua calda, del nulla cioè.
C’è un problema enorme, sollevato da una persona e… ci fermiamo allo scontro tra tifoserie, ci fermiamo a scrivere che Saviano è qualunquista, fa schifo, eccetera. Non riesco più a stupirmi di una classe dirigente che fa della nostra ignoranza il suo più fido alleato. Si scrive di TAV, di mafia, di criticità legate ad una realizzazione che sta distruggendo l’ambiente circostante e che cosa siamo in grado di rispondere? Scemenze. Anzi, stronzate! Nessuna proposta, niente di empaticamente vicino al problema. Come due serial killer che cercano di apparire l’uno migliore dell’altro agli occhi del giudice, ognuno giustificandosi e dicendo di aver ucciso meno persone dell’altro. Bravi, continuiamo verso il baratro! Qualcuno ricorda i capponi di Renzo? Ne siamo la drammatica realizzazione.

 

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Scalfaro: Contro gli equidistanti

Posted by pedjolo su 10 febbraio 2012

In ricordo di Oscar Luigi Scalfaro. Una lunga intervista attraverso la quale ripercorrere la propria passione umana e politica.

Scalfaro: Contro gli equidistanti – micromega-online – micromega.

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