metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for the ‘voltapagina’ Category

Venti tredici

Posted by pedjolo su 23 gennaio 2013

Buoni propositi per l’anno quasi nuovo:

– lavorare a 800 euro al mese part time

– ricevere il contributo “Giovani sì” dalla Regione Toscana per prendere casa in affitto

– trovare coinquilino/a/i/e con cui (con)dividere il tutto

– andare a Firenze a riprendere in mano il percorso universitario e scrivere la tesi

– recuperare il mio pc e dare una veste accettabile a questo scalcinato blog

– smetterla con le montagne russe e trovare una stabilità interiore!

Fatto questo, posso anche dedicarmi alla messa in sicurezza del mondo…

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Quantificazione di un confine…

Posted by pedjolo su 2 settembre 2012

Sì, certo, come se nulla fosse! Tornare a scrivere qualcosa, dopo così tanto tempo, e non doversi giustificare…. In effetti, è ciò che potrei fare.

Ne sono successe tante. Ma di fatto, poi, se ci penso, valutando bene, considerando tutto, il mondo gira ancora nel medesimo verso; i fiori sbocciano e vivono l’effimero attimo di colore che a loro è riservato da sempre; gli anni trascorrono; la notte e il giorno non consentono di capire chi insegua chi. Insomma, tutto come prima. O quasi.

Ciò che ha stravolto la mia vita recente ha poco interesse per i più, direi quasi niente. Ecco, quello è il mio target: giungere all’aver metabolizzato tutto quello che ho visto e provato. Farlo mio, riuscire a percepirne le dimensioni, i confini, in modo da poterlo sorvegliare e, pian piano, addomesticare a piacimento – moderatamente sadico – del sottoscritto.

Ciò che forse accadrà e che risulta essere utile al fine di comprendere perché scriva di questo sul mio blog, è l’ipotetico cambiamento che potrebbe interessare questo spazio. Quando, nell’aprile del 2006, nacque Tuttoblog (nostalgia nostalgia canaglia), non avrei mai pensato di trasformarlo, un giorno, in un raccoglitore di scritti, di produzioni personali, di parole smielate o incazzate a seconda dell’umore. Questo perché, erroneamente, credevo non fosse il mio obiettivo. Avevo torto marcio.

Ho comprato un armadio dove riporre tutti i miei sogni, perché il proverbiale cassetto ha iniziato a starmi stretto da tempo. Il guaio è che, spesso, molto spesso, queste ambizioni fuoriescono, tanto ingombrante è la loro presenza, cadendo in terra, intrecciandosi e mischiandosi… E tutto appare come un misto di desideri sbiaditi, difficili da decodificare.

Tra questi, ce n’è uno che silenziosamente è sempre rimasto in disparte, puro e nitidissimo. La volontà non tanto di scrivere, quanto di cimentarmi con la scrittura, capire se e fin dove possa osare.

Forse, approfittando di tutto questo continuo divenire e con in mente l’idea di voler cercare uno spazio solo mio, ho l’occasione di liberare un angolo di armadio…

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sipuofare.info

Posted by pedjolo su 30 marzo 2012

il logo del sito sipuofare.info

 

Mi appunto e segnalo questo interessante contenitore di idee e informazioni:

www.sipuofare.info

Si possono reperire molti suggerimenti e una miriade di link che spaziano sulle tematiche più disparate: internet, economia, ecologia, erbe officinali, traduttori, servizi gratuiti, eccetera.

Mi piace soprattutto perché contiene stimolanti proposte indirizzate ad un miglior stile di vita. Consigliatissimo!

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Autoconsigli

Posted by pedjolo su 3 marzo 2012

Riporto il link degli amici Oh!Rizzonti su interessanti e semplici accorgimenti automobilistici.

http://ohrizzonti.blogspot.com/2012/02/come-risparmiare-di-e-inquinare-di.html

Eccoli, appunto:

-25%Vai a 110. In un viaggio autostradale di un’ora e un quarto (150 chilometri) viaggiando a 110 km/h invece che a 130 si risparmia il 25% di carburante e si arriva a destinazione solo 12 minuti dopo. Inoltre, più si va veloce, più aumentano giri del motore e resistenza aerodinamica. La densità dell’aria aumenta esponenzialmente: a 200 km/h si consuma esattamente il doppio rispetto a 160 km/h.

 

-20%Cambia marcia. La regola del cambio marcia precoce è una delle prime e più importanti dell’ecodrive (ma non vale per le auto con cambio automatico). Si tratta di passare alla marcia superiore già verso i 1800 giri a benzina – nei Diesel anche meno – e poi ritardare lo scalare verso il basso. Viaggiare a bassi regimi è basilare per risparmiare. Intendiamoci, non bassissimi, altrimenti lo sforzo poi per riprendere giri vanifica il risparmio. I recenti motori sono elastici e vanno benissimo tra i 1600 e i 2500 giri/min.

 

-­20%Le mani ce le mettano i professionisti. Una manutenzione costante svolta dai meccanici della casa madre – dalle regolazioni della centralina al filtro aria fino alle candele – può portare a risparmi che secondo alcune fonti possono arrivare fino al 20%, ovvero 2 litri in meno per ogni 100 km. Si va incontro anche a una netta diminuzione delle emissioni di veleni, di idrocarburi (HC), di monossido di carbonio (CO) e, per i motori Diesel, di particolato.

 

-12%Usa il navigatore. Secondo uno studio Navteq l’impiego del navigatore satellitare può ridurre le percorrenze annuali medie di un automobilista di circa 2.500 chilometri l’anno, consentendo una riduzione dei consumi di carburante del 12%, pari a un risparmio di denaro di oltre 400 euro l’anno. Inoltre alcuni produttori (per primo Garmin) hanno messo in commercio software che assistono l’automobilista nella scelta di mete eco (EcoRoute), valutano lo stile di guida (Driving Challenge) facendo comparire una fogliolina verde sul display per indicare l’ecosostenibilità della nostra guida. Per facilitare la vita di chi ha scelto un carburante meno inquinante, c’è anche una funzione con tutti i distributori di metano d’Italia.

 

-8%Non frenare. Ovviamente, non è un invito a guidare come negli autoscontro, ma a pensare che ogni volta che si frena tutta l’energia cinetica accumulata si dissipa – e poi la si deve pure riguadagnare consumando! Tre casi esemplificativi. Uno, prendi esempio dai camion in autostrada, che pur con le loro dieci e più marce tendono a mantenere il loro placido passo, evitando inutili accelerate e frenate. Due, non attaccarsi mai al sedere dell’auto davanti, nemmeno se si ha fretta e il guidatore davanti è un anziana vecchietta: la necessaria e nervosa sequenza sincopata di accelerate e frenate è molto dispendiosa. Parallelamente, fregarsene di quelli che ti si appiccicano al sedere: ti tallonerebbero anche sfondando di 100 all’ora i limiti di velocità. Tre: per rallentare è bene prendere l’abitudine di usare il freno motore, ovvero l’effetto frenante del motore per inerzia che si nota quando si solleva l’acceleratore: in rilascio si taglia l’afflusso di carburante. Rallentando poi non mettere in folle, perché un motore in folle gira e continua a consumare.

 

-5%Non pigiare, mai. Avvia il motore senza premere il pedale dell’acceleratore, non sgasare nervosamente al semaforo, riduci sempre il numero di giri (si leggono sul contagiri). Premi sull’acceleratore sempre in maniera graduale perché schiacciandolo bruscamente a tavoletta si aprono tutti i condotti subito al massimo, il carburante fluisce al massimo ma la velocità sotto sforzo aumenta solo gradualmente. Abituarsi a “seguire” un po’ l’auto col piede. L’acceleratore non è un interruttore, on/off. No.

 

-5%Cerca le “pompe bianche”. C’entra poco con l’ambiente e solo col portafogli, ma è giusto far notare che in tutte le città, spesso in periferia, esistono le “pompe bianche”, quelle senza un’insegna famosa. Avere una conduzione autonoma dell’impianto permette di ridurre i costi di gestione che si ripercuotono sul prezzo finale alla pompa. Si risparmiano anche 5-6 centesimi al litro. Considerando un consumo di 100 litri al mese il risparmio può arrivare a 70 euro annui. Online è possibile trovare la mappa delle pompe bianche presenti in Italia.

 

-3%Pneumatici gonfi. Fa’ controllare (o controlla di persona con il manometro delle pompe di benzina, quando funziona…) il livello di pressione indicato dal produttore: quest’informazione si trova scritta all’interno della portiera del guidatore, a sinistra, ed è scritta anche nel libretto che quasi tutti tengono negli sportellini del cruscotto. Questa pressione dovrebbe essere aumentata del 15% se si prevede di effettuare un percorso autostradale. Al contrario, pneumatici sgonfi anche solo di 0,3 atmosfere comportano un sovraconsumo di circa il 3%.

 

-1,6%Spegni il climatizzatore gli ultimi due minuti. Per arrivare a 18 gradi nell’abitacolo quando fuori ce ne sono 10 il consumo aumenta di circa il 16% per un motore benzina, e di circa il 20% per un motore Diesel. Percentuali testate su strada, che possono raddoppiare durante la circolazione in città. Certo, è impensabile non usare mai il condizionatore. D’estate, proviamo a rallentare, abbassare tutti i finestrini e godiamoci la brezza. D’inverno basta usarlo il 10% in meno, ovvero – facendo un viaggio di venti minuti, spegnerlo già gli ultimi due minuti.

 

-1%Fa’ il pieno di sera. D’inverno è ininfluente, ma d’estate e nei mesi caldi quella pur minima dispersione dovuta all’evaporazione della benzina o del gasolio dalla pompa al serbatoio può arrivare all’1% in aerosol (velenosi), a causa del calore. Se si può, evitiamo di fare il pieno all’una del pomeriggio d’agosto: meglio la sera.

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Cambiamonti

Posted by pedjolo su 21 novembre 2011

Pubblicato su Lo Snodo (www.losnodo.net) il 18 novembre 2011.

Puntata di giovedì 17 novembre di Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro in onda su svariate emittenti locali italiane. Il tema è l'avvicendamento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che, storia recentissima, vede un volto diverso da quello degli ultimi 10 anni (fatta eccezione una minuscola parentesi), quello di Mario Monti, il professor Mario Monti.

Santoro, attraverso i suoi due inviati, misura la febbre della folla che, la sera del 12 novembre scorso, attende, di fronte a tre diverse sedi istituzionali della capitale, l'ex, lo sconfitto, l'uscente, il decaduto. Si sprecano gli appellativi, spesso più coloriti, rivolti a chi sta percorrendo la via delle dimissioni. Su tutti, spiccano le dichiarazioni flash di un giovane che esprime tutta la sua personale gioia per l'uscita di scena del tramontato personaggio politico, sensazione largamente condivisa dal resto dei manifestanti. Un nome che era ovunque, dappertutto e che, dopo 17 anni anni, se ne va. Un'uscita di scena che sa di liberazione. Incalza, allora, la giornalista Dina Lauricella che chiede se, queste dimissioni, siano il naturale inizio di una nuova fase, di un cambiamento. Cosa va via, allora, assieme a questo nome? Nulla purtroppo risponde disilluso l'intervistato. Il nodo, forse, è qui.

Legittimo manifestare, esprimere con mezzi pacifici e condivisi delle sensazioni e dei pensieri. Doveroso farlo se si ritiene che, attorno ad una figura ed a ciò che rappresenta, ruotino numerosi aspetti irrisolti della vita pubblica di una società. Concetti scontati? Per inciso, no, non per tutti quantomeno. La politica, in senso stretto, ha risposto facendo quadrato attorno all'ex capo di governo, fornendo reazioni ben più ponderate e distinte. Bé, questo non è del tutto vero: qualcuno, come il segretario Pdl Angelino Alfano, ha ironizzato sulla poca sobrietà di chi ha manifestato – molte bottiglie di spumante sono state stappate la sera del 12 – invitandolo a recuperare la lucidità. E anche personaggi pubblici, come Augusto Minzolini, direttore del Tg1, ha scomodato il termine riprovevoli per etichettare i comportamenti di chi era in piazza.

Fermo restando tutto ciò, serve comunque altro. Chiamando in causa la metafora dello scacchiere politico, sostituire, muovere o lucidare delle pedine che fino ad un momento fa si trovavano ferme ai box, non può essere condizione sufficiente per smuovere una partita. Serve una strategia. Meglio ancora, serve un'alternativa. Invece, la sfida italiana, presenta storicamente tattiche di alternanza. Due parole simili nella forma, antipodiche nella sostanza politica: l'alternativa spezza uno schema, crea discontinuità tra elementi usurati, non più tollerabili, fallimentari, può interrompere proprio un'alternanza che, al contrario, crea un'assuefazione radicata tra le parti in gioco le quali, ciclicamente, si scambiano di posto, dimenticandosi di ascoltare le richieste del pubblico pagante. Che poi, anch'egli ciclicamente, mormora ed insorge, più o meno civilmente.

Appare dunque evidente la necessità di andare oltre l'orizzonte limitato di amministratori limitati, autoreferenziati, istituzioni chiuse al cambiamento e sorde di fronte ai bisogni ed ai loro mutamenti storici e sociali; il punto di partenza non può essere cosa riserveranno il neopresidente e i neoministri agli italiani. Tenendo fermo il destinatario dell'azione, è comunque necessaria una modifica al soggetto operante, per formulare correttamente un cosa faranno gli italiani per gli italiani. Ciò di cui c'è bisogno è un tessuto socioculturale solidale su cui poggiare i piedi per poter ripartire in tutti gli altri settori; serve una moralità forte, una drittezza, tanto cara a Tiziano Terzani, capace di notare e segnalare ciò che stride col buon senso e con l'interesse collettivo, a cominciare dai propri comportamenti: un senso civico autocritico, quindi, che riconosca e denunci anche il personale errore e, cosciente di sanzioni e responsabilità, decida ugualmente di giocare a carte scoperte e non di chiudersi in un omertoso e vile silenzio. Il tutto, mosso dalla illuminante consapevolezza che sia questa la via maestra per arricchire se stesso e l'intera comunità.

Di pari passo, serve un freno ai meri slogan scuola uguale cultura, la famiglia è il fulcro di tutto, il futuro ci appartiene. Dimostrare concretezza di fronte a queste legittime, ma drammaticamente vuote – se non tradotte in fatti e realtà – parole, è forse la più sincera dimostrazione di convinzione in ciò che si grida. E sarebbe, forse, ancor più opportuno iniziare a sostituire, sul piano mentale e pure su quello verbale, le frasi trite e ritrite dei poveri giovani che non hanno un lavoro perché pagano gli errori delle nostre generazioni, dal momento che si stava meglio quando si stava peggio. Espressioni non certo edificanti proprio per queste giovani generazioni che necessitano, anzi, di un modello (pro)positivo e di trarre il cosiddetto buon esempio dai comportamenti con i quali hanno quotidiano contatto.

L'amalgama di tutto questo può essere una recuperata confidenza con i due termini basilari dell'uomo come animale sociale: diritti e doveri. I primi, riconosciuti per sé e per gli altri come fondamento della parità sociale; i secondi, riconosciuti per sé e per gli altri come fondamento della parità sociale. Inscindibili e interconnessi, nel concetto e nella sostanza.

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La dignità enorme dei no.

Posted by pedjolo su 14 giugno 2011

In mezzo ai numeri e ai colori. In una giornata di estasi "politica" (nel senso nobile e originale del termine).

Sembra il resoconto di un parlamentare strafatto.

Non lo è. Dallo spoglio del seggio ai risultati, il passo è stato breve. E tanto soddisfacente. Ma quello che mi ha commosso, inorgoglito, sono stati quei quasi 80 voti contrari tirati fuori dalle 4 urne. A loro io rivolgo il mio più sincero plauso per un gesto che denota spina dorsale e grande senso civico.

Facile, troppo facile, votare sì; molti dei "votanti affermativi", me per primo, hanno scelto con la propria testa ma in buona parte anche sull'onda emotiva di tutta una serie di fattori che adesso non serve specificare.

Chi ha fatto astensione, come ho scritto nel post precedente, ha ceduto con viltà ad una logica eversiva.

Invece, chi ha scelto di crocettare il no o ha annullato la scheda oppure l'ha semplicemente lasciata bianca, ha compiuto il più grande gesto di senso civico possibile in una tornata referendaria italiana.

A me non interessa vincere sulle altre logiche, filosofie, idee politiche… Io voglio sapere cosa ne pensi la maggioranza della popolazione del mio paese su determinate questioni, voglio capire se per il nucleare, democraticamente, siano più i sì o i no. E lo voglio sapere anche per l'acqua, per il legittimo impedimento di pochi rispetto alla moltitudine.

Si è scritto sui giornali che è stata determinante la partecipazione di tanti giovani. Sì, è vero.

Ma io non voglio dimenticare quante persone, anziane, con grosse difficoltà nella deambulazione, si siano recate nelle loro sezioni, da sole o accompagnate, sfidando tutto.

Le ho viste e le ho ascoltate: "Mi scusi, c'ho messo tanto eh? Non riuscivo a piegare le schede", "Io, ormai, son più di qua che di là. Ma lo fo per voialtri, per voi giovani", "Per questa volta è fatta; finché ci siamo, si deve votare". E ancora "Grazie! Che bella gioventù che siete".

Quella gioventù ha ringraziato sorridendo, non con le labbra, ma con il cuore che sobbalzava e gli occhi che si inumidivano stringendosi.

La coscienza ha vinto. Questo paese deve ricordarsi, un po' più spesso, di averla.

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41,1%

Posted by pedjolo su 13 giugno 2011

S'è desta? Ve lo dico tra 8,9 %…

Risultati ore 22 del 12 giugno.

NB: L'astensione come forma equivalente al NO nei referendum abrogativi, presenti e passati, è una strategia legale ma disonesta. Verso chi è favorevole, verso chi vota in genere e, ebbene sì, pure verso se stessi. Astenersi non significa far valere la propria opinione o posizione su quella degli altri, ma equivale alla consapevolezza del fatto che la propria visione sia minoritaria nella comunità nella quale si vive. E, nonostante questo, si vuole comunque – in barba ai più basilari principi democratici e, verrebbe da chiedersi, forse etici – farla prevalere su quella della maggioranza, la cui legittimità – derivante da un diffuso consenso – sarebbe così sovvertita con una manovra che la normativa consente ma che il buon senso e la moralità dovrebbero rifiutare. Ciò che ne emerge è, tra chi opti per l'astensione, mancanza di una volontà forte capace di voler far pesare il proprio pensiero, paura di "perdere", carattere disonesto ed eversivo (non certo nel senso rivoluzionario del termine). Di fronte a questo, appare evidente la natura puerile di pseudorivendicazioni che inneggino al diritto di non votare.

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Extra time.

Posted by pedjolo su 30 maggio 2011

Promemoria di Greenpeace allo Stadio Olimpico di Roma.

 

http://www.youtube.com/watch?v=QOsg60mnzkI&feature=player_embedded

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50 candeline.

Posted by pedjolo su 25 maggio 2011

Aprite il vostro giornale ogni giorno della settimana e troverete la notizia che da qualche parte del mondo qualcuno viene imprigionato, torturato o ucciso perché le sue opinioni o la sua religione sono inaccettabili al suo governo.

Il lettore del giornale sente un nauseante senso di impotenza.

Ma se questi sentimenti di disgusto ovunque nel mondo potessero essere uniti in un’azione comune qualcosa di efficace potrebbe essere fatto”.

"The Observer", avv. Peter Benenson, 28 maggio 1961.

TANTI AUGURI, "GRANDE" AMNESTY!
www.50.amnesty.it/storia

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L'Aquila, 3011

Posted by pedjolo su 4 aprile 2011

LA NOTTE TRA IL 5 E IL 6 APRILE

C'ERA CHI RIDEVA, NON SAPENDO
E APPENA SEPPE, SMISE DI FARLO

C'ERA CHI COMINCIAVA A RIDERE
DOPO AVER SAPUTO

LA NOTTE TRA IL 5 E IL 6 APRILE
DI NUOVO A L'AQUILA

www.3e32.com/main/?p=4821

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