metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for febbraio 2007

Marco Travaglio a Firenze

Posted by pedjolo su 27 febbraio 2007

Oggi, alle 16, in via delle Pandette presso l’edificio D4 di Novoli (Firenze), Marco Travaglio parlerà agli studenti universitari e a tutti coloro che vorranno partecipare. Tema dell’incontro la libertà di stampa, che dà il titolo all’iniziativa "La Scomparsa dei Fatti- La libertà di stampa è nel mirino?", organizzata da SU! Sinistra Universitaria.
Tutti invitati a partecipare ovviamente! Io ci sarò, e cercherò di postare un resoconto di quello che sarà emerso.

Shalom
staff di tuttoblog

Posted in incontri, politica | Leave a Comment »

REAGENDO ALLA CRISI (Seconda parte)

Posted by pedjolo su 25 febbraio 2007

REAGENDO ALLA CRISI
Continuo col lato RADICALE della mia persona

Ma sì, in fondo è giusto.
L’Afghanistan non sono noccioline. Io non voglio una guerra in Afghanistan, tanto meno voglio che il mio paese sia soggetto attivo in quel conflitto armato. E allora, se queste sono le premesse, è giusto che un governo crolli.

Basta col dire che Rossi ha sbagliato
Basta con epiteti del tipo "la solita Rifondazione"
Basta col credere che la sinistra si traveste da destra e vota per Vicenza e per l’Afghanistan, e la destra si traveste da sinistra e fa il perfetto contrario.

BASTAAAA!!!


E’ soltanto un discorso di interessi. Punto. Sia di là che di qua.
Intanto, in Afghanistan si continua a morire, e intanto a Lashkar Gah, Emergency continua a curare persone fisiche, donne, uomini, bimbi, anziani, Mohammeda, Sabria, Abdullah… C’E’ UNA ENORME DIFFERENZA!
Qui si decide da dietro una scrivania o davanti ad un computer, se è giusto che a casa di qualcun’altro ci sia la morte! EHH???? NOI decidiamo il bello ed il cattivo tempo di ALTRI!?!?  Ma dico?! Siamo alla follia. E allora, che cadano i governi, che si facciano ministri tecnici; se l’alternativa è quella di portare macello sono pronto a rischiare.

PS:  Una cosa che non ho chiara! E’ un continuo nominarlo l’Afghanistan, ovunque, anche tra le persone normali. Bene, ma almeno sappiamo dov’è? Io me lo immaginavo, ma non lo sapevo. Allora sono andato QUI.

Posted in afganistan, emergency, politica, riflessioni, stop | 3 Comments »

REAGENDO ALLA CRISI (Prima parte)

Posted by pedjolo su 23 febbraio 2007

REAGENDO ALLA CRISI
Inizio col lato MODERATO della mia persona

Ho scritto questa lettera a Romano Prodi, direttamente dalla sezione del suo blog. http://www.romanoprodi.it/contatti/caro_romano.html

Buongiorno Presidente,
sono Francois Pesce, studente universitario ed elettore della sua coalizione alle elezioni di Aprile 2006. Lei ed il governo, noi cittadini e l’Italia per intero, stiamo attraversando un periodo politico aspro, duro, difficile, di forte insicurezza. Ci sono politici senza scrupoli, lobby, movimenti di azione, che desiderano vederla cadere, assieme a tutto il suo esecutivo.

Sa, io ho dovuto, parafrasando Montanelli, "tapparmi il naso" quando ad Aprile ho espresso la mia volontà. La coalizione non mi piaceva e non mi piace tuttora, e in tutta onestà il lavoro che lei ed i ministri avete svolto mi soddisfa solo in minima parte. Credevo in una politica estera diversa, che tenesse conto SUL SERIO della volontà di tanti di vedere un processo di pacificazione reale nel Medio Oriente; credevo in una rinascita del paese fatta di cose concrete e non di parole su parole su parole.

Diciamocela tutta, Presidente: si poteva fare molto di più.

Ma nonostante questo, adesso, l’alternativa al governo Prodi potrebbe essere quel governo di destra che tanto ci ha fatto dannare, con quel personaggio potente ed odioso del quale non voglio nemmeno far menzione. E allora, per la seconda volta, anche se c’è tanto da fare, e alla svelta, sono disposto a tapparmi il naso, di nuovo, nella speranza che questa fiducia venga ricambiata.

Sono con lei Presidente,
ricambi questo mio gesto d’amore per il nostro paese.

Cordiali saluti.
Francois Pesce

Posted in politica, riflessioni | Leave a Comment »

Voglio andare a vivere in Ugandaaa

Posted by pedjolo su 21 febbraio 2007

TotoCutugnoMi sfrego le mani sul viso e sugli occhi, cercando le parole giuste da scrivere. Ma c’è poco da andare a filosofeggiare: questo paese fa schifo, e ogni giorno raggiunge nuovi livelli di bassezza. Storici. Fossimo tutti appestati, poveri in canna, senza casa, profughi…. sarebbe moralmente più facile da accettare. Invece no, c’è il paradiso (dei pochi) con i suoi parassiti, che ha motivo di esistere perché ha creato l’inferno, dei molti, dove risiedono i parassitati. Ecco, questa è l’Italia: il paese dell’informazione scadente, delle strisce pedonali non rispettate, degli affitti e delle tasse, dei poveri e dei manager, dei politici e del centrismo, dell’acqua e della privatizzazione, di unabomber e delle fabbriche di cluster bomb, di Prodi e di Berlusconi, dei fascisti e dei black block. Questo è proprio un gran paese di merda. E la merda, in un paese, ce la portano quelli che comandano e quelli che si fanno comandare.

Posted in politica, riflessioni, stop | 4 Comments »

Dio santo, leggetela!

Posted by pedjolo su 11 febbraio 2007

di Bassam Aramin

9 Febbraio 2007-02-08

In Memoria di Abir Aramin morta il 18/01/07

Ho  avuto una discussione  con mia figlia il giorno che è stata colpita da uno sparo.

Uscendo dalla porta  di casa per andare a scuola  Abir aveva annunciato, nel modo in cui  fanno  i bambini , che  nel pomeriggio,  invece di tornare a casa   per preparare l’ esame fissato per il giorno dopo, prima sarebbe andata a giocare con una amica .

 Aveva 10 anni, intelligente, studiosa e impegnata a scuola, eppure una piccola bambina.

 Voleva giocare. Io le ho risposto che non doveva neanche pensarci.

 Se le potessi dire qualcosa ora, le direi: Vai. Fai quello che vuoi. Gioca.

 Perché ora lei non potrà mai più. Non riderà mai più, non sentirà più le sue amiche chiamare il suo nome, non sentirà l’amore della sua famiglia che la avvolge di notte come una calda coperta.

 Abir, la terza dei miei sei figli, è stata ferita in testa da uno sparo mentre usciva da scuola il 16 Gennaio, colta nel mezzo tra le truppe israeliane di confine e bambini più grandi che lanciavano o forse no dei sassi. E’ morta due giorni dopo.

 So cosa l’esercito israeliano ha detto dell’incidente, e so anche quello che la sorella più grande di Abir ha visto con i propri occhi: Abir stava scappando dalle truppe quando all’improvviso si è fermata ed è caduta, ed il sangue ha iniziato a spargersi per terra. Una autopsia indipendente ha confermato la causa della morte: una pallottola di gomma, nella parte posteriore della testa di Abir. Ho la pallottola a casa, perché la povera Arin, guardando sua sorella che era stata ferita dallo sparo, l’ha raccolta e l’ha portata a casa. Non ero sorpreso quando l’esercito israeliano ha cercato di colpevolizzare Abir della sua stessa morte. Prima ci hanno detto che era tra quelli che lanciavano i sassi; dopo ci hanno detto che “qualcosa” era scoppiato tra le sue mani – nonostante le mani siano rimaste miracolosamente intatte – prima che la potesse lanciare contro la jeep della guardia di frontiera.

Non ero sorpreso, ma l’angoscia che tali illazioni hanno causato a mia moglie e a me è difficile da esprimere. La nostra bambina è stata uccisa – devono essere dissacrati anche il suo nome e la sua innocenza?

 Sarebbe facile, così facile, odiare. Cercare vendetta, impugnare un fucile, e uccidere tre o quattro soldati, nel nome di mia figlia. Questo è il modo in cui palestinesi ed israeliani hanno vissuto la propria vita per lungo tempo. Ogni bambino morto – ed ognuno è figlio di qualcuno – è un’altra ragione per continuare ad uccidere.

Lo so. Anch’io ero parte di questa spirale. Ho speso sette anni in una prigione israeliana per aver contribuito a pianificare un attacco contro soldati israeliani. A quel tempo, ero deluso perché nessun dei soldati era stato ferito.

Ma mentre scontavo la mia condanna, ho parlato con molte delle mie guardie carcerarie. Ho imparato la storia del popolo ebreo. Ho imparato dell’Olocausto.

Ed eventualmente sono riuscito anche a capire: da entrambi i lati  siamo stati tramutati in strumenti di guerra. Da entrambi le parti , vi è dolore, lutto, e infinite perdite.

E l’unico modo per fermare tutto questo è fermare noi stessi.

Molte persone ci sono venute in sostegno e ci hanno confortato mentre Abir stava morendo, il suo piccolo viso di gesso bianco, i suoi occhi chiusi per sempre. Tra quelli che non hanno mai smesso di essere al mio fianco un gruppo di uomini che recentemente ho imparato ad amare come fratelli, uomini che conoscono il mio passato, e che lo condividono. Uomini che come me, sono stati allenati ad odiare e ad uccidere, ma che ora credono fortemente che si debba riuscire a trovare un modo di vivere con i nostri vecchi nemici.

Uomini israeliani. Ognuno di loro, un ex soldato combattente.

Questi uomini ed io siamo membri dei Combattenti per la Pace. Ognuno di noi, 300 palestinesi ed israeliani, era nelle linee d’avamposto del conflitto. Abbiamo sparato, bombardato, torturato e ucciso. Credevamo che fosse l’unico modo per servire la nostra gente.

Adesso sappiamo che questo non è vero. Sappiamo che per servire la nostra gente, non dobbiamo combattere l’uno contro l’altro ma l’odio che c’è tra di noi. Dobbiamo trovare un modo per condividere la terra che ognuno possiede nel profondo della propria anima, costruire due stati fianco a fianco. Solo allora il lutto finirà.

Non riposerò fino a quando il soldato responsabile della morte di mia figlia sarà processato, e affronterà le conseguenze di quanto ha fatto. Così potrò vedere che il mondo non scorda mia figlia, la mia adorata Abir.

Ma io non cercherò vendetta. No, continuerò il lavoro che ho intrapreso con i miei fratelli israeliani. Combatterò con tutto ciò che porto dentro per vedere il nome di Abir, il suo sangue, diventare un ponte che finalmente chiude le spacature tra di noi, un ponte che permetta agli israeliani ed ai palestinesi di vivere finalmente, inshallah, in pace.

Se potessi dire a mia figlia qualcosa, le farei questa promessa. E lei direi che la amo molto, moltissimo.

Bassam Aramin abita ad Anata, nei dintorni di Gerusalemme ed è membro dei combattenti per la Pace

traduzione dall’inglese di Luisa Morgantini

Shalom
Staff di tuttoblog

Posted in israele, nonviolenza, palestina, riflessioni, stop | Leave a Comment »

Barattiamo!

Posted by pedjolo su 7 febbraio 2007

ZerorelativoQuanto era bello il baratto!!!
AHHH, senza finte mezze misure, senza dover trovare tassi di cambio complicatissimi e mai aggiornati, senza il peso degli spiccioli… San Baratto!
Che invenzione… Il principio è sempre stato semplicissimo:
A necessita del bene X e può disfarsi del bene Y.  B necessita del bene Y e può disfarsi del bene X.
Ecco che non esistono dei valori assoluti, tutto si relativizza, il costo di un bene può variare, in base alle necessità ed alle disponibilità di un soggetto contraente. Che gran bel mondo sarebbe, quello capace di riscoprire il baratto; abbandonare l’astrazione della moneta, l’illusione schizofrenica del capitale, le diversità basate sul reddito.
 
Qualcuno lo ha fatto, e sta cercando con tutte le sue forze di emergere in mezzo a una corrente ed a un mondo che gli remano contro


www.zerorelativo.it

Posted in baratto, economia - articoli | Leave a Comment »

I magnifici 7 coglioni…

Posted by pedjolo su 2 febbraio 2007

Si potrebbe anche titolare "Episodi di discriminazione quotidiana".
Un chiassoso gruppo di giovani scolari,  7 per la precisione, accomodati in una carrozza del Regionale 3045, diretti a Firenze Santa Maria Novella. Ma non dei più chiassosi. Scherzosi, frizzanti, pronti alla risata, un po’ rumorosi a dirla tutta. Ma non dei più rumorosi.

Firenze Rifredi: una stazione e poi l’arrivo. La vita dei magnifici 7 si incrocia con quello che ha tutta l’aria di essere un uomo di strada. "Barbone", viene volgarmente apostrofato. Sta orinando, dietro a una qualche struttura fatiscente della stazione. L’immagine più che invitare alla libertà storce il naso dei più schizzinosi. E delle più schizzinose; ma esiste una categoria di persone che preferiscono la differita alla diretta. E questa categoria trova alcuni validi rappresentanti nei 7 paladini della ingiustizia. Partono gli "Ohh, che schifo!" "Noo, io non guardo", e contemporaneamente, guarda a volte i paradossi, partono pure i CLICK delle fotocamere dei telefonini.

Sono secondi frenetici, ci vuole un’idea, quell’uomo così irrispettoso dell’etica umana deve essere punito: e allora, chi meglio dei 7 ingiustizieri, decisi a fargliela pagare. Con grande codardia, attendono che il treno sia in movimento, sicuri di non poter essere in alcun modo raggiunti dal cattivo di turno, e con grande coordinazione gridano

"SUDICIOOOO!!!".


Adesso basta. Questo è troppo. Mancare di rispetto alle persone, specie a quelle più disagiate, non è permesso.
La pena scelta è analoga a quella inflitta al "barbone" :  una volta che il treno è fermo e che i 7 sono scesi, mi affaccio io al finestrino e grido loro, di fronte ad un po’ di folla incredula   "Vedo che va di moda far notare alle persone cosa non va bene del loro comportamento, urlandolo dal finestrino. Bene, allora io grido a voi che siete dei maleducati irrispettosi degli altri viaggiatori e della loro volontà di leggere o studiare, o dormire. E vi dovreste vergognare di apostrofare a distanza le persone, con termini offensivi".

Scatta la rissa? Assolutamente no; col classico sogghignare della vittima da orgoglio ferito, il gruppo si ricompatta subito e prende corpo un summit di 100 secondi dalla banchina fino al centro della stazione: le decisioni dell’assemblea mi vengono poi riportate dalla presidente onoraria Miss Coda di Paglia e Culo di Budino, spalleggiata dal segretario generale Neurone Unico. I quali pensano di potermi mostrare quanto avessi palesemente torto in quanto, a loro avviso, non ero informato sui fatti. O, bella questa! Ho concluso nel più semplice dei modi, chiedendo ai mitici eroi della discriminazione di domandarsi perché fossero venuti a rincorrermi per spiegarmi le loro ragioni.

Shalom
Staff di tuttoblog

Posted in riflessioni | Leave a Comment »

La mia disobbedienza…

Posted by pedjolo su 2 febbraio 2007

" Mentre alcuni (anarchici, individualisti) evitavano di scontrarsi con la leva militare, sottraendosi ad essa in vari modi, i nonviolenti hanno avuto fiducia che la giurisprudenza fosse migliorabile ed hanno aperto una lotta politica per essere riconosciuti come veri cittadini.

Davanti allo Stato gli obiettori nonviolenti (a differenza di gruppi estremisti) si sono posti come gruppo solidale che voleva sottostare coscienziosamente alla pena che la legge infliggeva loro; e, secondo l’insegnamento gandhiano (che prevede che una regola disobbedita in coscienza, va ricostruita al meglio) si dichiaravano disposti a sostituire il servizio militare con un SC
[Servizio Civile ndr] impegnato nel sociale".

da: "Storia e tecniche della nonviolenza" di Antonino Drago, p.102

Shalom
Staff di tuttoblog

Posted in nonviolenza, riflessioni | Leave a Comment »