metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for the ‘xenofobia’ Category

Barricate

Posted by pedjolo su 12 dicembre 2014

In mezzo agli ultimi, io ho i miei amici.

Tra quelli che voi chiamate negri, io ho il colore delle mie giornate.

Negli occhi a mandorla, io immagino orizzonti diversi e paesaggi lontani, storie di realtà schietta, asciutta, inquieta.

Quello che voi additate come un untore da rispedire al mittente, ha di contro il mio ascolto.

La vostra xenofobia è cieca, come ciechi sono i vostri comportamenti paurosi e disperati, partoriti nel grembo dell’insicurezza e dell’odio verso altri come voi, poveri, incerti, disoccupati.

Siete gli allocchi migliori che si possano trovare, capaci di fare quadrato oggi contro il nemico di cui solo domani si fornirà l’identikit. Vittime, ma anche carnefici, avallatori di guerre con la vostra omertosa ignoranza. Guerre sparate, guerre di paure, guerre di espressioni schifate e diffidenti.

Giustizialisti legalitari ingordi di merda televisiva coi vostri tolc scio’. Beee beee.

Ai vostri travasi di bile e alle vostre frustrazioni, oppongo un solo sorriso, potente rimedio naturale alle vostre costruzioni, fantasiose e anacronistiche in ogni era.

Con un po’ di ossigeno alle vostre cellule cerebrali, svenute e svendute da tempo, sareste capaci di leggere la storia e improvvisamente sentireste voi il senso di isolamento, di minoranza, immersi nelle vostre ridicole convinzioni e incapaci di farvi cullare dall’onda dell’evoluzione e dell’empatia, per voi tsunami apocalittico.

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Articolo un(ic)o.

Posted by pedjolo su 17 ottobre 2013

(pubblicato su www.losnodo.net)

“Mi rifiuto di vivere in un paese così. E non me ne vado” (Michael Moore, “Capitalism: a love story”).

L’Italia è una terra democratica fondata sull’uguaglianza che tutela la vita. Le libertà e i diritti umani inalienabili e fondamentali appartengono a tutte le persone che si trovino sul suo territorio, senza eccezione alcuna.
L’Italia, è una e tante, è molte cose insieme. L’Italia sono tante persone. In Italia, la parola “razza” non suscita interesse in nessuno, nemmeno tra i cani.

L’Italia cittadina, non abolirebbe una legge xenofoba e retrograda. L’Italia politica, non abolirebbe una legge xenofoba e retrograda. L’Italia cittadina e l’Italia politica, non farebbero mai entrare in vigore una legge xenofoba e retrograda, mai.

L’Italia difende i negri, i finocchi, i poveracci, i clochard. L’Italia fa di tutto perché nessuno muoia nel suo Mediterraneo; l’Italia sa che non dormirebbe la notte se dei bimbi morissero in quel mare; l’Italia piangerebbe, piangerebbe… e si mette a piangere anche ora, al solo pensiero.

L’Italia è nel Poliambulatorio di Palermo di Emergency. L’Italia è il ricordo della criniera rossa e riccia di Teresa Sarti.

L’Italia abbraccia chi arriva dal mare, non lo prende a calci nel culo; non si domanda da dove vengano quei viaggiatori, ma cerca di leggere cosa abbiano visto tutti quegli occhi. L’Italia se ne infischia delle cittadinanze, l’Italia chiede solo come ti chiami e come stai; l’Italia ritiene la migrazione un arricchimento, non una piaga. L’Italia, vuole che la migrazione non derivi da disperazione, ma da scelte libere.

L’Italia, per un sessantamilionesimo, è Don Luigi Ciotti.

L’Italia s’incazza, dio come s’incazza l’Italia. S’incazza di brutto quando provi ad approfittarti di lei, cioè delle persone che la costituiscono; e quando s’incazza, non imbraccia armi, ma prende in mano un libro di Don Lorenzo Milani, riascolta Pietro Calamandrei e poi guarda le foto dei bombardamenti che la rasero al suolo nel novecento, legge la lista dei morti per mafia, si ricorda il Vajont e L’Aquila. Cazzo come s’incazza l’Italia! E questo le dà forza, la fa sentire come una montagna e, invece di abbatterla, la fa rialzare sempre.

L’Italia ha deciso di difendere anche gli onesti e si batte ogni giorno contro l’assassinio perpetrato da finte istituzioni democratiche. L’Italia non spara a Don Pino Puglisi.

L’Italia difende e rincuora quelli che, se manca qualcosa in cassa a fine giornata, ce lo rimettono loro.

L’Italia ripudia le differenze sociali come strumento di selezione durante i colloqui di lavoro.

L’Italia investe risorse nella ricerca delle idee, degli sviluppi sociali; insegna a se stessa, cioè alle persone che la costituiscono, la natura puramente virtuale del denaro.

L’Italia ritiene un’offesa alla dignità mondiale, la guerra e la discriminazione e le debella con l’istruzione e l’educazione. L’Italia, se sbaglia, impara e migliora, tirando sempre su la testa.

In effetti, all’Italia non serve a nulla la Costituzione, è già costituita bene così.

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Prevenzione antirazzista

Posted by pedjolo su 10 febbraio 2012

Pubblicato su Lo Snodo il 10 febbraio 2012

www.losnodo.net

controradio.itLa violenza dietro l’angolo fa paura. Nell’era dell’ informazione rapida, in tempo reale, l’uomo comune ha acquisito la capacità di assorbire una quantità di informazioni inimmaginabile prima. E come una sorta di difesa, è cresciuta la capacità di farsi scivolare addosso ciò che succede. Come una sorta di principio moderno di sopravvivenza. Resta il fatto che, tra i casi di violenza che si succedono, ogni tanto ne possa sbucare ed accadere uno vicino al proprio luogo di abitazione, alla scuola dei propri figli. O ad una piazza affollata. Inutile ribadire quanto tutto ciò abbia ripercussioni sulla tranquillità del singolo che vive quella notizia come un avvertimento, un campanello di allarme: “ehi, guarda che le cose possono succedere anche qui, dove sei tu”. E non solo, “possono succedere anche a te”.

13 dicembre 2011, piazza Dalmazia, Firenze. Gianluca Casseri, uno tranquillo, ragioniere, 50 anni. Scrittore. Un uomo normale. Quasi. Un mix tra un insospettabile e un soggetto con grandi problematiche. Montanino di nascita, di Cireglio, paesino della provincia pistoiese, fanatico di miti puri, ariani, sostenitore della distinzione delle razze. Che succede se un uomo normale, spara un colpo addosso a qualcuno? La stessa cosa che accadrebbe se lo facesse un bambino o un alieno. Quel qualcuno colpito si fa male, anche tanto. E può morire e lasciare nel panico e nella rabbia le persone che ha intorno. Così, con un’arma da fuoco, Casseri ha stroncato la vita di Samb Modou e quella di Diop Mor, due venditori ambulanti provenienti dal Senegal.

Ciò che è accaduto a Firenze sconcerta, ma è solo l’ennesima esplosione della bomba chiamata razzismo, intolleranza (cosa ci sarà poi da tollerare o meno…), cresciuta forse in seno all’egoismo e alla frustrazione di un contesto sociale tendente alla chiusura e alla creazione di minacce e pericoli pubblici inesistenti. Ad ogni modo, come lo si definisca non è importante, la cosa fondamentale è avere ben presente l’enorme numero di facce che può assumere.

Facce normali, facce quotidiane, facce conosciute. Facce di Facebook. E proprio sulle reti sociali non potevano mancare i commenti. Miriadi? Certo, ma ciò che lascia senza parole è il fatto che siano miriadi anche i punti di vista. Se, tra i tanti che si sono espressi, la maggior parte ha condiviso sentimenti di dolore ed empatia nei confronti delle famiglie delle vittime, necessita attenzione la fetta dei “menodueisti”. Agghiacciante. Ma è dato reale e girarsi dall’altra parte, far finta di nulla, tentare di insabbiare consolandosi con meri dati numerici, non ha senso ed avrebbe, anzi, sicuri effetti controproducenti. Come li ha il manifestare per chiedere la chiusura immediata di Casa Pound, presso la cui sede pistoiese Casseri si recava. Perché chiudere un centro – che fino a ieri può non essere piaciuto ad alcuni, può essere stato criticato, può aver svolto attività sgradite – che ha comunque avuto le necessarie autorizzazioni previste dalle più basilari regole legate alla libertà associazionisitica e culturale? Supponendo che la critica di chi manifesta verta sul principio che il rimembrare con nostalgia il fascismo e i miti di una società – irreale – libera da ogni forma di meticciato ed interdipendenza sia attività tuttaltro che utile culturamente e socialmente, non sarebbe forse più opportuno rivolgersi direttamente a decisori politici che finora hanno ritenuto superfluo ogni tipo di controllo contenutistico?

Sopra a tutto ciò, si eleva un concetto più nobile e forse lungimirante: la necessità di capire perché un corpo sociale – vasto – arrivi a partorire bisogni associativi di questo tipo, il cui fulcro è, più o meno velatamente, l’odio intriso di paura verso un nemico comune, da individuare nel capro espiatorio di turno. Oggi i cosiddetti stranieri, o clandestini, ieri i lavoratori provenienti dalle regioni del Mezzogiorno. “Non si affitta ai meridionali”, sui muri e le vetrine di Milano, era cosa frequente negli anni sessanta.

Al di là di come l’attenzione si sia spostata da un soggetto ad un altro, è interessante notare un’analogia: alla base di espressioni violente ed intolleranti così diffuse, è immaginabile ci siano timori ed insicurezze altrettanto presenti negli input quotidiani che la società trasmette. Ecco che l’individuazione di questi elementi potrebbe permettere una comprensione reale della natura di tali espressioni e necessità associative.

Di conseguenza, non è pensabile che, soffocando e vietando, possano essere comprese le dinamiche e le motivazioni di un fenomeno sociale. Anzi, la storia (e un filo di logica) insegna che sono proprio le barriere e le negazioni, incapaci di ascoltare, a creare i presupposti per vie di fuga alternative, spesso nascoste e ben più nocive.

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Alzati che si sta alzando… PARTE 1

Posted by pedjolo su 24 novembre 2010


Grazie a Giovanni Chianta per questo contributo:

(E intanto, stamani in tutta Italia gli studenti occupano e s'incazzano!)

Maroni legga, davanti a dieci milioni di telespettatori, questo elenco di insulti di vario tipo dei leghisti nei confronti del genere umano, se ne ha il coraggio.  Ecco L'elenco:

 

  • Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
  • Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
  • Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
  • La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
  • Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
  • Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
  • A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
  • Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
  • Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
  • Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
  • Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
  • Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
  • Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
  • L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
  • Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
  • Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
  • I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  •  
  • DOBBIAMO FARE IL MODO CHE QUESTO ELENCO VENGA LETTO NELLA PROSSIMA PUNTATA DI "VIENI VIA CON ME", IO HO GIA' INVIATO UNA MAIL AI REDATTORI DELLA TRASMISSIONE, FATELO ANCHE VOI. ECCO IL LINK PER MANDARE LA MAIL ALLEGANDO L'ELENCO:


http://www.vieniviaconme.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-726c63a2-596e-44f9-8cda-bf32d03bd0bc.html

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Viareggio: curarne uno per lasciarne morire cento (mila, e più…).

Posted by pedjolo su 1 luglio 2010

Un anno dopo…

viareggio treno merci

A distanza di un anno, la cosa di maggior clamore che sia stata fatta consiste nel conferimento della cittadinanza italiana ad Ibtissam Ayad (qui la notizia).

Si tratta di una cosa clamorosa perché non ha senso. Sarebbe come regalare confezioni di latte a tutte le famiglie che fanno la coda in autostrada.

E si tratta di un commovente escamotage assistenzialista che bypassa il fatto che tanti poveri cristi che vivono in silenzio le loro tragedie quotidiane, non abbiano lo stesso accesso a quello che ormai sembra un eldorado: possedere documenti italiani!

Ho scritto delucidazioni alla Lega Nord viareggina, essendo maggioranza nella giunta comunale eletta a Viareggio nel 2008, per capire quale sia la loro linea ufficiale di fronte a questo fatto. Pubblicherò le risposte non appena arriveranno…

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Welcome visto da Eros Tetti.

Posted by pedjolo su 25 gennaio 2010

Queste le considerazioni di Eros Tetti sul film Welcome, uscito lo scorso dicembre e consigliatissimo. Non conosco personalmente Eros, ma lo ringrazio di cuore per ciò che ha scritto e per avermi concesso di ripubblicare nel mio spazio.

Credo che un po’ tutti dovremmo vedere questo film francese, Welcome, di Philippe Lioret. Mette in evidenza ciò che tutti noi sappiamo, ma che stiamo facendo finta che non esista, che non sia reale, ciò che non vogliamo credere. Si mostra con molta franchezza come noi europei stiamo cacciando e segregando gli immigrati colpevoli solamente di povertà e di venire da paesi flagellati dalle nostre guerre "giuste". Così attraverso la storia di Bilal un giovane curdo-iracheno, che scappa dalla guerra per raggiungere la sua innammorata Mina che vive nella ricca Londra. Vengono messe in mostra le evidenti contraddizioni di questo sistema politico-economico che rende le persone più povere, un peso che le nostre opulente società non possono e non vogliono sopportare e supportare.

Così tutta la storia denuncia come la polizia francese cerchi di emarginare al limite estremo queste persone, facendo perdere loro ogni residuo di dignità, rendendoci noi simili a bestie, non ci vuole molto poi a fare il paragone con la germania Nazista degli anni ’30, la Germania razzista e dei campi di concentramento. Ci porta la cruda realtà, di leggi che vietano ai francesi ogni contatto con i "clandestini", ricordando che parlare o aiutare un immigrato può costarci fino a 5 anni di prigione. Si esce da questo film con un nodo alla gola, con le lacrime agli occhi e con la voglia di portare questa denuncia in ogni angolo del nostro mondo ricco, cieco e sordo.
Così saltano evidenti le contraddizioni del nostro Stato che spende miliardi di euro per mandare i nostri giovani in guerre lontane, in guerre dolorose ed inutili e poi neghiamo allo stesso tempo aiuto alle vittime ed ai rifugiati, neghiamo lasciandoli annegare, o peggio riportandoli in Libia dove sappiamo benissimo che fine faranno queste persone. Così oggi sento più che mai la voglia di rinnegare la mia cittadinanza, di rinnegare la mia italianità, se questo è essere italiani oggi mi vergongo di esserlo, mi vergongo di appartenere al mondo occidentale… Però non me ne vado! Non ancora almeno, perchè personalmente credo che siano altri che debbano andarsene, coloro che speculano sulle vite dei più deboli coloro che discriminano e fomentano la guerra tra i poveri, questi esseri che pensano solo al potere dovrebbero andarsene… Dovrebbero tornare nella preistoria!
Penso anche che tutti noi dobbiamo sentire il peso di non fare abbastanza, il peso di essere complici di un sistema malato e disumano, dobbiamo avere il coraggio di vedere le nostre mani macchiate di sangue e se pensi che tu non hai fatto niente, bè in questo caso non fare niente significa essere complici, stare a guardare e far finta che tutto sia normale significa partecipare al massacro di innocenti, pensare solo al proprio orticello è il modo migliore per lasciar annegare nella sofferenza milioni di persone e lentamente sprofondare anche noi nella stessa putrida Merda!

Così ripenso ai treni carichi che si dirigevano verso i campi di sterminio, e poi ripenso ai tedeschi di allora ai polacchi agli italiani, che abbassavano gli occhi difronte a queste assurdità, perchè si sentivano inermi? perchè pensavano di non poter far niente? o perchè alla fine erano daccordo pure loro? Chissà? Quello che comunque ritengo importante in tutto questo è riuscire ad invertire la rotta e sapersi scrollare di dosso le ottusità che la nostra (dis)informazione ci propina, iniziando a vedere le persone con umanità a riscoprendo negli altri di qualunque nazionalità ed etnia siano, l’ umano che c’è in loro, solo così potremmo iniziare a riscoprire l’umano che c’è in noi.
Vorrei attraverso queste righe lanciare un appello ed una sfida a queste "nuove" leggi razziali che ci stanno riportando verso un sentiero di ottusità ed oscurantismo che l’umanità ha già visto e conosciuto e rivendicare i fondamentali diritti umani, troppo spesso accantonati in nome di una ricchezza ed un progresso che di ricchezza e progresso non hanno proprio niente!

E se alla fine di tutto questo sei ancora li a domandarti cose banali a chiederti "ma allora cosa dobbiamo fare farli venire tutti qua?" oppure "ma qui non c’è posto per tutti!" o altre fesserie del genere, ti chiedo per favore di farti domande un po’ più profonde, di domandarti perchè ci sono persone che guadagnano miliardi al giorno ed altre che muoiono di fame, oppure perchè il 20% dell’umanità possiede l’ 85% delle ricchezze, credo che sia il caso di riflettere sulle radici del problema e comprenderlo a fondo! Ma sono sicuro che questo non è il tuo caso ed allora ti auguro un buon 2010 di Cambiamento!

Più che mai verso una Nazione Umana Universale

Eros Tetti

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La salute è uguale per tutti.

Posted by pedjolo su 13 novembre 2008

FIRMATE L’APPELLO
DELLA FEDERAZIONE DEI MEDICI PEDIATRI
ALL’INDIRIZZO
   http://appelli.arcoiris.tv/salute/?op=vota

Curare gli indigenti, soprattutto i bambini, è un dovere deontologico per tutti i medici, ma è un imperativo etico per un paese civile.
Non cancelliamo con un decreto un diritto costituzionale

…." chi di questi ti sembra stato il prossimo di colui che fu ferito dai briganti ?"
Quello rispose "chi ha avuto compassione e si è preso cura di lui"
ed Egli disse "va e fa anche tu lo stesso"
(Vangelo secondo Luca)

Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP
( Federazione Italiana Medici Pediatri ) di Modena


TOGLIERE LA CERTEZZA DI UNA CURA ADEGUATA A QUALSIASI PERSONA, SIA ESSA IL PIU’ INNOCENTE DEI BAMBINI, L’ULTIMO DEI REIETTI, O IL PEGGIOR CRIMINALE DELLA STORIA, È VERGOGNOSO E VA IMPEDITO!

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Gli Abdoul d'Italia.

Posted by pedjolo su 22 settembre 2008

Di fronte alla vicenda di Abdoul e alle conseguenti reazioni, mi domando quali siano i criteri con cui l’informazione selezioni ciò che va raccontato e scarti ciò che non va raccontato; e tra i fatti da far sapere, ciò a cui va dato più risalto e ciò a cui ne va dato meno.

LA REPUBBLICA.

Ore 14,30, in marcia per Abdoul "Ecco la Milano dell´antirazzismo"
Il corteo al via dai Bastioni di Porta Venezia
Ovadia attacca il ministro Maroni
di DAVIDE CARLUCCI

L´elenco delle adesioni è lunghissimo: centinaia tra docenti universitari,
medici, avvocati, sindacalisti, esponenti del volontariato, rappresentanti dei
partiti politici – da Sinistra democratica a Rifondazione – i Giovani
musulmani e i ragazzi delle Acli. Sono tutti i milanesi "antirazzisti" che
oggi pomeriggio parteciperanno alla manifestazione per Abdoul, il
diciannovenne di Cernusco sul Naviglio, originario del Burkina Faso, ucciso
domenica da due baristi per aver rubato due pacchi di biscotti. Il corteo
partirà alle 14,30 dai Bastioni di Porta Venezia e arriverà in Duomo. Ci
saranno anche don Gino Rigoldi, Moni Ovadia, Dario Fo, Franca Rame, Paolo
Rossi e Gino Strada. «Abdoul – dicono – è stato ucciso per niente o per futili
motivi… come dice l´arido linguaggio della magistratura. Chi ha preso la
spranga non l´ha fatto per paura o per legittima difesa: ha commesso un
delitto a sfondo razzista, mosso da odio e rancore, considerandosi legittimato
dal sentire intollerante, sciaguratamente diffuso. E questa Milano non ci
appartiene».
Agli organizzatori è arrivata anche una lettera dei familiari di Abdoul. «Non
riusciamo a capire perché i giornali e le televisioni, dopo aver detto molte
cose non vere sull´accaduto, ora non parlano di questa importante iniziativa
per Abdoul. Chiediamo a chi vuole la pace, la giustizia, l´eguaglianza e la
convivenza civile, di far sapere che saremo in tanti a chiedere che non
succeda più un fatto così grave e dire no al razzismo». La data del funerale
non è ancora certa, ma il desiderio della famiglia è di celebrarli martedì
mattina. Il sindaco di Cernusco, Eugenio Comincini, ha già messo a
disposizione l´auditorium Maggioni della scuola media Aldo Moro per un momento
pubblico di commiato secondo il rito musulmano. Già domani, però, si
raccoglieranno in preghiera gli amici e i connazionali di Abdoul, la cui salma
mercoledì sarà accompagnata in Burkina Faso.
Per Moni Ovadia il fatto che la Procura non abbia contestato l´aggravante per
motivi razziali è irrilevante. «Non mi convinceranno mai, neanche davanti a un
plotone d´esecuzione – dice – che quell´omicidio non sia stato dettato dal
razzismo. Non sarebbe successo lo stesso se a rubare i biscotti fossero stati
dei ragazzi italiani, magari di buona famiglia. Viene da una temperie
grondante parole d´odio e avviene in un Paese che sta scivolando verso una
deriva razzista, perché c´è chi soffia su questi sentimenti per ragioni
demagogiche». In particolare l´attore accusa il ministro dell´Interno, Roberto
Maroni. «Non dico che sia razzista, non voglio crederlo. Ma i suoi
provvedimenti lo sono. Ed è arrivato il momento che tutte le persone, di
destra o di sinistra, cristiani e non, facciano sentire forte la loro voce in
un momento terribile per il nostro Paese».

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No al dilagante razzismo in Italia/6

Posted by pedjolo su 19 settembre 2008

Manifesto degli scienziati antirazzisti

(2008) *

Manifesto della razza

(1938) *

I. Le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze “psicologiche” e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in “migliori” e “peggiori” e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.

1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.

Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

II. L’umanità, non é fatta di grandi e piccole razze. È invece, prima di tutto, una rete di persone collegate. È vero che gli esseri umani si aggregano in gruppi d’individui, comunità locali, etnie, nazioni, civiltà; ma questo non avviene in quanto hanno gli stessi geni ma perché condividono storie di vita, ideali e religioni, costumi e comportamenti, arti e stili di vita, ovvero culture. Le aggregazioni non sono mai rese stabili da DNA identici; al con­trario, sono soggette a profondi mutamenti storici: si formano, si trasformano, si mescolano, si frammentano e dissolvono con una rapidità incompatibile con i tempi richiesti da processi di selezione genetica.

2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

III. Nella specie umana il concetto di razza non ha significato biologico. L’analisi dei DNA umani ha dimostrato che la variabilità genetica nelle nostra specie, oltre che minore di quella dei nostri “cugini” scimpanzé, gorilla e orangutan, è rappresentata soprattutto da differenze fra persone della stessa popolazione, mentre le differenze fra popolazioni e fra continenti diversi sono piccole. I geni di due individui della stessa popolazione sono in media solo leggermente più simili fra loro di quelli di persone che vivono in continenti diversi. Proprio a causa di queste differenze ridotte fra popolazioni, neanche gli scienziati razzisti sono mai riusciti a definire di quante razze sia costituita la nostra specie, e hanno prodotto stime oscillanti fra le due e le duecento razze.

3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

IV. È ormai più che assodato il carattere falso, costruito e pernicioso del mito nazista della identificazione con la “razza ariana”, coincidente con l’immagine di un popolo bellicoso, vincitore, “puro” e “nobile”, con buona parte dell’Europa, dell’India e dell’Asia centrale come patria, e una lingua in teoria alla base delle lingue indo-europee. Sotto il profilo storico risulta estremamente difficile identificare gli Arii o Ariani come un popolo, e la nozione di famiglia linguistica indo-europea deriva da una classificazione convenzionale. I dati archeologici moderni indicano, al contrario, che l’Europa è stata popolata nel Paleolitico da una popolazione di origine africana da cui tutti discendiamo, a cui nel Neolitico si sono sovrapposti altri immigranti provenienti dal Vicino Oriente. L’origine degli Italiani attuali risale agli stessi immigrati africani e mediorientali che costituiscono tuttora il tessuto perennemente vivo dell’Europa. Nonostante la drammatica originalità del razzismo fascista, si deve all’alleato nazista l’identificazione anche degli italiani con gli “ariani”.

4. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.

V. È una leggenda che i sessanta milioni di italiani di oggi discendano da famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio. Gli stessi Romani hanno costruito il loro impero inglobando persone di diverse provenienze e dando loro lo status di cives romani. I fenomeni di meticciamento culturale e sociale, che hanno caratterizzato l’intera storia della penisola, e a cui hanno partecipato non solo le popolazioni locali, ma anche greci, fenici, ebrei, africani, ispanici, oltre ai cosiddetti ”barbari”, hanno prodotto l’ibrido che chiamiamo cultura italiana. Per secoli gli italiani, anche se dispersi nel mondo e divisi in Italia in piccoli Stati, hanno continuato a identificarsi e ad essere identificati con questa cultura complessa e variegata, umanistica e scientifica.

5. È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.

VI. Non esiste una razza italiana ma esiste un popolo italiano. L’Italia come Nazione si è unificata solo nel 1860 e ancora adesso diversi milioni di italiani, in passato emigrati e spesso concentrati in città e quartieri stranieri, si dicono e sono tali. Una delle nostre maggiori ricchezze, è quella di avere mescolato tanti popoli e avere scambiato con loro culture proprio “incrociandoci” fisicamente e culturalmente. Attribuire ad una inesistente “purezza del sangue” la “nobiltà” della “Nazione” significa ridurre alla omogeneità di una supposta componente biologica e agli abitanti dell’attuale territorio italiano, un patrimonio millenario ed esteso di culture.

6. Esiste ormai una pura "razza italiana". Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

VII. Il razzismo è contemporaneamente omicida e suicida. Gli Imperi sono diventati tali grazie alla convivenza di popoli e culture diverse, ma sono improvvisamente collassati quando si sono frammentati. Così è avvenuto e avviene nelle Nazioni con le guerre civili e quando, per arginare crisi le minoranze sono state prese come capri espiatori. Il razzismo è suicida perché non colpisce solo gli appartenenti a popoli diversi ma gli stessi che lo praticano. La tendenza all’odio indiscriminato che lo alimenta, si estende per contagio ideale ad ogni alterità esterna o estranea rispetto ad una definizione sempre più ristretta della “normalità”. Colpisce quelli che stanno “fuori dalle righe”, i “folli”, i “poveri di spirito”, i gay e le lesbiche, i poeti, gli artisti, gli scrittori alternativi, tutti coloro che non sono omologabili a tipologie umane standard e che in realtà permettono all’umanità di cambiare continuamente e quindi di vivere. Qualsiasi sistema vivente resta tale, infatti, solo se é capace di cambiarsi e noi esseri umani cambiamo sempre meno con i geni e sempre più con le invenzioni dei nostri “benevolmente disordinati” cervelli.

7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

VIII. Il razzismo discrimina, nega i collegamenti, intravede minacce nei pensieri e nei comportamenti diversi. Per i difensori della razza italiana l’Africa appare come una paurosa minaccia e il Mediterraneo è il mare che nello stesso tempo separa e unisce. Per questo i razzisti sostengono che non esiste una “comune razza mediterranea”. Per spingere più indietro l’Africa gli scienziati razzisti erigono una barriera contro “semiti” e “camiti”, con cui più facilmente si può entrare in contatto. La scienza ha chiarito che non esiste una chiara distinzione genetica fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono state assolutamente dimostrate, dal punto di vista paleontologico e da quello genetico, le teorie che sostengono l’origine africana dei popoli della terra e li comprendono tutti in un’unica razza.

8. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

IX. Gli ebrei italiani sono contemporaneamente ebrei ed italiani. Gli ebrei, come tutti i popoli migranti (nessuno è migrante per libera scelta ma molti lo sono per necessità) sono sparsi per il Mondo ed hanno fatto parte di diverse culture pur mantenendo contemporaneamente una loro identità di popolo e di religione. Così è successo ad esempio con gli Armeni, con gli stessi italiani emigranti e così sta succedendo con i migranti di ora: africani, filippini, cinesi, arabi dei diversi Paesi , popoli appartenenti all’Est europeo o al Sud America ecc. Tutti questi popoli hanno avuto la dolorosa necessità di dover migrare ma anche la fortuna, nei casi migliori, di arricchirsi unendo la loro cultura a quella degli ospitanti, arricchendo anche loro, senza annullare, quando è stato possibile, né l’una né l’altra.

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

X. L’ideologia razzista é basata sul timore della “alterazione” della propria razza eppure essere “bastardi” fa bene. È quindi del tutto cieca rispetto al fatto che molte società riconoscono che sposarsi fuori, perfino con i propri nemici, è bene, perché sanno che le alleanze sono molto più preziose delle barriere. Del resto negli umani i caratteri fisici alterano più per effetto delle condizioni di vita che per selezione e i caratteri psicologici degli individui e dei popoli non stanno scritti nei loro geni. Il “meticciamento” culturale è la base fondante della speranza di progresso che deriva dalla costituzione della Unione Europea. Un’Italia razzista che si frammentasse in “etnie” separate come la ex-Jugoslavia sarebbe devastata e devastante ora e per il futuro. Le conseguenze del razzismo sono infatti epocali: significano perdita di cultura e di plasticità, omicidio e suicidio, frammentazione e implosione non controllabili perché originate dalla ripulsa indiscriminata per chiunque consideriamo “altro da noi”.

10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

 

 

 

* Autori e primi firmatari

Enrico Alleva, Docente di Etologia, Istituto Superiore di Sanità, Roma

Guido Barbujani, Docente di Genetica di popolazioni, Università Ferrara

Marcello Buiatti, Docente di Genetica, Università di Firenze

Laura dalla Ragione, Psichiatra e psicoterapeuta, Perugia

Elena Gagliasso, Docente di Filosofia e Scienze del vivente, Università La Sapienza, Roma

Rita Levi Montalcini, Neurobiologa, Premio Nobel per la Medicina

Massimo Livi Bacci, Docente di demografia, Università di Firenze

Alberto Piazza, Docente di Genetica Umana, Università di Torino

Agostino Pirella, Psichiatra, co-fondatore di Psichiatria democratica, Torino

Francesco Remotti, Docente di Antropologia culturale, Università di Torino

Filippo Tempia, Docente di Fisiologia, Università di Torino

Flavia Zucco, Dirigente di Ricerca, Presidente Associazione Donne e Scienza, Istituto di Medicina molecolare, CNR , Roma

Il “Manifesto degli scienziati razzisti” o “Manifesto della Razza” fu pubblicato in forma anonima sul Giornale d’Italia il 15 luglio 1938. Il ministro Segretario del Partito ha ricevuto un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle Università italiane, che hanno sotto l’egida del Ministero della Cultura popolare redatto o aderito alle proposizioni che fissano la base del razzismo fascista:

dott. Lino Businco, assistente di patologia generale nell’Università di Roma

prof. Lidio Cipriani, incaricato di antropologia nell’Università di Firenze direttore del Museo Nazionale di antropologia ed etnologia di Firenze

prof. Arturo Donaggio, direttore della clinica neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, presidente della Società italiana di psichiatria

dott. Leone Franzí, assistente nella clinica pediatrica dell’Università di Milano

prof. Guido Landra, assistente di antropologia nell’Università di Roma

sen. Nicola Pende, direttore dell’Istituto di patologia speciale medica dell’Università di Roma

dott. Marcello Ricci, assistente di zoologia all’Università di Roma

prof. Franco Savorgnan, ordinario di demografia nell’Università di Roma, presidente dell’Istituto centrale di statistica

on. prof. Sabato Visco, direttore dell’Istituto di fisiologia generale dell’Università di Roma e direttore dell’Istituto nazionale di biologia presso il Consiglio nazionale delle ricerche

prof. Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di zoologia dell’Università di Roma.

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Chi è in emergenza?

Posted by pedjolo su 26 luglio 2008

Lampedusa, 25 Luglio 2008.

«La notte dopo la partenza mio figlio di 2 anni ha cominciato a vomitare. È morto quasi subito e siamo stati costretti a buttare in acqua il corpo. Il giorno dopo ha cominciato a sentirsi male l’altra mia figlia di 4 anni. Era completamente disidratata. Anche lei è morta e l’abbiamo gettata in mare».

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