metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for the ‘peacereporter’ Category

Bagram, la nuova Guantanamo.

Posted by pedjolo su 9 gennaio 2008

Peacereporter bagram 02www.peacereporter.net//dettaglio_articolo.php?idc=&idart=9723

[…] la Croce Rossa Internazionale (Icrc), unica organizzazione ad avere un limitato acceso a Bagram, ha denunciato che nella ‘nuova Guantanamo’ i detenuti vengono trattati peggio che nella vecchia, sottoposti a “trattamenti crudeli contrari alle Convenzioni di Ginevra”.

[…] Habibullah e Dilawar, 28 e 22 anni: il primo morì il 4 dicembre 2002, appeso al soffitto della sua cella, per un’embolia polmonare dovuta ai grumi di sangue provocati dalle percosse ricevute; il secondo morì sei giorni dopo in seguito a un infarto, anch’esso attribuito alle percosse.

DOBBIAMO SAPERE.

DOBBIAMO INCAZZARCI.

DOBBIAMO MANDARE A FANCULO POLITICA E GUERRA, A COMINCIARE DAL LORO PUNTO DI INTERSEZIONE: IL SERVIZIO (E LA CARRIERA) MILITARE.

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40 anni senza.

Posted by pedjolo su 10 ottobre 2007

Cuba
Che Guevara, il mito e l’icona
A quarant’anni dalla sua scomparsa Che Guevara è ancora l’icona della rivoluzione, della libertà della giustizia.

  

Sono passati quarant’anni dalla morte di Ernesto Guevara Lynch de la Serna universalmente conosciuto come “Che”.
E la sua immagine, la sua presenza e le sue idee sono ancora attuali, presenti, diffuse. Libri, saggi, poster, magliette e ogni tipo di gadgets hanno contribuito a rendere leggenda una delle figure storiche più conosciute, importanti e studiate del XX secolo.
 
Il Che si riposa durante la guerriglia bevendo mateE proprio l’immagine del Che, una delle più riprodotte al mondo, a ricordare a tutti la sua presenza. Almeno tre generazioni di uomini e donne hanno abbracciato i suoi concetti di libertà. Alcuni l’hanno criticato, altri osannato, quasi santificato. Comunque Che Guevara resta il simbolo della rivoluzione e della voglia di libertà. Era l’uomo del dire e del fare, il Che. Era l’uomo d’azione, il guerrigliero eroico, il comandante intransigente, ma anche l’amico fedele, il papà affettuoso, l’ultimo dei romantici. Un uomo che ha dato la vita per la libertà e la giustizia sociale. Un argentino che ha combattuto insieme a Fidel Castro e a altre centinaia di uomini e donne contro la dittatura di Fulgencio Batista, a Cuba. Un uomo che, una volta terminata l’esperienza sul campo, ha ottemperato con dignità ai suoi doveri di ministro, dando, però, sempre l’esempio sul campo. Abbiamo visto centinaia di immagini che lo ritraevano mentre raccoglieva canna da zucchero, nei campi cubani.
 
Una delle immagini più famose di Che GuevaraLo abbiamo visto sudare scaricando enormi sacchi di riso e mentre costruiva muri di scuole e ospedali. Ma come è stato capace di governare, il Che è stato altrettanto bravo nel “mollare” il ruolo istituzionale per andare alla ricerca del suo sogno rivoluzionario, quello che avrebbe consentito a lui e a milioni di persone di vivere in “quell’altro mondo possibile” che ancora oggi andiamo ricercando. Le esperienze di esportazione della rivoluzione, però non furono del tutto positive. Fino all’ultima in Bolivia, dove perse la vita. Ma che fosse una persona ricca di sensibilità, amante della libertà e feroce contro ogni forma di ingiustizia lo si era già capito quando giovane studente di medicina, con il suo amico Alberto Granado, decise di partire per un lungo viaggio in motocicletta alla scoperta dell’America Latina, il “suo” continente. Da quel viaggio, dalla quella fortissima esperienza umana fra alle popolazioni sfruttate dei paesi da lui visitati è sicuramente nato il Che Guevara che conosciamo oggi.
 
Il corpo di Guevara senza vita. Analogie con il quadro del "Cristo morto" dipinto dal MantegnaDel Che ci sono rimaste foto in cui il suo viso angelico un po’ da bambino un po’ da uomo aveva un sorriso spensierato, spesso con un buon sigaro cubano fra le labbra. Ma anche immagini tragiche come quelle della sua morte, in Bolivia, che lo mostrano indifeso al cospetto dei suoi aguzzini ma con gli occhi ancora aperti come a guardarli e a perdonarli, in una sorta di sguardo "divino". E proprio l’immagine sacra del “Cristo morto” dipinto dal Mantegna sembra quasi una predizione di quello che sarebbe avvenuto più di quattrocento anni dopo. Oggi a quarant’anni dalla sua scomparsa, avvenuta per mano di un ufficiale dell’esercito boliviano, a la Higuera il 9 ottobre 1967, in tutto il mondo vuole ricordare Ernesto Guevara, simbolo di libertà e giustizia, altruismo. Di pace e amore. Di scelte importanti. Chissà cosa avrebbe da dire, oggi, il comandante Guevara della Cuba che lui stesso ha contribuito a rendere libera.

Alessandro Grandi
da www.peacereporter.net

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Kenneth Foster è salvo

Posted by pedjolo su 31 agosto 2007

Kenneth Foster Saranno state le petizioni, gli appelli, il movimento mondiale che si è creato attorno alla ennesima vicenda legata alla pena di morte, le canzoni e le poesie del condannato…fatto sta che Kenneth Foster sarà condannato all’ergastolo e non alla pena di morte. La notizia, ripresa da PeaceReporter, è qui.
Ogni tanto una non sconfitta ci vuole!
La commutazione della pena deriva dal fatto che l’accusato non ha mai commesso l’omicidio del quale, assieme ad altri, era accusato. O  comunque non vi ha mai partecipato attivamente.

Ghiotta occasione per tirare un sospiro di sollievo e per ribadire il più fermo NO alla pena di morte. La vicenda permette di capire i motivi che stanno dietro ad una assoluta opposizione a questa pratica barbara:

  1. la giustizia non è mai ottenibile attraverso una prova di forza;
  2. studi scientifico-storici, statistici, filosofici dimostrano che nei paesi dove la pena capitale è applicata non si registra un calo di delinquenza e reati;
  3. un morto non restituisce nulla alla società;
  4. la ricerca di vendetta da parte di chi ha subito un torto, dà soddisfazione soltanto per pochi momenti;
  5. uccidendo una persona colpevole si impedisce che essa, in futuro, possa di nuovo ledere alla società, ma è alto il rischio che si inneschi una spirale di violenza e di rivendicazione portata avanti da parenti, persone vicine o componenti del medesimo gruppo-comunità di cui il condannato faceva parte;
  6. il modello di società portato avanti da uno stato che fa della pena di morte un punto fermo della sua organizzazione interna, è un modello che legittima la violenza e che la pone come tecnica superiore a tutte le altre per far rispettare le regole.

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Peacereporter è…cartaceo

Posted by pedjolo su 18 agosto 2007

E’ doveroso che inizi anche io a scriverne un po’. La notizia che un paio di mesi fa mi ha felicemente stupito è questa:

da  WWW.PEACEREPORTER .NET

PeaceReporter La rivista di Peacereporteresce dal mondo di Internet e si cimenta con la difficile sfida della carta stampata, in un momento in cui – come tanti settori dell’economia italiana – questa è in crisi. Una doppia sfida dunque, che pensiamo necessaria.

Ho avuto modo di leggere il numero 0 di questo nuovo giornale, e vi assicuro che è veramente molto valido. C’era da aspettarselo; la redazione di Peacereporter da 4 anni porta avanti un grande progetto di giornalismo libero, ricco di "cattive" (ma reali) notizie e, allo stesso tempo, arricchito da delle perle di ottimismo e di speranza (le cosiddette Buone Nuove, ovvero notizie positive, in controtendenza -ahimè- con tutto il resto). Anche stilisticamente questo giornale fa una bella figura: infatti, la lettura non è stancante ma anzi si è invogliati a terminare in un sol boccone tutta la rivista.

Date un’occhiata, cliccate sull’immagine o visitate il sito:
www.peacereporter.net

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Utili precisazioni

Posted by pedjolo su 10 luglio 2007

Utili precisazioni-Portavoce Isaf: i 100 morti a Kunar sono talebani.


Le presunte vittime civili – oltre 100, secondo i residenti della provincia di Kunar – causate da bombardamenti della coalizione Isaf sarebbero ‘combattenti talebani’. Il maggiore John Tomas, portavoce dell’Isaf, ha detto che "contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di stampa, allo stadio  attuale non c’è ragione di ritenere che vi siano delle vittime civili" in questa operazione. Secondo l’Isaf ci sono stati 4 morti tra i civili nella zona  di Kunar, dovuti però all’esplosione di una mina antiuomo.


da www.peacereporter.it

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Rahmatullah è libero

Posted by pedjolo su 23 giugno 2007

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Libero, finalmente

Posted by pedjolo su 22 giugno 2007

Finalmente Rahmatullah Hanefi è stato liberato. Le condizioni non sembrano preoccupanti, almeno in termini di lasciarci le penne. Adesso è giusto chiedersi perché sia accaduto tutto questo, quali le vere cause che hanno portato il governo di Karzai (e quello del burattinaio Bush) a far vivere a Rahmat e ad Emergency tutta, mesi di tensione.

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