metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for the ‘manifestazioni’ Category

Sì18DAY

Posted by pedjolo su 30 marzo 2012

Riporto dal blog ambientesulweb.wordpress.com

Sì18DAY.

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G8 + 10

Posted by pedjolo su 20 luglio 2011

Io ho una domanda. Cos'è la morte? Lo chiedo, perché io non l'ho mai conosciuta.

Mi chiedo come sia possibile prendere qualcosa che non si conosce e usarlo. Strumentalizzarlo, farne oggetto di lucro.

Ecco, questo mi domando. Né chi ha scritto questo pezzo, né chi ha sfruttato l'onda dell'evento, meritano a mio avviso credibilità, a meno che non spieghino ed approfondiscano le loro posizioni.

Io non conoscevo Carlo Giuliani, non ne avevo mai sentito parlare e non ho sufficienti elementi per affermare se la sua morte sia stata "facilitata" – termine raccapricciante ma efficace- da suoi atteggiamenti e/o oggetti che potesse avere in mano.

Non lo so, non posso saperlo; ma nemmeno ho interesse a scoprirlo perché l'unica cosa che ritengo importante per noi vivi è l'evidenza: è morto un essere umano, giovane peraltro. Il resto sono travasi di bile che lascio a voi fomentatori d'odio o a chi cerchi, come ho scritto, di cavalcare un'onda emotiva inevitabile.

La loro e la vostra insensibilità, mi fanno paura perché sono il peggior schiaffo al dolore di chi piange. E in questo non c'è differenza tra le destre, le sinistre, i ricchi di un paese e quelli di un altro: la cecità irreversibile di fronte alle reali dimensioni dei problemi.

Com'è possibile non riuscire a fermarsi un attimo, guardarsi intorno, e rendersi conto che siamo immersi in uno strato di ovatta che ci soffoca con le sue sovrastrutture?

Perché questo è il "sistema", queste sono le caste.
 

Finché peccheremo di deliranti manie di grandezza, resteremo insignificanti; il giorno in cui dovessimo renderci conto di quanto siamo minuscoli, avremo trovato la nostra dimensione.

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50 candeline.

Posted by pedjolo su 25 maggio 2011

Aprite il vostro giornale ogni giorno della settimana e troverete la notizia che da qualche parte del mondo qualcuno viene imprigionato, torturato o ucciso perché le sue opinioni o la sua religione sono inaccettabili al suo governo.

Il lettore del giornale sente un nauseante senso di impotenza.

Ma se questi sentimenti di disgusto ovunque nel mondo potessero essere uniti in un’azione comune qualcosa di efficace potrebbe essere fatto”.

"The Observer", avv. Peter Benenson, 28 maggio 1961.

TANTI AUGURI, "GRANDE" AMNESTY!
www.50.amnesty.it/storia

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L'Aquila, 3011

Posted by pedjolo su 4 aprile 2011

LA NOTTE TRA IL 5 E IL 6 APRILE

C'ERA CHI RIDEVA, NON SAPENDO
E APPENA SEPPE, SMISE DI FARLO

C'ERA CHI COMINCIAVA A RIDERE
DOPO AVER SAPUTO

LA NOTTE TRA IL 5 E IL 6 APRILE
DI NUOVO A L'AQUILA

www.3e32.com/main/?p=4821

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Illusioni progressiste

Posted by pedjolo su 9 marzo 2011

24 febbraio 2011 il manifesto
Illusioni progressiste.

Rossana Rossanda
 
Luciana Castellina fa la domanda giusta: come è successo che uomini e movimenti sui quali erano state riposte tante speranze ed erano stati magnifici nelle lotte di liberazione siano arrivati al punto di sollevare il rancore di tanta parte del loro popolo? Le rivolte nel Maghreb e nel Medio Oriente ci interpellano su questo. 
E così la reazione dei dirigenti al potere, specie di quelli che lo avevano preso con impeto progressista – il libico Muammar Gheddafi e il governo derivante dal Fln algerino. Non è una domanda diversa da quella che dovremmo farci sul perché le rivoluzioni comuniste hanno subito la stessa sorte. Rispondere che Stalin era un mostro (Stalin e Hitler, stessa razza, tesi degli storici post 1989), e forse anche Lenin, e Mao un pazzo, è derisorio, e del resto non fa che spostare la domanda: perché masse immense e grandi cambiamenti hanno trovato in essi i loro leader? Nel caso di Gheddafi, con le sue uniformi rutilanti e i mantelloni da cavaliere del deserto, la convinzione di essere un liberatore e la disposizione ad ammazzare ed essere ammazzato, l'elemento di delirio è evidente, come i zigzag nei rapporti con le potenze occidentali e il terrorismo. Anche lui all'inizio non parve affatto demente, e non lo era. Sarebbe 
interessante seguire alcune ipotesi, anche per l'immediato futuro dei movimenti che stanno scuotendo i paesi arabi. La prima è capire la natura illusoria di un anticolonialismo, spesso declinato come antimperialismo e, più raramente, anticapitalismo, affidato, in presenza di masse incolte, a un'avanguardia forte e risoluta, che più o meno transitoriamente prende il potere e, anche per mezzo di Costituzioni ad hoc, lo difende non solo dagli avversari ma anche contro chiunque lo critica, anche i suoi stessi compagni, vedendovi "oggettivamente" un nemico. E spesso lo è o lo diventa, perché una lotta anticoloniale non si svolge nel vuoto ma in presenza di grandi poteri politici ed economici, che intervengono in ogni spazio o contraddizione 
presente nel "processo rivoluzionario". Il quale si difende con misure aspre, ma che sembrano giustificate anche ad osservatori esterni, perché la storia è complicata. Chi avrebbe detto che l'opposizione allo scia di Persia, Reza Palevi, sarebbe stata guidata da un movimento religioso fondamentalista? La Cia non lo aveva sospettato, e molti di noi si sono detti che, dunque, il progresso si fa anche per vie inaspettate, penso non solo al manifesto, ma a Michel Foucault. 
Invece sbagliavamo come sbagliano Chavez o Lula quando invitano Amadhinejad. In questo 
errore è grande la responsabilità dell'Urss da quando difende soltanto i suoi interessi come stato, (e in essi a medio termine perde e si perde), ma anche dei partiti comunisti, che in essa e nelle sue politiche hanno visto la sola barriera rimasta dopo il fallimento delle rivoluzioni in Europa. Quando a Bandung, su iniziativa jugoslava, si delineò il blocco dei paesi non allineati, si deve individuare la causa della loro breve sopravvivenza soltanto nell'antipatia per essi nutrita dalle due superpotenze? Le loro intenzioni di pace erano forti, ma il loro modello sociale era debole. Molto più grave, la decolonizzazione passò presto – liquidati i Patrice Lumumba o Amilcar Cabral – attraverso la formazione di borghesie nazionali (anche su di esse per un certo tempo il movimento comunista sperò) o su forze che, partite anticapitaliste o progressiste attraverso forme di proprietà pubblica, presto soggiacquero o ai problemi di una 
crescita tutta statalizzata, lo stato ridotto alla sua espressione più rozza, ogni forma di controllo dal basso inesistente o,peggio, a forme diverse di corruzione. Libia e Algeria, in possesso di grandi fonti di energia, sono due esempi affatto diversi di un sequestro di potere che ha sottratto da ogni partecipazione le stesse popolazioni cui erogava alcuni servizi che ne facevano crescere i bisogni, ma che non ha mai coinvolto se non in una rete, più o meno trasparente, di affari o da appelli basati sull'emotività. E sulle quali la mondializzazione ha indotto un doppio processo: coalizza al vertice le forze economiche, utilizzando gli stati come una agenzia di affari 
di ambigua proprietà, e produce una immensa massa di lavoratori sfruttati ma in parte 
crescente acculturati, e dotati di mezzi di comunicazione sconosciuti ai dannati della terra di quaranta anni fa: la folla in piazza Trahir era in possesso di telefonini e conosceva in buona parte Internet, attraverso la quale si era in buona parte formata. Gli sfruttati e oppressi di oggi non sono più gli umiliati e oppressi di allora. Né sono soltanto, come ci è piaciuto di credere dopo l'11 settembre, massa di manovra di imam fondementalisti. Questo nuovo tipo di proletariato – che tale è – non sta più facilmente ai progressismi dispotici, dai quali ha tratto in passato alcuni benefici. E' esso che ha invaso le piazze, che fa vacillare i regimi, che si è fatto scivolar di dosso l'egemonia dell'islamismo in una sua secolarizzazione, esclusion fatta per il potere della dinastia wahabita dell'Arabia saudita. E soprattutto degli ayatollah iraniani, capaci nel medesimo tempo di sviluppare e tenere in gabbia con un sistema del tutto inchiavardato una sia pur riluttante "società civile", cui non permetterà di certo i sussulti del mondo arabo. In Tunisia e in Egitto sono solo gli eserciti i bizzarri e pericolosi mediatori fra potere e popolazione. 

Pericolosi, perché anch'essi sono una casta chiusa, e per sua natura fortemente gerarchizzata, nella quale non si dà alternativa fra obbedienza e insurrezione, insurrezione e obbedienza, una necessariamente di seguito all'altra. Non penso, come alcuni amici, che sia da proporsi una sorta di scontro permanente fra movimenti aperti e istituzioni chiuse, e tanto meno che lo sviluppo della persona possa darsi un perpetuo lasciarsi ogni contesto alle spalle, come su questo stesso giornale si suggeriva ai tunisini che sono sbarcati a Lampedusa. Forse qualcuno crescerà nell'esodo, ma non saprei proporre a chi ha appena sbarazzato il paese da una autocrazia di andarsene altrove, non occuparsi di ridare un senso al tessuto sociale da cui viene, e tanto meno di passare nel nostro continente, chiuso in un suo declino. In tutti i paesi dove una forma di dispotismo, ottuso o progressista, ha interdetto l'articolarsi in correnti e 

progetti di società e il misurarsi nel conflitto, una folla generosa ma atomizzata, e che tale voglia restare, sarà sempre prima o poi preda di un nuovo potere. Non per niente i totalitarismi vietano l'esistenza di corpi intermedi che non siano una loro diretta emanazione. Il problema delle rivolte arabe – che forse non è giusto neppure chiamare tali – è di darsi forme di partiti e sindacati e regole e divisioni dei poteri che possano costituire leve reali di intervento sui regimi che sempre tendono a formarsi di nuovo. E' un problema anche nostro, e siamo lungi dall'averlo risolto se, nel caso italiano, siamo paralizzati da un personaggio di modesto livello come Berlusconi. C'è in occidente un malessere della democrazia rappresentativa che è impossibile ignorare. Ma non lo risolveremmo se scagliassimo qualche moltitudine su un Palazzo di Inverno; la storia dovrebbe averci insegnato anche questo. La domanda, spalancata oggi dalle folle vincenti di Tunisi e del Cairo, o dalle battaglie in atto in Libia, non è diversa da quella che è venuta maturando nella nostra desolante quotidianità.

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Nonna "Betta" Caponnetto e Domenico Bilotta scrivono…

Posted by pedjolo su 5 gennaio 2011

Proviamo vergogna a essere italiani!

 

Proviamo vergogna di un popolo che ha dimenticato di stare insieme con dignità e dire con fermezza basta!

Dov’erano i partiti, i nostri politici, i sindacati, le associazioni, i cittadini quando, martedì 28 Dicembre 300 uomini e donne padri e madri di famiglie, nel porto di Civitavecchia, appena sbarcati dal traghetto proveniente da Olbia, sono stati caricati, malmenati, sequestrati e riaccompagnati a casa come i più efferati dei delinquenti?

Non erano i soliti giovani facinorosi, non erano neppure i bravi giovani che manifestavano contro il ministro Gelmini che improvvisamente il giorno dopo sono diventati tutti cattivi!

Non erano neppure i 300 giovani e forti del nostro ignoto Risorgimento! Erano 300 pastori sardi che volevano dimostrare, a un popolo assonnato e “teleinghiottito”, che loro c’erano ed erano pronti a manifestare, a portare a Roma il loro dissenso.

Svegliare i cittadini per difendere un loro diritto!

Ma i cittadini, come per i ragazzi di Carlo Pisacane, li hanno traditi. Non li hanno sostenuti!

Certo non erano né giovani, né forti e non sono, per fortuna, neppure morti. Ma è morto un altro pezzo della nostra Democrazia, della nostra Costituzione!

È morto il diritto a manifestare.

Non avevano chiesto l’autorizzazione!

Ci si appella a un vincolo di legge scardinandone un principio!

Chi è la mente eccelsa che ha partorito tale candida risposta?

Il 27 dicembre 1955 l’allora Pretore di Prato, Antonino Caponnetto, inviò all’appena costituita Corte Costituzionale la richiesta di pronunciarsi a favore di un ragazzo, Enzo Catani, per aver «distribuito avvisi o stampati nella pubblica strada, o affisso manifesti o giornali, ovvero usato alto parlanti per comunicazioni al pubblico, senza autorizzazione dell’autorità di pubblica sicurezza, com’è prescritto nel detto articolo, o anche, nonostante il divieto espresso di tale autorità». La Corte Costituzionale dette ragione ad Antonino Caponnetto e dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 113 della legge di p.s. in quanto l’autorizzazione ivi prescritta contrastava con l’art. 21 della Costituzione, dove sancisce che «tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione».

Nonno Nino dopo la morte di Falcone e Borsellino disse: «Tutto è finito» ma, a fargli cambiare idea, furono i giovani davanti al tribunale di Palermo che gridavano: «nonno Nino, non ci abbandonare chi ci difende ora!».

E oggi? Chi ci difende?

Non abbiamo più Antonino Caponnetto, Sandro Pertini né i nostri padri costituenti a difendere i valori della nostra Carta!

Ci rimane la dignità!

Per le forze dell’ordine la dignità si alimenta della memoria dei tanti loro martiri, morti nel difendere lo Stato e dell’obbligo di proteggere la Costituzione e il suo popolo, anche quando devono rispettare un ordine!

Per chi ha responsabilità politiche la dignità deriva dal dovere di emanare e rispettare rigorosamente le leggi e la Costituzione e di non essere strumento di trame oscure.  

Nonno Nino diceva: «la democrazia si difende nel far pulizia nei propri ranghi per far prevalere la giustizia e la legalità».

Per uomini e donne di buona volontà è ora di prendere la ramazza!

 

P.S.

Questo comunicato non è stato inviato a Scuole e Studenti per evitare accuse risibili di strumentalizzazione ma perché crediamo che la Scuola sia il luogo Sacro del Sapere e che quindi spetta a noi adulti dare i segnali giusti per la loro crescita nei valori della democrazia e della legalità.

 

 

                    Nonna Betta Caponnetto                                                      Domenico Bilotta

Presidente Onorario Fondazione Antonino Caponnetto        Responsabile Nazionale Progetto Scuola

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Viareggio: curarne uno per lasciarne morire cento (mila, e più…).

Posted by pedjolo su 1 luglio 2010

Un anno dopo…

viareggio treno merci

A distanza di un anno, la cosa di maggior clamore che sia stata fatta consiste nel conferimento della cittadinanza italiana ad Ibtissam Ayad (qui la notizia).

Si tratta di una cosa clamorosa perché non ha senso. Sarebbe come regalare confezioni di latte a tutte le famiglie che fanno la coda in autostrada.

E si tratta di un commovente escamotage assistenzialista che bypassa il fatto che tanti poveri cristi che vivono in silenzio le loro tragedie quotidiane, non abbiano lo stesso accesso a quello che ormai sembra un eldorado: possedere documenti italiani!

Ho scritto delucidazioni alla Lega Nord viareggina, essendo maggioranza nella giunta comunale eletta a Viareggio nel 2008, per capire quale sia la loro linea ufficiale di fronte a questo fatto. Pubblicherò le risposte non appena arriveranno…

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6 aprile 2010. Un anno di scosse, senza scossoni.

Posted by pedjolo su 3 aprile 2010

6 aprile 2010, eventi in molte zone del capoluogo abruzzese. Alle 3.32 del mattino, un silenzioso corteo giungerà simbolicamente al Duomo, per illuminare e far battere il cuore della città. Una dignitosa e ferma richiesta di chiarezza e aiuto. Ci sarai?

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Muro contro muro.

Posted by pedjolo su 9 novembre 2009

20 anni fa, crollava il muro di Berlino...

Questo è, generalmente, quello che titolano giornali, siti, servizi televisivi… Facile da scriversi. Un po’ più difficile capire cosa sia stato il muro. Quello che oggi ne resta, di quella triste esperienza, è poca cosa se non qualche "pezzo" sparso qua e là in una città viva e frequentata. Accanto al Checkpoint Charlie impazzano i turisti cuoriosi e le loro macchinette fotografiche. Lungo le carcasse di quella ignobile opera cementificata, artisti e abitanti passano più o meno lentamente.

Allo stesso modo, quello che ne resta di quella triste esperienza, in termini di conoscenza e vaccino anti-ripetersi di cazzate future, è quasi niente. Erigere muri e confini è cosa moderna, attuale, messa in pratica da un numero sempre crescente di stati e di popolazioni più o meno impaurite e, conseguentemente a questo, consenzienti.

Credo sia evidente la difficoltà umana di apprendere e far tesoro dall’esperienza passata, in particolare di quella legata ad accadimenti nocivi per sé e/o per gli altri.

Israele, Messico, Spagna, Cecenia… alcuni dei più eclatanti esempi di divisione, di ghettizzazione. Molto meno lontani da noi sono il Sud dell’Italia, le isole, in particolare la Sicilia e Palermo: interi quartieri dove non si entra, dove non penetra lo Stato ufficiale, ma un altro ben peggiore -e ce ne vuole- basato su favoristismo, minaccia, paura.

Ho recentemente visto il video rilasciato dalla Procura di Napoli dove una telecamera di sorveglianza ha ripreso un omicidio di camorra. Andatelo a vedere qui. L’ostentata normalità di chi passa e finisce a sua insaputa nel filmato, lascia passare un messaggio chiaro: qui, funziona così.

Oggi, come il 4 Novembre, non è un giorno di festa. E non è nemmeno un giorno di commemorazione e di ricordo; normalmente in quelle occasioni si lucidano le memorie. Oggi, invece, è l’offuscamento della realtà a farla da padrone.

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21 Marzo, Napoli.

Posted by pedjolo su 17 marzo 2009

Napoli. 21 Marzo 2009.
Quattordicesima volta. Contro tutte le mafie, contro la mafiosità dei comportamenti.
Per tutti quelli che si sono battuti, che hanno messo al primo posto non la loro vita, ma la libertà degli altri.

Per Peppino, don Peppe, Carlo Alberto, don Pino, Placido, Giovanni, Paolo; per tutti quelli che continuano a sopportare, perché in sostanza noi non facciamo un cazzo.

  • Emanuele Notarbartolo
  • Emanuela Sansone
  • Luciano Nicoletti
  • Andrea Orlando
  • Joe Petrosìno
  • Lorenzo Panepinto
  • Mariano Barbato
  • Giorgio Pecoraro
  • Bernardino Verro
  • Giorgio Gennaro
  • Giovanni Zangara
  • Costantino Stella
  • Giuseppe Rumore
  • Giuseppe Monticciolo
  • Alfonso Canzio
  • Nicolò Alongi
  • Paolo Li Puma
  • Croce Di Gangi
  • Paolo Mirmina
  • Giovanni Orcel
  • Stefano Caronia
  • Pietro Ponzo
  • Vito Stassi
  • Giuseppe Cassarà
  • Vito Cassarà
  • Giuseppe Compagna
  • Domenico Spatola
  • Mario Spatola
  • Pietro Spatola
  • Paolo Spatola
  • Sebastiano Bonfiglio
  • Antonino Scuderi
  • Antonino Ciolino
  • Santi Milisenna
  • Andrea Raja
  • Calogero Comaianni
  • Nunzio Passafiume
  • Filippo Scimone
  • Calcedonio Catalano
  • Agostino D’alessandro
  • Calogero Cicero
  • Fedele De Francisca
  • Michele Di Miceli
  • Mario Paoletti
  • Rosario Pagano
  • Giuseppe Scalia
  • Giuseppe Puntarello
  • Angelo Lombardi
  • Vittorio Epifani
  • Vitangelo Cinquepalmi
  • Imerio Piccini
  • Antonino Guarisco
  • Marina Spinelli
  • Giuseppe Misuraca
  • Mario Misuraca
  • Gaetano Guarino
  • Pino Camilleri
  • Giovanni Castiglione
  • Girolamo Scaccia
  • Giuseppe Biondo
  • Giovanni Santangelo
  • Vincenzo Santangelo
  • Giuseppe Santangelo
  • Giovanni Severino
  • Paolo Farina
  • Nicolò Azoti
  • Fiorentino Bonfiglio
  • Mario Boscone
  • Francesco Sassano
  • Emanuele Greco
  • Giovanni La Brocca
  • Vittorio Levico
  • Accursio Miraglia
  • Pietro Macchiarella
  • Nunzio Sansone
  • Emanuele Busellini
  • Margherita Clesceri
  • Giovanni Grifò
  • Giorgio Cusenza
  • Castrenze Intravaia
  • Vincenzina La Fata
  • Serafino Lascari
  • Giovanni Megna
  • Francesco Vicari
  • Vito Allotta
  • Giuseppe Di Maggio
  • Filippo Di Salvo
  • Vincenzo La Rocca
  • Vincenza Spina
  • Provvidenza Greco
  • Michelangelo Salvia
  • Giuseppe Casarrubea
  • Vincenzo Lo Iacono
  • Giuseppe Maniaci
  • Calogero Cajola
  • Vito Pipitone
  • Luigi Geronazzo
  • Epifanio Li Puma
  • Placido Rizzotto
  • Giuseppe Letizia
  • Calogero Cangelosi
  • Marcantonio Giacalone
  • Antonio Giacalone
  • Antonio Di Salvo
  • Nicola Messina
  • Celestino Zapponi
  • Giovanni Tasquier
  • Carlo Gulino
  • Francesco Gulino
  • Candeloro Catanese
  • Michele Marinaro
  • Carmelo Agnone
  • Quinto Reda
  • Carmelo Lentini
  • Pasquale Marcone
  • Armando Loddo
  • Sergio Mancini
  • Antonio Bubusa
  • Gabriele Palandrani
  • Giovan Battista Alce
  • Ilario Russo
  • Giovanni Calabrese
  • Giuseppe Fiorenza
  • Salvatore Messina
  • Francesco Butifar
  • Antonio Sanginiti
  • Filippo Intile
  • Salvatore Carnevale
  • Giuseppe Spagnuolo
  • Pasquale Almerico
  • Antonino Pollari
  • Vincenzo Di Salvo
  • Vincenzo Savoca
  • Anna Prestigiacomo
  • Giuseppina Savoca
  • Vincenzo Pecoraro
  • Antonino Pecoraro
  • Antonino Damanti
  • Cosimo Cristina
  • Paolo Bongiorno
  • Paolino Riccobono
  • Giacinto Puleo
  • Enrico Mattei
  • Giuseppe Tesauro
  • Mario Malausa
  • Silvio Corrao
  • Calogero Vaccaro
  • Pasquale Nuccio
  • Eugenio Altomare
  • Giorgio Ciacci
  • Marino Fardelli
  • Carmelo Battaglia
  • Giuseppe Piani
  • Nicola Mignogna
  • Francesco Pignataro
  • Giuseppe Burgio
  • Salvatore Surolo
  • Orazio Costantino
  • Mauro De Mauro
  • Pietro Scaglione
  • Antonino Lorusso
  • Vincenzo Riccardelli
  • Giovanni Spampinato
  • Giovanni Ventra
  • Domenico Cannata
  • Di Maio Paolo
  • Angelo Sorino
  • Emanuele Riboli
  • Calogero Morreale
  • Gaetano Cappiello
  • Francesco Ferlaino
  • Domenico Facchineri
  • Francesco Facchineri
  • Tullio De Micheli
  • Gerardo D’Arminio
  • Giuseppe Muscarelli
  • Pasquale Cappuccio
  • Caterina Liberti
  • Salvatore Falcetta
  • Carmine Apuzzo
  • Salvatore Longo
  • Salvatore Buscemi
  • Francesco Vinci
  • Mario Ceretto
  • Alberto Capua
  • Vincenzo Ranieri
  • Vincenzo Macrì
  • Rocco Gatto
  • Stefano Condello
  • Vincenzo Caruso
  • Giuseppe Russo
  • Filippo Costa
  • Attilio Bonincontro
  • Donald Mackay
  • Mariangela Passiatore
  • Stefano Condello
  • Vincenzo Caruso
  • Ugo Triolo
  • Giuseppe Impastato
  • Antonio Esposito Ferraioli
  • Salvatore Castelbuono
  • Gaetano Longo
  • Paolo Giorgetti
  • Alfonso Sgroi
  • Filadelfio Aparo
  • Mario Francese
  • Michele Reina
  • Giorgio Ambrosoli
  • Boris Giuliano
  • Calogero Di Bona
  • Cesare Terranova
  • Lenin Mancuso
  • Giovanni Bellissima
  • Salvatore Bologna
  • Domenico Marrara
  • Vincenzo Russo
  • Giuliano Giorgio
  • Lorenzo Brunetti
  • Antonino Tripodo
  • Rocco Giuseppe Barillà
  • Piersanti Mattarella
  • Giuseppe Valarioti
  • Emanuele Basile
  • Giannino Losardo
  • Pietro Cerulli
  • Gaetano Costa
  • Carmelo Jannì
  • Domenico Beneventano
  • Marcello Torre
  • Vincenzo Abate
  • Giuseppe Giovinazzo
  • Ciro Rossetti
  • Vito Jevolella
  • Sebastiano Bosio
  • Onofrio Valvola
  • Leopoldo Gassani
  • Giuseppe Grimaldi
  • Vincenzo Mulè
  • Domenico Francavilla
  • Mariano Virone
  • Angelo Di Bartolo
  • Giuseppe Salvia
  • Francesco Borrelli
  • Luigi D’alessio
  • Salvatore Stallone
  • Antonio Fontana
  • Nicolò Piombino
  • Antonio Salzano
  • Pio La Torre
  • Rosario Di Salvo
  • Gennaro Musella
  • Giuseppe Lala
  • Domenico Vecchio
  • Rodolfo Buscemi
  • Matteo Rizzuto
  • Silvano Franzolin
  • Salvatore Raiti
  • Giuseppe Di Lavore
  • Antonino Burrafato
  • Salvatore Nuvoletta
  • Antonio Ammaturo
  • Pasquale Paola
  • Paolo Giaccone
  • Vincenzo Spinelli
  • Carlo Alberto Dalla Chiesa
  • Emanuela Setti Carraro
  • Domenico Russo
  • Calogero Zucchetto
  • Carmelo Cerruto
  • Simonetta Lamberti
  • Giuliano Pennacchio
  • Andrea Mormile
  • Luigi Cafiero
  • Graziano Antimo
  • Gennaro De Angelis
  • Antonio Valenti
  • Luigi Di Barca
  • Giovanni Filiano
  • Giangiacomo CiaccioMontalto
  • Pasquale Mandato
  • Salvatore Pollara
  • Mario D’aleo
  • Giuseppe Bommarito
  • Pietro Morici
  • Bruno Caccia
  • Rocco Chinnici
  • Salvatore Bartolotta
  • Mario Trapassi
  • Stefano Li Sacchi
  • Sebastiano Alonghi
  • Francesco Buzziti
  • Francesco Imposimato
  • Domenico Celiento
  • Cristiano Antonio
  • Giuseppe Francese
  • Nicandro Izzo
  • Fabio Cortese
  • Salvatore Musarò
  • Ottavio Andrioli
  • Gioacchino Crisafulli
  • Giuseppe Fava
  • Renata Fonte
  • Cosimo Quattrocchi
  • Francesco Quattrocchi
  • Cosimo Quattrocchi
  • Marcello Angelini
  • Salvatore Schimmenti
  • Giovanni Catalanotti
  • Antonio Federico
  • Paolo Canale
  • Leonardo Vitale
  • Giovanbattista Altobelli
  • Lucia Cerrato
  • Anna Maria Brandi
  • Anna De Simone
  • Giovanni De Simone
  • Nicola De Simone
  • Luisella Matarazzo
  • Maria Luigia Morini
  • Federica Taglialatela
  • Abramo Vastarella
  • Pier Francesco Leoni
  • Susanna Cavalli
  • Angela Calvanese
  • Carmine Moccia
  • Valeria Moratello
  • Franco Puzzo
  • Michele Brescia
  • Santo Calabrese
  • Antioco Cocco
  • Vincenzo Vento
  • Pietro Busetta
  • Salvatore Squillace
  • Mario Diana
  • Pietro Patti
  • Giuseppe Mangano
  • Gioacchino Taglialatela
  • Sergio Cosma
  • Giovanni Carbone
  • Barbara Rizzo Asta
  • Giuseppe Asta
  • Salvatore Asta
  • Beppe Montana
  • Antonino Cassarà
  • Roberto Antiochia
  • Giuseppe Spada
  • Enrico Monteleone
  • Giancarlo Siani
  • Biagio Siciliano
  • Giuditta Milella
  • Carmine Tripodi
  • Graziella Campagna
  • Morello Alcamo
  • Giuseppe Macheda
  • Roberto Parisi
  • Paolo Bottone
  • Giuseppe Pillari
  • Filippo Gebbia
  • Antonio Morreale
  • Francesco Alfano
  • Antonio Pianese
  • Vittorio Esposito
  • Salvatore Benigno
  • Claudio Domino
  • Filippo Salsone
  • Nicola Ruffo
  • Antonio Sabia
  • Giovanni Giordano
  • Nunziata Spina
  • Antonio Bertuccio
  • Francesco Prestia
  • Domenica De Girolamo
  • Giovanni Garcea
  • Giuseppe Rechichi
  • Rosario Iozia
  • Giuseppe Cutroneo
  • Rosario Montalto
  • Sebastiano Morabito
  • Antonio Civinini
  • Carmelo Iannò
  • Carmelo Ganci
  • Luciano Pignatelli
  • Giovanni Di Benedetto
  • Cosimo Aleo
  • Michele Piromalli
  • Giuseppe Insalaco
  • Giuseppe Montalbano
  • Natale Mondo
  • Donato Boscia
  • Francesco Megna
  • Alberto Giacomelli
  • Antonino Saetta
  • Stefano Saetta
  • Mauro Rostagno
  • Luigi Ranieri
  • Carmelo Zaccarello
  • Girolamo Marino
  • Aniello Cordasco
  • Giulio Capilli
  • Pietro Ragno
  • Abed Manyami
  • Francesco Crisopulli
  • Giuseppe Caruso
  • Francesco Pepi
  • Marcella Tassone
  • Nicola D’Antrassi
  • Vincenzo Grasso
  • Paolo Vinci
  • Salvatore Incardona
  • Antonino Agostino
  • Ida Castellucci
  • Grazia Scimè
  • Domenico Calviello
  • Anna Maria Cambria
  • Carmela Pannone
  • Pietro Giro
  • Donato Cappetta
  • Calogero Loria
  • Francesco Longo
  • Giovanbattista Tedesco
  • Colin Winchester
  • Giacomo Catalano
  • Giuseppe Giovinazzo
  • Pietro Polara
  • Nicolina Biscozzi
  • Giuseppe Tallarita
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