metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for the ‘violenza’ Category

Un conflitto, in più.

Posted by pedjolo su 8 marzo 2022

Visto che, un anno fa, su questo blog pubblicavo qualcosa inerente il multicolorato scenario pandemico e di come i magnifici sette (colori) fossero tornati di moda, mi pare doveroso ripropinare l’argomento, declinandolo nell’attuale, disastroso, scenario belligerante.

Eviterò la polemica. Tornare, con forza, a parlare di pace ed equità, dopo aver preso sberle per accoglienza, migrazione ed invasioni ipotetiche, francamente mi fa un po’ incazzare. Ma fa niente. Ora ci sono delle persone che muoiono per l’abominio della guerra ed è giusto, ovviamente, deporre le proprie rivalse del “ve lo avevo detto”, per fare qualcosa di maggiormente utile e solidale.

Allora, cercando una valida alternativa alle mimose da regalare che solo attraverso la bontà d’animo di mio figlio si può ancora apprezzare con purezza ed emozione, mi sono imbattuto in qualcosa che ritengo importante. Un manifesto. Che, diciamocelo, nella pochezza qualitativa della comunicazione moderna, non è mica poco.

Si tratta di un manifesto delle femministe russe e non solo che si caricano sulle spalle l’onere (soprattutto) e l’onore (poco) di essere l’unica o quasi alternativa alle scellerate scelte di un sistema omocentrico, omofobico, omobellico. Un sistema che può essere rovesciato grazie a un movimento trasversale e transnazionale, in grado di trovare consenso in ogni angolo del pianeta.

Questo è un estratto di ciò che scrive Ms.femme89:

Oggi è l’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna. NO, NON È LA NOSTRA FESTA. Non è nata come tale e solo chi ha una visione romanticizzata di questa giornata potrebbe accettare tale malinteso. Ad incoraggiarlo è stato il sistema capitalistico con il suo disgustoso pink washing, sfruttando sia la scarsa informazione in merito, sia il desiderio non poco sessista di festeggiarci manco fossimo un regalo sceso in terra.

Perché ci piace ricevere gli auguri, vero? Ma auguri di cosa? Di esistere? Non siamo un dono, una benedizione PER VOI; siamo persone, e pure discriminate. E se davvero vi importasse non festeggereste, anzi, vi inc@zzereste e scendereste in piazza con noi – parlo per chi non prende posizione, convintə che la lotta al patriarcato riguardi solo le donne. Prendiamo le mimose: pensate ancora che ci piaccia riceverle “perché sì?” Vi siete mai chiest3 da dove provenga questa tradizione?

Le mimose vennero proposte dalla deputata Teresa Mattei nel 1945 come fiore simbolo delle donne italiane; un fiore povero, dal colore allegro e il profumo dolciastro per ricordare la vittoria per l’ottenimento del voto. Ma davvero vogliamo fermarci a questo e a una scatola di cioccolatini? Non sarebbe il caso di fermarsi un momento e farsi una bella ricerca sul PERCHÉ noi donne non festeggiamo l’8 marzo, per lo meno quelle di noi che conoscono la storia?

L’8 marzo è una giornata di riflessione, di ricordo, di presa di coscienza di quanto le donne abbiano passato e patito. Ed è nostro dovere rispettarla. Anche col sorriso e un fiore in mano, ma RISPETTARLA, non prenderla a pretesto per festeggiare, facendo tra l’altro rimpinguare i conti in banca di chi vuole solo capitalizzarci sopra seppellendo il marcio della violenza di genere per 24h (tanto per quello c’è già il 25 novembre, no?).

Come nasce quindi? La Giornata nasce dopo lunghe discussioni in tutto il mondo da parte principalmente delle donne socialiste. In particolare in Germania, Rosa Luxemburg e Clara Zetkin si batterono per una giornata dedicata e per il suffragio femminile, mentre in America venne istituito il ‘Women’s Day’ nel 1909.

Invece, Fem_antiwar_resistance riporta questo:

Feminist Anti-War Resistace Manifesto

On February 24, at around 5:30 AM Moscow time, Russian president Vladimir Putin announced a “special operation” on the territory of Ukraine in order to “denazify” and “demilitarize” this sovereign state. This operation had long been in preparation. For several months, Russian troops were moving up to the border with Ukraine. At the same time, the leadership of our country denied any possibility of a military attack. Now we see that this was a lie.

Russia has declared war on its neighbor. It did not allow Ukraine the right to self-determination nor any hope of a peaceful life. We declare — and not for the first time — that war has been waged for the last eight years at the initiative of the Russian government. The war in Donbas is a consequence of the illegal annexation of Crimea. We believe that Russia and its president are not and have never been concerned about the fate of people in Luhansk and Donetsk, and the recognition of the republics after eight years was only a pretext for the invasion of Ukraine under the guise of liberation.

As Russian citizens and feminists, we condemn this war. Feminism as a political force cannot be on the side of a war of aggression and military occupation. The feminist movement in Russia struggles for vulnerable groups and the development of a just society with equal opportunities and prospects, in which there can be no place for violence and military conflicts.

War means violence, poverty, forced displacement, broken lives, insecurity, and the lack of a future. It is irreconcilable with the essential values and goals of the feminist movement. War exacerbates gender inequality and sets back gains for human rights by many years. War brings with it not only the violence of bombs and bullets but also sexual violence: as history shows, during war, the risk of being raped increases several times for any woman. For these and many other reasons, Russian feminists and those who share feminist values ​​need to take a strong stand against this war unleashed by the leadership of our country.

The current war, as Putin’s addresses show, is also fought under the banner of the “traditional values” declared by government ideologues — values that Russia allegedly decided to promote throughout the world as a missionary, using violence against those who refuse to accept them or hold other views. Anyone who is capable of critical thinking understands well that these “traditional values” include gender inequality, exploitation of women, and state repression against those whose way of life, self-identification, and actions do not conform with narrow patriarchal norms. The justification of the occupation of a neighboring state by the desire to promote such distorted norms and pursue a demagogic “liberation” is another reason why feminists throughout Russia must oppose this war with all their energy.

Today feminists are one of the few active political forces in Russia. For a long time, Russian authorities did not perceive us as a dangerous political movement, and therefore we were temporarily less affected by state repression than other political groups. Currently more than forty-five different feminist organizations are operating throughout the country, from Kaliningrad to Vladivostok, from Rostov-on-Don to Ulan-Ude and Murmansk. We call on Russian feminist groups and individual feminists to join the Feminist Anti-War Resistance and unite forces to actively oppose the war and the government that started it. We also call on feminists all over the world to join our resistance. We are many, and together we can do a lot: Over the past ten years, the feminist movement has gained enormous media and cultural power. It is time to turn it into political power. We are the opposition to war, patriarchy, authoritarianism, and militarism. We are the future that will prevail.

We call on feminists around the world: Join peaceful demonstrations and launch offline and online campaigns against the war in Ukraine and Putin’s dictatorship, organizing your own actions. Feel free to use the symbol of the Feminist Anti-War Resistance movement in your materials and publications, as well as hashtags #FeministAntiWarResistance and #FeministsAgainstWar.

Distribute the information about the war in Ukraine and Putin’s aggression. We need the whole world to support Ukraine at this moment and to refuse to help Putin’s regime in any way.Share this manifesto with others. It’s necessary to show that feminists are against this war — and any type of war. It’s also essential to demonstrate that there are still Russian activists who are ready to unite in opposition to Putin’s regime. We are all in danger of persecution by the state now and need your support. Feminist Anti-War Resistance has a Telegram channel with additional information (in Russian).

E poi:

Noi, le donne della Russia, ci rifiutiamo di celebrare l’8 marzo di quest’anno:

non regalateci fiori, meglio scendere in piazza e deporli in memoria dei civili morti in Ucraina (circa 300 persone, ci sono bambini tra i morti), contro i quali il nostro Paese ha scatenato le ostilità. Oppure deporre i fiori che ci vengono donati ai monumenti: i fiori sono meglio dei proiettili.

https://www.robadadonne.it/231815/live-blog-chat-telegram-resistenza-femminista-russa-contro-la-guerra/

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Prevenzione antirazzista

Posted by pedjolo su 10 febbraio 2012

Pubblicato su Lo Snodo il 10 febbraio 2012

www.losnodo.net

controradio.itLa violenza dietro l’angolo fa paura. Nell’era dell’ informazione rapida, in tempo reale, l’uomo comune ha acquisito la capacità di assorbire una quantità di informazioni inimmaginabile prima. E come una sorta di difesa, è cresciuta la capacità di farsi scivolare addosso ciò che succede. Come una sorta di principio moderno di sopravvivenza. Resta il fatto che, tra i casi di violenza che si succedono, ogni tanto ne possa sbucare ed accadere uno vicino al proprio luogo di abitazione, alla scuola dei propri figli. O ad una piazza affollata. Inutile ribadire quanto tutto ciò abbia ripercussioni sulla tranquillità del singolo che vive quella notizia come un avvertimento, un campanello di allarme: “ehi, guarda che le cose possono succedere anche qui, dove sei tu”. E non solo, “possono succedere anche a te”.

13 dicembre 2011, piazza Dalmazia, Firenze. Gianluca Casseri, uno tranquillo, ragioniere, 50 anni. Scrittore. Un uomo normale. Quasi. Un mix tra un insospettabile e un soggetto con grandi problematiche. Montanino di nascita, di Cireglio, paesino della provincia pistoiese, fanatico di miti puri, ariani, sostenitore della distinzione delle razze. Che succede se un uomo normale, spara un colpo addosso a qualcuno? La stessa cosa che accadrebbe se lo facesse un bambino o un alieno. Quel qualcuno colpito si fa male, anche tanto. E può morire e lasciare nel panico e nella rabbia le persone che ha intorno. Così, con un’arma da fuoco, Casseri ha stroncato la vita di Samb Modou e quella di Diop Mor, due venditori ambulanti provenienti dal Senegal.

Ciò che è accaduto a Firenze sconcerta, ma è solo l’ennesima esplosione della bomba chiamata razzismo, intolleranza (cosa ci sarà poi da tollerare o meno…), cresciuta forse in seno all’egoismo e alla frustrazione di un contesto sociale tendente alla chiusura e alla creazione di minacce e pericoli pubblici inesistenti. Ad ogni modo, come lo si definisca non è importante, la cosa fondamentale è avere ben presente l’enorme numero di facce che può assumere.

Facce normali, facce quotidiane, facce conosciute. Facce di Facebook. E proprio sulle reti sociali non potevano mancare i commenti. Miriadi? Certo, ma ciò che lascia senza parole è il fatto che siano miriadi anche i punti di vista. Se, tra i tanti che si sono espressi, la maggior parte ha condiviso sentimenti di dolore ed empatia nei confronti delle famiglie delle vittime, necessita attenzione la fetta dei “menodueisti”. Agghiacciante. Ma è dato reale e girarsi dall’altra parte, far finta di nulla, tentare di insabbiare consolandosi con meri dati numerici, non ha senso ed avrebbe, anzi, sicuri effetti controproducenti. Come li ha il manifestare per chiedere la chiusura immediata di Casa Pound, presso la cui sede pistoiese Casseri si recava. Perché chiudere un centro – che fino a ieri può non essere piaciuto ad alcuni, può essere stato criticato, può aver svolto attività sgradite – che ha comunque avuto le necessarie autorizzazioni previste dalle più basilari regole legate alla libertà associazionisitica e culturale? Supponendo che la critica di chi manifesta verta sul principio che il rimembrare con nostalgia il fascismo e i miti di una società – irreale – libera da ogni forma di meticciato ed interdipendenza sia attività tuttaltro che utile culturamente e socialmente, non sarebbe forse più opportuno rivolgersi direttamente a decisori politici che finora hanno ritenuto superfluo ogni tipo di controllo contenutistico?

Sopra a tutto ciò, si eleva un concetto più nobile e forse lungimirante: la necessità di capire perché un corpo sociale – vasto – arrivi a partorire bisogni associativi di questo tipo, il cui fulcro è, più o meno velatamente, l’odio intriso di paura verso un nemico comune, da individuare nel capro espiatorio di turno. Oggi i cosiddetti stranieri, o clandestini, ieri i lavoratori provenienti dalle regioni del Mezzogiorno. “Non si affitta ai meridionali”, sui muri e le vetrine di Milano, era cosa frequente negli anni sessanta.

Al di là di come l’attenzione si sia spostata da un soggetto ad un altro, è interessante notare un’analogia: alla base di espressioni violente ed intolleranti così diffuse, è immaginabile ci siano timori ed insicurezze altrettanto presenti negli input quotidiani che la società trasmette. Ecco che l’individuazione di questi elementi potrebbe permettere una comprensione reale della natura di tali espressioni e necessità associative.

Di conseguenza, non è pensabile che, soffocando e vietando, possano essere comprese le dinamiche e le motivazioni di un fenomeno sociale. Anzi, la storia (e un filo di logica) insegna che sono proprio le barriere e le negazioni, incapaci di ascoltare, a creare i presupposti per vie di fuga alternative, spesso nascoste e ben più nocive.

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G8 + 10

Posted by pedjolo su 20 luglio 2011

Io ho una domanda. Cos'è la morte? Lo chiedo, perché io non l'ho mai conosciuta.

Mi chiedo come sia possibile prendere qualcosa che non si conosce e usarlo. Strumentalizzarlo, farne oggetto di lucro.

Ecco, questo mi domando. Né chi ha scritto questo pezzo, né chi ha sfruttato l'onda dell'evento, meritano a mio avviso credibilità, a meno che non spieghino ed approfondiscano le loro posizioni.

Io non conoscevo Carlo Giuliani, non ne avevo mai sentito parlare e non ho sufficienti elementi per affermare se la sua morte sia stata "facilitata" – termine raccapricciante ma efficace- da suoi atteggiamenti e/o oggetti che potesse avere in mano.

Non lo so, non posso saperlo; ma nemmeno ho interesse a scoprirlo perché l'unica cosa che ritengo importante per noi vivi è l'evidenza: è morto un essere umano, giovane peraltro. Il resto sono travasi di bile che lascio a voi fomentatori d'odio o a chi cerchi, come ho scritto, di cavalcare un'onda emotiva inevitabile.

La loro e la vostra insensibilità, mi fanno paura perché sono il peggior schiaffo al dolore di chi piange. E in questo non c'è differenza tra le destre, le sinistre, i ricchi di un paese e quelli di un altro: la cecità irreversibile di fronte alle reali dimensioni dei problemi.

Com'è possibile non riuscire a fermarsi un attimo, guardarsi intorno, e rendersi conto che siamo immersi in uno strato di ovatta che ci soffoca con le sue sovrastrutture?

Perché questo è il "sistema", queste sono le caste.
 

Finché peccheremo di deliranti manie di grandezza, resteremo insignificanti; il giorno in cui dovessimo renderci conto di quanto siamo minuscoli, avremo trovato la nostra dimensione.

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Alzati che si sta alzando… PARTE 1

Posted by pedjolo su 24 novembre 2010


Grazie a Giovanni Chianta per questo contributo:

(E intanto, stamani in tutta Italia gli studenti occupano e s'incazzano!)

Maroni legga, davanti a dieci milioni di telespettatori, questo elenco di insulti di vario tipo dei leghisti nei confronti del genere umano, se ne ha il coraggio.  Ecco L'elenco:

 

  • Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
  • Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
  • Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
  • La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
  • Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
  • Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
  • A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
  • Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
  • Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
  • Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
  • Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
  • Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
  • Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
  • L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
  • Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
  • Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
  • I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  •  
  • DOBBIAMO FARE IL MODO CHE QUESTO ELENCO VENGA LETTO NELLA PROSSIMA PUNTATA DI "VIENI VIA CON ME", IO HO GIA' INVIATO UNA MAIL AI REDATTORI DELLA TRASMISSIONE, FATELO ANCHE VOI. ECCO IL LINK PER MANDARE LA MAIL ALLEGANDO L'ELENCO:


http://www.vieniviaconme.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-726c63a2-596e-44f9-8cda-bf32d03bd0bc.html

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Sakineh Ashtiani deve essere ammazzata.

Posted by pedjolo su 3 novembre 2010

Qui si può morire ammazzati legalmente:

AFGHANISTAN ALGERIA ANTIGUA E BARBUDA ARABIA SAUDITA ARMENIA BAHAMAS BAHRAIN BANGLADESH BARBADOS BELIZE BENIN BIELORUSSIA BIRMANIA BOTSWANA BULGARIA BURKINA FASO BURUNDI CAMERUN CILE CINA CIAD COMORE CONGO COREA DEL NORD COREA DEL SUD CUBA DOMINICA EGITTO EMIRATI ARABI UNITI ERITREA ETIOPIA GABON GHANA GIAMAICA GIAPPONE GIORDANIA GUATEMALA GUINEA GUINEA EQUATORIALE GUYANA INDIA INDONESIA IRAN IRAQ KAZAKSTAN KENYA KUWAIT KIRGHIZISTAN LAOS LESOTHO LETTONIA LIBANO LIBERIA LIBIA LITUANIA MALAWI MALAYSIA MAROCCO MAURITANIA MONGOLIA NIGERIA OMAN PAKISTAN PALESTINA QATAR RUSSIA SAINT CHRISTOPHER E NEVIS SAINT LUCIA SAINT VINCENT E GRENADINES SIERRA LEONE SINGAPORE SIRIA SOMALIA STATI UNITI D'AMERICA SUDAN SWAZILAND TAILANDIA TAIWAN TAJIKISTAN TANZANIA TRINIDAD E TOBAGO TUNISIA TURKMENISTAN UCRAINA UGANDA UZBEKISTAN VIET NAM YEMEN YUGOSLAVIA ZAMBIA ZIMBABWE
(fonte http://library.thinkquest.org/23685/data/oggi.html )

DSC00117

Se una città dormiente come Pistoia appende sulla facciata del proprio palazzo comunale un messaggio del genere, significa che c'è da prendere sul serio quanto sta accadendo.

Sakineh Ashtiani, ormai diventata Sakineh e basta, altri non è che  una donna nata in un paese dove ancora è legale ammazzare qualcuno tramite pratiche istituzionalizzate. La pena di morte, viva e vegeta ancora oggi in numerosi paesi, fa scalpore solo per qualcuno, per qualche vittima illustre. La mia idea è che Sakineh verrà ammazzata, perché in fin dei conti chi se ne frega. Non sono gli Iraniani i soliti "altri" che puzzano, che ci invadono, che rubano, negri stranieri diversi musulmani islamici terroristi ignoranti? Cos'è tutta questa presa di posizione, questo gran parlare di una persona che non ha cambiato le nostre vite, che forse ha effettivamente "peccato" di adulterio e, chissà, di omicidio?

Attenzione! Da parte dei soliti noti, delle associazioni, della società civile, c'è la denuncia vera: quella contro la pena di morte, vista come pratica illegale e da eliminare immediatamente. 
Ma da parte delle istituzioni, l'appello non è una richiesta di fermare la pena di morte: si sta chiedendo, piuttosto, di salvare Sakineh dalle grinfie della (in)giustizia iraniana.

Forse c'è qualcosa dietro, un interesse.

La delfina del Tea Party (Repubblicani) Christine O'Donnell che sta bruciando le tappe negli USA a suon di <masturbarsi è peccato, alla stregua dell'adulterio> e <no all'aborto anche in casi di abusi sessuali e incesto> è una persona apparentemente normale, figlia di un paese che è una confederazione di paesi che ricorrono alla pena capitale. Non è paradossale, emblematico? Proprio questi Stati Uniti che s'indignano e accusano l'Iran, che si sentono -come del resto noi vecchi europei- superiori ad una sub-cultura come quella araba, praticano loro stessi la medesima cosa. E al loro interno ci sono correnti di pensiero come quelle della O'Donnell.

Forse Sakineh deve essere uccisa, perché sì. Perché è un logo, un'immagine, sapientemente utilizzata in questi mesi dai canali forti per porre un problema morale, per dare forza alla teoria dell'Iran cattivo che va rieducato.

Il problema, questo sì morale, è che non ci importa proprio niente di Sakineh, perché è come Teresa Lewis, ammazzata nel pressoché totale silenzio mondiale (salvo alcune eccezioni)  in Virginia. Questo è morboso e vergognoso, capitalizziamo al meglio anche le morti, spettacolarizziamo anche le ingiustizie e gli obbrobri.

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Chiedi un autografo all'assassino, chiedigli il poster e l'adesivo.

Posted by pedjolo su 8 ottobre 2010

Qualche tempo fa, m'imbattei in un'immagine che poi ho pubblicato sul mio scalcinato blog: è quella che si può vedere sulla colonna di destra. Una bimba tiene in mano un cartello con su stampato "Perché dobbiamo uccidere le persone che hanno ucciso altre persone, per far capire che uccidere persone è sbagliato?". Spesso, di fronte agli interrogativi più banali e formulati elementarmente, si resta spiazzati e si risponde facendo spallucce o accennando un "Eh sì, va be', ma che c'entra…?".

Un interrogativo così, bischero ma, al tempo stesso, di una portata enorme, vorrei porlo a chi invoca la pena di morte per l'omicida della ragazza pugliese uccisa e il cui corpo è stato ritrovato la scorsa notte.

 
Io non ho seguito questa vicenda e non mi reputo una persona cinica. Ho visto e sentito in casa mia, nella mia famiglia che stimo e reputo una buona famiglia, fondamentale per la mia crescita e formazione come persona e come cittadino, scene da giallo, da film thriller: frasi del tipo "ma quello zio è sincero", oppure "la cugina sembra svampita" o ancora "la mamma crede davvero l'abbiano rapita"…

A cosa è servito? Quale vicinanza, beneficio, ne hanno tratto i reali interessati? Questa ragazza, vittima diretta di una persona con problemi, -perché quando usi violenza hai, almeno in quel momento, problemi e mancanze- e vittima indiretta dell'idea che gli uomini possano sopraffare le donne avendo più forza fisica e testosterone, ha sentito l'empatia di qualche morboso telespettatore dei vari programmi che oggi trattano di gossip e domani si occupano di sparizioni e efferati omicidi?
 
Penso che programmi televisivi come Chi l'ha visto, abbiano un'indubbia utilità pubblica; in questi casi credo sia buona cosa trattare argomenti del genere, perché si cerca la collaborazione -attraverso il mezzo visivo- delle persone.
 
Il resto è grottesco. Come lo è stato con qualsiasi vicenda, da Cogne a Tommaso Onofri, Erba, Perugia, eccetera eccetera eccetera. Spettacolizziamo tutto e ci laviamo la coscienza pensando sia giusto così, credendo a fine giornata di aver fatto la buona azione quotidiana. E per quanto realmente dispiaciuti e addolorati, non ci rendiamo conto di avallare un modello che è quello tipico della tv via cavo, giunta in ogni stanza della nostra casa nonché in ogni momento della nostra vita.

Continua a venirmi in mente "Cattiva" di Samuele Bersani.

 

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Depenalizzare la pedofilia minore.

Posted by pedjolo su 9 giugno 2010

Post di "Ulisse.errante" sul portale chatta.it.
Siamo al grottesco.

"Si erano inventati un emendamento proprio carino.
Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.
Firmatari, alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se – appunto – di "minore entità".
Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei confronti di un bambino.
Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso".
Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707.
Annotateli bene:

sen. Maurizio Gasparri (Pdl),
sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania),
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl),
sen. Roberto Centaro (Pdl),
sen. Filippo Berselli (Pdl),
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania) e il
sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania).

Per la cronaca, il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina);

il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto…);

il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i matrimoni misti";

mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini)".

http://forum.chatta.it/politica/8031534/violenza-sessuale-lieve-ai-minori-ecc.aspx?utm_source=forum&utm_medium=addthis&utm_campaign=topic_forum_sharing

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…quella del nove maggio settantotto

Posted by pedjolo su 10 Maggio 2010

Peppino Impastato
Giulia Giusti
Marta Russo
Aldo Moro

Morire di mafia, di terrorismo rosso o nero, di raptus omicida del proprio "amore", di pallottola vagante…

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Giuseppe Stefano Uva Cucchi.

Posted by pedjolo su 23 marzo 2010

Posto dal blog metilparaben.blogspot.com

giuseppe uva

Si chiamava Giuseppe Uva. E' morto nel reparto psichiatrico del pronto soccorso di Varese, dopo una notte passata nella caserma dei Carabinieri che lo avevano fermato per stato di ebbrezza, a causa di un arresto cardiaco provocato dalla combinazione tra l'alcool che aveva in corpo e i farmaci somministratigli dai medici per tenerlo buono. Il cadavere era pieno di lividi sul naso, sul collo, sulla schiena. Aveva il cavallo dei pantaloni inzuppato di sangue. Qualcuno gli aveva tolto le mutande e le aveva fatte sparire. Durante la notte l'amico che era stato fermato con lui, sentendo le urla da un'altra stanza della caserma, aveva provato inutilmente a chiamare un'ambulanza.
E' una storia di ventuno mesi fa. La storia di un altro dei tanti, troppi Stefano Cucchi a cui capita di subire barbarie intollerabili in uno stato di diritto.
Una storia di cui mi auguro che qualcuno, e presto, verrà chiamato a rispondere.


Grazie a Grazia per la segnalazione.

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