metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for the ‘appelli’ Category

Un conflitto, in più.

Posted by pedjolo su 8 marzo 2022

Visto che, un anno fa, su questo blog pubblicavo qualcosa inerente il multicolorato scenario pandemico e di come i magnifici sette (colori) fossero tornati di moda, mi pare doveroso ripropinare l’argomento, declinandolo nell’attuale, disastroso, scenario belligerante.

Eviterò la polemica. Tornare, con forza, a parlare di pace ed equità, dopo aver preso sberle per accoglienza, migrazione ed invasioni ipotetiche, francamente mi fa un po’ incazzare. Ma fa niente. Ora ci sono delle persone che muoiono per l’abominio della guerra ed è giusto, ovviamente, deporre le proprie rivalse del “ve lo avevo detto”, per fare qualcosa di maggiormente utile e solidale.

Allora, cercando una valida alternativa alle mimose da regalare che solo attraverso la bontà d’animo di mio figlio si può ancora apprezzare con purezza ed emozione, mi sono imbattuto in qualcosa che ritengo importante. Un manifesto. Che, diciamocelo, nella pochezza qualitativa della comunicazione moderna, non è mica poco.

Si tratta di un manifesto delle femministe russe e non solo che si caricano sulle spalle l’onere (soprattutto) e l’onore (poco) di essere l’unica o quasi alternativa alle scellerate scelte di un sistema omocentrico, omofobico, omobellico. Un sistema che può essere rovesciato grazie a un movimento trasversale e transnazionale, in grado di trovare consenso in ogni angolo del pianeta.

Questo è un estratto di ciò che scrive Ms.femme89:

Oggi è l’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna. NO, NON È LA NOSTRA FESTA. Non è nata come tale e solo chi ha una visione romanticizzata di questa giornata potrebbe accettare tale malinteso. Ad incoraggiarlo è stato il sistema capitalistico con il suo disgustoso pink washing, sfruttando sia la scarsa informazione in merito, sia il desiderio non poco sessista di festeggiarci manco fossimo un regalo sceso in terra.

Perché ci piace ricevere gli auguri, vero? Ma auguri di cosa? Di esistere? Non siamo un dono, una benedizione PER VOI; siamo persone, e pure discriminate. E se davvero vi importasse non festeggereste, anzi, vi inc@zzereste e scendereste in piazza con noi – parlo per chi non prende posizione, convintə che la lotta al patriarcato riguardi solo le donne. Prendiamo le mimose: pensate ancora che ci piaccia riceverle “perché sì?” Vi siete mai chiest3 da dove provenga questa tradizione?

Le mimose vennero proposte dalla deputata Teresa Mattei nel 1945 come fiore simbolo delle donne italiane; un fiore povero, dal colore allegro e il profumo dolciastro per ricordare la vittoria per l’ottenimento del voto. Ma davvero vogliamo fermarci a questo e a una scatola di cioccolatini? Non sarebbe il caso di fermarsi un momento e farsi una bella ricerca sul PERCHÉ noi donne non festeggiamo l’8 marzo, per lo meno quelle di noi che conoscono la storia?

L’8 marzo è una giornata di riflessione, di ricordo, di presa di coscienza di quanto le donne abbiano passato e patito. Ed è nostro dovere rispettarla. Anche col sorriso e un fiore in mano, ma RISPETTARLA, non prenderla a pretesto per festeggiare, facendo tra l’altro rimpinguare i conti in banca di chi vuole solo capitalizzarci sopra seppellendo il marcio della violenza di genere per 24h (tanto per quello c’è già il 25 novembre, no?).

Come nasce quindi? La Giornata nasce dopo lunghe discussioni in tutto il mondo da parte principalmente delle donne socialiste. In particolare in Germania, Rosa Luxemburg e Clara Zetkin si batterono per una giornata dedicata e per il suffragio femminile, mentre in America venne istituito il ‘Women’s Day’ nel 1909.

Invece, Fem_antiwar_resistance riporta questo:

Feminist Anti-War Resistace Manifesto

On February 24, at around 5:30 AM Moscow time, Russian president Vladimir Putin announced a “special operation” on the territory of Ukraine in order to “denazify” and “demilitarize” this sovereign state. This operation had long been in preparation. For several months, Russian troops were moving up to the border with Ukraine. At the same time, the leadership of our country denied any possibility of a military attack. Now we see that this was a lie.

Russia has declared war on its neighbor. It did not allow Ukraine the right to self-determination nor any hope of a peaceful life. We declare — and not for the first time — that war has been waged for the last eight years at the initiative of the Russian government. The war in Donbas is a consequence of the illegal annexation of Crimea. We believe that Russia and its president are not and have never been concerned about the fate of people in Luhansk and Donetsk, and the recognition of the republics after eight years was only a pretext for the invasion of Ukraine under the guise of liberation.

As Russian citizens and feminists, we condemn this war. Feminism as a political force cannot be on the side of a war of aggression and military occupation. The feminist movement in Russia struggles for vulnerable groups and the development of a just society with equal opportunities and prospects, in which there can be no place for violence and military conflicts.

War means violence, poverty, forced displacement, broken lives, insecurity, and the lack of a future. It is irreconcilable with the essential values and goals of the feminist movement. War exacerbates gender inequality and sets back gains for human rights by many years. War brings with it not only the violence of bombs and bullets but also sexual violence: as history shows, during war, the risk of being raped increases several times for any woman. For these and many other reasons, Russian feminists and those who share feminist values ​​need to take a strong stand against this war unleashed by the leadership of our country.

The current war, as Putin’s addresses show, is also fought under the banner of the “traditional values” declared by government ideologues — values that Russia allegedly decided to promote throughout the world as a missionary, using violence against those who refuse to accept them or hold other views. Anyone who is capable of critical thinking understands well that these “traditional values” include gender inequality, exploitation of women, and state repression against those whose way of life, self-identification, and actions do not conform with narrow patriarchal norms. The justification of the occupation of a neighboring state by the desire to promote such distorted norms and pursue a demagogic “liberation” is another reason why feminists throughout Russia must oppose this war with all their energy.

Today feminists are one of the few active political forces in Russia. For a long time, Russian authorities did not perceive us as a dangerous political movement, and therefore we were temporarily less affected by state repression than other political groups. Currently more than forty-five different feminist organizations are operating throughout the country, from Kaliningrad to Vladivostok, from Rostov-on-Don to Ulan-Ude and Murmansk. We call on Russian feminist groups and individual feminists to join the Feminist Anti-War Resistance and unite forces to actively oppose the war and the government that started it. We also call on feminists all over the world to join our resistance. We are many, and together we can do a lot: Over the past ten years, the feminist movement has gained enormous media and cultural power. It is time to turn it into political power. We are the opposition to war, patriarchy, authoritarianism, and militarism. We are the future that will prevail.

We call on feminists around the world: Join peaceful demonstrations and launch offline and online campaigns against the war in Ukraine and Putin’s dictatorship, organizing your own actions. Feel free to use the symbol of the Feminist Anti-War Resistance movement in your materials and publications, as well as hashtags #FeministAntiWarResistance and #FeministsAgainstWar.

Distribute the information about the war in Ukraine and Putin’s aggression. We need the whole world to support Ukraine at this moment and to refuse to help Putin’s regime in any way.Share this manifesto with others. It’s necessary to show that feminists are against this war — and any type of war. It’s also essential to demonstrate that there are still Russian activists who are ready to unite in opposition to Putin’s regime. We are all in danger of persecution by the state now and need your support. Feminist Anti-War Resistance has a Telegram channel with additional information (in Russian).

E poi:

Noi, le donne della Russia, ci rifiutiamo di celebrare l’8 marzo di quest’anno:

non regalateci fiori, meglio scendere in piazza e deporli in memoria dei civili morti in Ucraina (circa 300 persone, ci sono bambini tra i morti), contro i quali il nostro Paese ha scatenato le ostilità. Oppure deporre i fiori che ci vengono donati ai monumenti: i fiori sono meglio dei proiettili.

https://www.robadadonne.it/231815/live-blog-chat-telegram-resistenza-femminista-russa-contro-la-guerra/

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Ballottaggio 2017

Posted by pedjolo su 21 giugno 2017

Vorrei ringraziare quanti, nelle scorse settimane, hanno deciso di sostenermi, con o senza voto, come candidato di Sinistra per Pistoia, in questa personale “prima volta” : la mia campagna elettorale è partita con qualche scetticismo, legato anche alla ristrettezza dei tempi in cui era richiesto e necessario muoversi. E infatti, ho cercato di privilegiare i piccoli momenti di dialogo e dibattito, mirando a parlare piuttosto che urlare.
Ma, nonostante abbia apprezzato la fiducia di chi mi ha votato, il risultato personale sta a margine; c’è qualcosa di differente e più grande, stavolta, in ballo. Io sono convinto che le diffidenze, i dissensi, le proteste del primo turno siano stati tutti legittimi. Ne sono davvero convinto.
Non trovo tollerabile, al fine di giustificare un mancato successo elettorale, accusare un candidato o una lista concorrente di aver intercettato voti utili a qualcun altro: questa non è una battaglia, è la democrazia. L’ho sempre pensato da spettatore e continuo a pensarlo anche oggi, da partecipante. Le liste e i loro candidati sono espressione di una volontà popolare e rappresentano una fetta di elettorato che, per svariate ragioni, ha deciso di dar loro il proprio consenso.
Quindi, ora poche storie se, ad esempio, i numeri ci raccontano che, nel 2017, a Pistoia 500 persone votano per una lista di estrema destra. Non serve barricarsi, meravigliarsi o indignarsi adesso: partendo dal presupposto che c’è un voto legittimato dalla legge vigente, risulta più sensato rendersi conto che si tratta di un fenomeno sociologico su cui interrogarsi. È necessario, casomai, chiedersi come mai una parte del tessuto sociale senta il bisogno di costituire un senso di appartenenza attorno ai principi espressi da questo movimento, o quello che è; come mai giovani e giovanissimi, spesso con il diploma di scuola superiore non ancora in mano, si identifichino in anacronistici inni a quello che fu un buio ventennio datato ormai cento anni fa.
Ma, come ho scritto, questa è una riflessione che necessita di svilupparsi ben prima di una tornata elettorale. Anzi, no, non è una riflessione: è un ascolto! Un ascolto dei malumori e delle frustrazioni che accompagnano chi vive la città e le sue periferie, finalizzato ad intercettare nuovi bisogni, per trasformare le proteste in proposte. In questo, io cittadino e volontario, prima ancora che come candidato, sono mancato, perché non ho fatto abbastanza per accogliere e raccogliere queste sensazioni. E ritengo di avere la licenza per poter invitare all’autocritica anche altri che, come me, possono migliorarsi, puntando a privilegiare il dialogo e il confronto.
Sento quindi il bisogno personale di cominciare a farlo in maniera più convinta, ripartendo non soltanto dalla neonata lista, ma anche dalle opportunità che l’esperienza con Emergency mi offre quotidianamente, potendo osservare da vicino la società attuale, attraverso gli eventi pubblici, e quella del domani, tramite gli incontri nelle scuole.
Ogni momento e, soprattutto, ogni storia ed ogni persona meritano il medesimo ascolto perché hanno la stessa dignità: questa è una ferma convinzione che affonda le sue radici non soltanto in discorsi ed aforismi di leader carismatici o lungimiranti personaggi storici, ma proviene anche dalle storie che molti mi hanno raccontato, onorandomi di questa loro condivisione.
Quelli che si beccano l’epiteto di negri, finocchi, immigrati, barboni, puttane, zingari; gli “ultimi”, i diversi, i non allineati, gli avversari. Persone, fatte di sangue e sogni, come me.
Intanto, anche in nome di queste persone, mi prendo la seconda ed ultima licenza, al fine di spronare ogni lettore che abbia condiviso queste mie parole, ad andare a votare domenica 25 giugno. Partecipare ed esprimere la propria posizione, anche in dissenso con tutte le forze politiche presenti, è un diritto frutto di conquiste che rischiano troppo spesso di essere svuotate del loro reale valore. Se al primo turno 30 mila persone non hanno partecipato, al secondo turno è necessaria una inversione, perché ci sono in gioco due visioni opposte, agli antipodi, su come amministrare una città.
Come ho scritto sopra, pur consapevole del fatto che ci sarà da lavorare, da ricucire rapporti di fiducia logori, da correggere errori e rivedere linee politiche, io continuo a sostenere, per quelli che sono i miei valori, la candidatura a sindaco di Samuele Bertinelli, in opposizione a quella di una coalizione e di un candidato sindaco che, seppur legittimi, la mia visione delle cose mi porta a definire fuori dal tempo e pericolosamente classisti e razzisti, incapaci di fornirmi certezze sull’immediato futuro della mia famiglia.
E, soprattutto, di mio figlio che non voglio inizi la scuola in una città xenofoba, guidata da sedicenti secessionisti che sputano sulla Costituzione, salvo poi utilizzarla per i giuramenti di rito, fascisti del terzo millennio che sventolano croci celtiche e ammazzano senegalesi ai mercati fiorentini, omofobi che sostengono i valori della famiglia ma solo quella che piace loro. Questo non è accettabile.
Per evitarlo, ciò che è stato realizzato dall’amministrazione uscente e, impegniamoci per questo, di nuovo entrante, ciò che è stato sbagliato e ciò che necessita ancora di essere fatto, dovrà essere il punto da cui far ripartire il nastro, con umiltà, riconoscenza e presenza sui territori.

 

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Sì18DAY

Posted by pedjolo su 30 marzo 2012

Riporto dal blog ambientesulweb.wordpress.com

Sì18DAY.

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NO ALLA CHIUSURA DI SPLINDER!

Posted by pedjolo su 22 novembre 2011

APPELLO AGLI UTENTI SPLINDER!
Contro la chiusura unilaterale!

Possibile che non possiamo avvalerci di qualche basilare diritto nei confronti di questi signori che si vantano di aver avuto un ricavo di quasi 60 milioni di euro?

http://dada.dada.net/it/press_room/comunicati_stampa/3224

PERSONALMENTE MI ATTIVO – E VI CHIEDO DI FARE LA MEDESIMA COSA – DA QUESTO PRECISO MOMENTO PER CHIEDERE CHE VENGA RICONOSCIUTO IL NOSTRO SACROSANTO DIRITTO DI NON PERDERE, PER RESCISSIONE UNILATERALE DEL CONTRATTO (CHE TUTTI NOI UTENTI ABBIAMO FIRMATO, RICORDATE?) CIÒ CHE CI APPARTIENE!
FACCIAMO RETE!!! DIFFONDIAMO LA COSA, PROPONIAMO IDEE!

LASCIO INTANTO I MIEI CONTATTI:

Francois Pesce
paparena@tiscali.it

340 4795767

RIPORTO ALTRI POST (AGLI AUTORI, LA RICHIESTA DI UNIRSI A NOI):

http://xanthippe.splinder.com/post/25770446/addio-mio-amato

http://poesiaprosaspontanea.splinder.com/post/25770443/post

http://blogcalciomercato.splinder.com/post/25770440/un-blog-personale

http://erikabar.splinder.com/post/25770402/ciao

http://inattuali.splinder.com/post/25770420/allora-si-chiude

http://fiorellasenzaradici.splinder.com/post/25770423/addio-splinder

http://kymmasgrafica.splinder.com/post/25770424/ultimo-post-su-splinder

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Sito non raggiungibile.

Posted by pedjolo su 20 Maggio 2011

Un'importante petizione da firmare:

http://sitononraggiungibile.e-policy.it/


Sito Non raggiungibile

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Acqua.

Posted by pedjolo su 12 Maggio 2011

Regola acquea
di Marco Paolini

uno
Tutte le specie e gli ecosistemi hanno diritto
alla loro quota d’acqua su questo pianeta.

due
C’è un filo liquido che ci lega tra noi umani
e lega noi alle altre specie.
Si chiama ciclo e non va spezzato, aggrovigliato
o non potrà più tornare a scorrere.

terzo
L’acqua è gratis, ma può costare cara,
quindi non sbarrate ancora, non deviate ancora,
non prosciugate ancora, nell'illusione di bonificare
perché incalcolabile è il danno che farete per fare del bene.

quarto
Non escludere nessuno, l’acqua è un dono, e
chi progetta di trasformarla in merce da tubo o bottiglia
sta rubando ai poveri per vendere ai ricchi.

quinto
L’acqua può bastare a questo pianeta
solo se impariamo a farla bastare, non solo perché costa,
ma perché vale più di quello che costa.

sesto
L’acqua non è un brevetto, non è un marchio, non è un logo
e come aria non rispetta confini e va lasciata libera
di passare da nazioni e proprietà perchè l'acqua
che non è vagabonda diventa morta

settimo
Non ne abusare, non è tua, non è nostra, siamo
custodi e non padroni.
Ogni permesso di inquinare, ogni consumo industriale esagerato
è una truffa legale al nostro pianeta, a tutti noi,
nessuna merce potrà sostituirla.

L’acqua non è un sottoprodotto della Coca Cola.

Voi che pensate di averne ancora da vendere, comprare, sporcare, buttare,
vivete già su un altro pianeta.

Firmato, per ora, noi fiumi lombardo-veneti:
Seveso, Lambro, Olona, Adda, Ticino, Serio, Oglio, Mincio, Adige,
Brenta, Sile, Piave, Livenza, Isonzo, Tagliamento e Po, …ma solo un po’.

****** ****** ****** ****** ****** ****** ******

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Saverio Tommasi, i Rom se ne sono andati.

Posted by pedjolo su 9 febbraio 2011

Dice Saverio Tommasi:

 "[…] la forza del diritto o la si accompagna all'umanità dell'agire, oppure diventa la legge del più forte".
 
Ecco verso dove sta "derivando" la nostra società. Nella freddezza, nell'assenza di umanità. Tutti burocrati arrivisti in carriera, siamo diventati.

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Nonna "Betta" Caponnetto e Domenico Bilotta scrivono…

Posted by pedjolo su 5 gennaio 2011

Proviamo vergogna a essere italiani!

 

Proviamo vergogna di un popolo che ha dimenticato di stare insieme con dignità e dire con fermezza basta!

Dov’erano i partiti, i nostri politici, i sindacati, le associazioni, i cittadini quando, martedì 28 Dicembre 300 uomini e donne padri e madri di famiglie, nel porto di Civitavecchia, appena sbarcati dal traghetto proveniente da Olbia, sono stati caricati, malmenati, sequestrati e riaccompagnati a casa come i più efferati dei delinquenti?

Non erano i soliti giovani facinorosi, non erano neppure i bravi giovani che manifestavano contro il ministro Gelmini che improvvisamente il giorno dopo sono diventati tutti cattivi!

Non erano neppure i 300 giovani e forti del nostro ignoto Risorgimento! Erano 300 pastori sardi che volevano dimostrare, a un popolo assonnato e “teleinghiottito”, che loro c’erano ed erano pronti a manifestare, a portare a Roma il loro dissenso.

Svegliare i cittadini per difendere un loro diritto!

Ma i cittadini, come per i ragazzi di Carlo Pisacane, li hanno traditi. Non li hanno sostenuti!

Certo non erano né giovani, né forti e non sono, per fortuna, neppure morti. Ma è morto un altro pezzo della nostra Democrazia, della nostra Costituzione!

È morto il diritto a manifestare.

Non avevano chiesto l’autorizzazione!

Ci si appella a un vincolo di legge scardinandone un principio!

Chi è la mente eccelsa che ha partorito tale candida risposta?

Il 27 dicembre 1955 l’allora Pretore di Prato, Antonino Caponnetto, inviò all’appena costituita Corte Costituzionale la richiesta di pronunciarsi a favore di un ragazzo, Enzo Catani, per aver «distribuito avvisi o stampati nella pubblica strada, o affisso manifesti o giornali, ovvero usato alto parlanti per comunicazioni al pubblico, senza autorizzazione dell’autorità di pubblica sicurezza, com’è prescritto nel detto articolo, o anche, nonostante il divieto espresso di tale autorità». La Corte Costituzionale dette ragione ad Antonino Caponnetto e dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 113 della legge di p.s. in quanto l’autorizzazione ivi prescritta contrastava con l’art. 21 della Costituzione, dove sancisce che «tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione».

Nonno Nino dopo la morte di Falcone e Borsellino disse: «Tutto è finito» ma, a fargli cambiare idea, furono i giovani davanti al tribunale di Palermo che gridavano: «nonno Nino, non ci abbandonare chi ci difende ora!».

E oggi? Chi ci difende?

Non abbiamo più Antonino Caponnetto, Sandro Pertini né i nostri padri costituenti a difendere i valori della nostra Carta!

Ci rimane la dignità!

Per le forze dell’ordine la dignità si alimenta della memoria dei tanti loro martiri, morti nel difendere lo Stato e dell’obbligo di proteggere la Costituzione e il suo popolo, anche quando devono rispettare un ordine!

Per chi ha responsabilità politiche la dignità deriva dal dovere di emanare e rispettare rigorosamente le leggi e la Costituzione e di non essere strumento di trame oscure.  

Nonno Nino diceva: «la democrazia si difende nel far pulizia nei propri ranghi per far prevalere la giustizia e la legalità».

Per uomini e donne di buona volontà è ora di prendere la ramazza!

 

P.S.

Questo comunicato non è stato inviato a Scuole e Studenti per evitare accuse risibili di strumentalizzazione ma perché crediamo che la Scuola sia il luogo Sacro del Sapere e che quindi spetta a noi adulti dare i segnali giusti per la loro crescita nei valori della democrazia e della legalità.

 

 

                    Nonna Betta Caponnetto                                                      Domenico Bilotta

Presidente Onorario Fondazione Antonino Caponnetto        Responsabile Nazionale Progetto Scuola

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Facciamo quadrato attorno a Sara Forlai!

Posted by pedjolo su 24 dicembre 2010

sara forlai giornale

Cari amici, parenti, colleghi,
Gentili associazioni, redazioni, segreterie,

purtroppo non è una di quelle noiose catene spam che girano su internet. Non lo è perché conosco la persona che ha girato l'appello e posso garantire anche sul papà che lo ha lanciato per sua figlia. Per ulteriori verifiche, scrivetemi una email oppure chiamatemi al 340 4795767.
 

La storia è drammaticamente semplice. Un amico, Riccardo Tovo, volontario di Emergency del gruppo di Massa e Carrara, ci chiede aiuto. Lo fa per Sara, 17 anni, la figlia di un suo caro amico.
 
 
Sara dovrà essere operata, per una seconda volta, per sostituire l'aorta per intero; il gruppo pistoiese di Emergency, così come tutti gli altri gruppi facenti parte il coordinamento regionale, si sta muovendo per affrontare insieme a Sara questa prova estremamente ardua. Perché, come spero condividerete, se la sanità deve essere d'eccellenza, gratuita, accessibile a tutti, dobbiamo far sì che ciò si concretizzi anche nelle battaglie quotidiane nelle quali possiamo trovarci intrappolati tutti noi.
 
 
Leggete l'appello e state allerta, c'è bisogno di ciascuno di noi per permettere a Sara e suo papà di sostenere questo enorme (anche economicamente) intervento.
 
 
Questi gli estremi per una donazione:
 
BOLLETTINO :
banca credito della versilia e della lunigiana
sarzana via ugo muccini, 61
IBAN IT97 N087 2649 8400 0000 0834 093
intestato a forlai giordano e bianchi monica
causale : donazione per Sara Forlai
 
 
VAGLIA POSTALE :
a: FORLAI GIORDANO
Stadano
Via Stadano 3 k
50411 Aulla
 
 
Giordano può rilasciare, a chi lo volesse, fotocopia di documento di identità come ricevuta per la donazione.
 
 
Vi invito, nel frattempo, a inviare una email o un sms di vicinanza e conforto a Giordano (il papà) a pocomanero@email.it  o al numero 3292138266
 
Per quel che riguarda queste festività, se qualcuno non avesse ancora concluso le sue compere… ecco, avete trovato un modo per INVESTIRE quei soldi.
 
Grazie
francois

(di seguito, l'appello di Giordano Forlai)
 
> Cari amici,
>
> sono, purtroppo e umilmente, costretto a richiedere un aiuto
> economico, nella maniera a voi possibile, a fronte di una emergenza
> medica.
>
> Mia figlia Sara di 17 anni,
> già salvata in extremis lo scorso anno ad ottobre per un’aneurisma
> all’aorta, dovuta ad una malattia genetica (sindrome di Marfan), è
> costretta a sottoporsi ad un altro intervento salva vita a breve,
> visto l’aggravarsi della sua situazione clinica.
>
> L’intervento comporterà l’intera sostituzione dell’aorta.
> Per tale intervento chirurgico, vista la criticità e l’età di mia
> figlia, siamo stati indirizzati dal medico curante (Prof. Glauber
> dell’OPA di Massa), al prof. Josef Coselli, medico ritenuto il
> massimo esperto, che vive e opera a Houston al Center Heart (Texax –
> Stati Uniti D’America).
>
> La scelta è motivata, oltre che per la salvezza, per aver un minor
> rischio di paraplegia e miglior vita futura, quale mia figlia merita
> (ne in Italia ne in Europa, le referenze mediche garantiscono 
> questo).
>
> Vi chiedo aiuto, per sostenere spese mediche e logistiche, che mi
> permettano di tentare, il tutto e per tutto, per assistere e 
> riportare
> a casa mia figlia con la prospettiva di un futuro migliore.
>
> Chiunque volesse donare, può rivolgersi direttamente al 3292138266
> ( pocomanero@email.it ) per eventuali chiarimenti e modalità.
>
> Io e mia figlia Sara vi ringraziamo anticipatamente, per il vs aiuto
> e/o solidarietà .
>
> Forlai Giordano

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Alzati che si sta alzando… PARTE 1

Posted by pedjolo su 24 novembre 2010


Grazie a Giovanni Chianta per questo contributo:

(E intanto, stamani in tutta Italia gli studenti occupano e s'incazzano!)

Maroni legga, davanti a dieci milioni di telespettatori, questo elenco di insulti di vario tipo dei leghisti nei confronti del genere umano, se ne ha il coraggio.  Ecco L'elenco:

 

  • Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
  • Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
  • Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
  • La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
  • Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
  • Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
  • A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
  • Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
  • Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
  • Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
  • Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
  • Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
  • Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
  • L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
  • Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
  • Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
  • I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
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  • DOBBIAMO FARE IL MODO CHE QUESTO ELENCO VENGA LETTO NELLA PROSSIMA PUNTATA DI "VIENI VIA CON ME", IO HO GIA' INVIATO UNA MAIL AI REDATTORI DELLA TRASMISSIONE, FATELO ANCHE VOI. ECCO IL LINK PER MANDARE LA MAIL ALLEGANDO L'ELENCO:


http://www.vieniviaconme.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-726c63a2-596e-44f9-8cda-bf32d03bd0bc.html

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