metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for novembre 2011

NO ALLA CHIUSURA DI SPLINDER!

Posted by pedjolo su 22 novembre 2011

APPELLO AGLI UTENTI SPLINDER!
Contro la chiusura unilaterale!

Possibile che non possiamo avvalerci di qualche basilare diritto nei confronti di questi signori che si vantano di aver avuto un ricavo di quasi 60 milioni di euro?

http://dada.dada.net/it/press_room/comunicati_stampa/3224

PERSONALMENTE MI ATTIVO – E VI CHIEDO DI FARE LA MEDESIMA COSA – DA QUESTO PRECISO MOMENTO PER CHIEDERE CHE VENGA RICONOSCIUTO IL NOSTRO SACROSANTO DIRITTO DI NON PERDERE, PER RESCISSIONE UNILATERALE DEL CONTRATTO (CHE TUTTI NOI UTENTI ABBIAMO FIRMATO, RICORDATE?) CIÒ CHE CI APPARTIENE!
FACCIAMO RETE!!! DIFFONDIAMO LA COSA, PROPONIAMO IDEE!

LASCIO INTANTO I MIEI CONTATTI:

Francois Pesce
paparena@tiscali.it

340 4795767

RIPORTO ALTRI POST (AGLI AUTORI, LA RICHIESTA DI UNIRSI A NOI):

http://xanthippe.splinder.com/post/25770446/addio-mio-amato

http://poesiaprosaspontanea.splinder.com/post/25770443/post

http://blogcalciomercato.splinder.com/post/25770440/un-blog-personale

http://erikabar.splinder.com/post/25770402/ciao

http://inattuali.splinder.com/post/25770420/allora-si-chiude

http://fiorellasenzaradici.splinder.com/post/25770423/addio-splinder

http://kymmasgrafica.splinder.com/post/25770424/ultimo-post-su-splinder

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Cambiamonti

Posted by pedjolo su 21 novembre 2011

Pubblicato su Lo Snodo (www.losnodo.net) il 18 novembre 2011.

Puntata di giovedì 17 novembre di Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro in onda su svariate emittenti locali italiane. Il tema è l'avvicendamento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che, storia recentissima, vede un volto diverso da quello degli ultimi 10 anni (fatta eccezione una minuscola parentesi), quello di Mario Monti, il professor Mario Monti.

Santoro, attraverso i suoi due inviati, misura la febbre della folla che, la sera del 12 novembre scorso, attende, di fronte a tre diverse sedi istituzionali della capitale, l'ex, lo sconfitto, l'uscente, il decaduto. Si sprecano gli appellativi, spesso più coloriti, rivolti a chi sta percorrendo la via delle dimissioni. Su tutti, spiccano le dichiarazioni flash di un giovane che esprime tutta la sua personale gioia per l'uscita di scena del tramontato personaggio politico, sensazione largamente condivisa dal resto dei manifestanti. Un nome che era ovunque, dappertutto e che, dopo 17 anni anni, se ne va. Un'uscita di scena che sa di liberazione. Incalza, allora, la giornalista Dina Lauricella che chiede se, queste dimissioni, siano il naturale inizio di una nuova fase, di un cambiamento. Cosa va via, allora, assieme a questo nome? Nulla purtroppo risponde disilluso l'intervistato. Il nodo, forse, è qui.

Legittimo manifestare, esprimere con mezzi pacifici e condivisi delle sensazioni e dei pensieri. Doveroso farlo se si ritiene che, attorno ad una figura ed a ciò che rappresenta, ruotino numerosi aspetti irrisolti della vita pubblica di una società. Concetti scontati? Per inciso, no, non per tutti quantomeno. La politica, in senso stretto, ha risposto facendo quadrato attorno all'ex capo di governo, fornendo reazioni ben più ponderate e distinte. Bé, questo non è del tutto vero: qualcuno, come il segretario Pdl Angelino Alfano, ha ironizzato sulla poca sobrietà di chi ha manifestato – molte bottiglie di spumante sono state stappate la sera del 12 – invitandolo a recuperare la lucidità. E anche personaggi pubblici, come Augusto Minzolini, direttore del Tg1, ha scomodato il termine riprovevoli per etichettare i comportamenti di chi era in piazza.

Fermo restando tutto ciò, serve comunque altro. Chiamando in causa la metafora dello scacchiere politico, sostituire, muovere o lucidare delle pedine che fino ad un momento fa si trovavano ferme ai box, non può essere condizione sufficiente per smuovere una partita. Serve una strategia. Meglio ancora, serve un'alternativa. Invece, la sfida italiana, presenta storicamente tattiche di alternanza. Due parole simili nella forma, antipodiche nella sostanza politica: l'alternativa spezza uno schema, crea discontinuità tra elementi usurati, non più tollerabili, fallimentari, può interrompere proprio un'alternanza che, al contrario, crea un'assuefazione radicata tra le parti in gioco le quali, ciclicamente, si scambiano di posto, dimenticandosi di ascoltare le richieste del pubblico pagante. Che poi, anch'egli ciclicamente, mormora ed insorge, più o meno civilmente.

Appare dunque evidente la necessità di andare oltre l'orizzonte limitato di amministratori limitati, autoreferenziati, istituzioni chiuse al cambiamento e sorde di fronte ai bisogni ed ai loro mutamenti storici e sociali; il punto di partenza non può essere cosa riserveranno il neopresidente e i neoministri agli italiani. Tenendo fermo il destinatario dell'azione, è comunque necessaria una modifica al soggetto operante, per formulare correttamente un cosa faranno gli italiani per gli italiani. Ciò di cui c'è bisogno è un tessuto socioculturale solidale su cui poggiare i piedi per poter ripartire in tutti gli altri settori; serve una moralità forte, una drittezza, tanto cara a Tiziano Terzani, capace di notare e segnalare ciò che stride col buon senso e con l'interesse collettivo, a cominciare dai propri comportamenti: un senso civico autocritico, quindi, che riconosca e denunci anche il personale errore e, cosciente di sanzioni e responsabilità, decida ugualmente di giocare a carte scoperte e non di chiudersi in un omertoso e vile silenzio. Il tutto, mosso dalla illuminante consapevolezza che sia questa la via maestra per arricchire se stesso e l'intera comunità.

Di pari passo, serve un freno ai meri slogan scuola uguale cultura, la famiglia è il fulcro di tutto, il futuro ci appartiene. Dimostrare concretezza di fronte a queste legittime, ma drammaticamente vuote – se non tradotte in fatti e realtà – parole, è forse la più sincera dimostrazione di convinzione in ciò che si grida. E sarebbe, forse, ancor più opportuno iniziare a sostituire, sul piano mentale e pure su quello verbale, le frasi trite e ritrite dei poveri giovani che non hanno un lavoro perché pagano gli errori delle nostre generazioni, dal momento che si stava meglio quando si stava peggio. Espressioni non certo edificanti proprio per queste giovani generazioni che necessitano, anzi, di un modello (pro)positivo e di trarre il cosiddetto buon esempio dai comportamenti con i quali hanno quotidiano contatto.

L'amalgama di tutto questo può essere una recuperata confidenza con i due termini basilari dell'uomo come animale sociale: diritti e doveri. I primi, riconosciuti per sé e per gli altri come fondamento della parità sociale; i secondi, riconosciuti per sé e per gli altri come fondamento della parità sociale. Inscindibili e interconnessi, nel concetto e nella sostanza.

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