metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Archive for gennaio 2010

Howard Zinn.

Posted by pedjolo su 28 gennaio 2010

È notizia di poco fa. Howard Zinn ci ha lasciati ad 87 anni.

Oltre ad essere storico statunitense e persona impegnata da tempo nella promozione e nello studio dei diritti umani come fondamento per una società più equa, aveva fatto la sua grande figura qui in Italia negli anni scorsi, quando onorò una folta platea della sua presenza durante i convegni nazionali di Emergency.

Averlo sentito parlare e aver potuto godere di quel contributo storico, è un privilegio che fa onore.

Riporto, senza alcuna modifica, quello che mi appuntai durante il suo intervento a Riccione in data 12 Settembre 2008.

Incontro nazionale 2008
12-13-14 Settembre
Riccione

Venerdì 12-09
Ore 21.30

Incontro Gino Strada e Howard Zinn

Indissolubilità negazione diritti umani-guerra.
Non pensiamo che con la fine della seconda guerra mondiale ci sia stata un’iniziale volontà di far rispettare i diritti umani: basti pensare che nel 1948 iniziava la guerra fredda, e nell’anno precedente -1947- la cosiddetta età Truman.
La storia è piena di buone intenzioni e documenti nobili (le guerre producono documenti nobili). Ma non è una novità che essi vengano subito non rispettati.
Le dichiarazioni sono spesso scuse e motivazioni (false) per giustificare invasioni, guerre, atti di violenza internazionale. Pensare alla Dichiarazione d’Indipendenza degli USA, utilizzata per giustificare la rottura dall’Inghilterra, la lotta contro gli Inglesi per diventare autonomi, indipendenti.
Le promesse restano tali. Le dichiarazioni promettono cose che i capi del mondo non possono e non vogliono promettere, perché i loro obiettivi sono focalizzati al raggiungimento del potere, della ricchezza, della fama storica.
Il mondo attuale (e quello passato), dimostrano quanto dichiarazioni e cose simili siano state e siano tuttora, tradite.
Gli USA sono pieni di tali atti, ma da sempre non sono rispettati.

I principi espressi dalle dichiarazioni, dopo un secolo, sono diventati realtà e il loro rispetto è -quasi sempre- diffuso e reale. Ma solo grazie all’insistenza e all’organizzazione delle persone; questo dobbiamo ricordare sempre, soltanto con la volontà delle persone e la loro lotta è possibile attuare quelle che fino a quel momento sono state solo promesse.

Le guerre giuste, non esistono. Semplicemente non esistono: la seconda guerra mondiale, era sì combattuta contro il fascismo, ma questo non significa che fosse giusta. Cosa c’è peggio del fascismo? Niente, ma non è detto che essendo "cattivo" il fascista, sia io un "buono". No, questa contrapposizione non esiste: posso essere meno cattivo del cattivo di turno.
E tutte le guerre vengono combattute con questo principio, il cattivo da una parte, e il buono è colui che gli si oppone.
Due terzi della popolazione americana è contraria al conflitto iracheno, ma cosa significa? Che tra altri trent’anni -intervallo tra Vietnam e Iraq- ci sarà un’altra guerra?
Non esistono guerre chirurgiche, al massimo si può dire di aver bombardato presunti "terroristi" (o come si vogliano chiamare). Ma chi lancia una bomba da centinaia di metri, non vede chi uccide, non vede l’ultimo target del suo ordigno, non vede la sofferenza di chi riceve il suo lancio. E questa è una spersonalizzazione del conflitto, una maggiore disumanizzazione della guerra, "combattuta" in questo modo per far sentire più leggeri i cuori di coloro che la portano avanti (semmai ce ne fosse bisogno).

La storia ci insegnerà comunque che, anche se ci sono stati dei brutti episodi, ci sono stati anche risultati positivi importanti, che magari non ci vengono comunicati, perché fa comodo ai poteri forti di uno paese, di un sistema internazionale. Ma sono esistiti. Pensate alla schiavitù, ai diritti e alla parità delle donne.

Forse un giorno ci saranno dei grossi cambiamenti, una vita più soddisfacente per tutti.

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Welcome visto da Eros Tetti.

Posted by pedjolo su 25 gennaio 2010

Queste le considerazioni di Eros Tetti sul film Welcome, uscito lo scorso dicembre e consigliatissimo. Non conosco personalmente Eros, ma lo ringrazio di cuore per ciò che ha scritto e per avermi concesso di ripubblicare nel mio spazio.

Credo che un po’ tutti dovremmo vedere questo film francese, Welcome, di Philippe Lioret. Mette in evidenza ciò che tutti noi sappiamo, ma che stiamo facendo finta che non esista, che non sia reale, ciò che non vogliamo credere. Si mostra con molta franchezza come noi europei stiamo cacciando e segregando gli immigrati colpevoli solamente di povertà e di venire da paesi flagellati dalle nostre guerre "giuste". Così attraverso la storia di Bilal un giovane curdo-iracheno, che scappa dalla guerra per raggiungere la sua innammorata Mina che vive nella ricca Londra. Vengono messe in mostra le evidenti contraddizioni di questo sistema politico-economico che rende le persone più povere, un peso che le nostre opulente società non possono e non vogliono sopportare e supportare.

Così tutta la storia denuncia come la polizia francese cerchi di emarginare al limite estremo queste persone, facendo perdere loro ogni residuo di dignità, rendendoci noi simili a bestie, non ci vuole molto poi a fare il paragone con la germania Nazista degli anni ’30, la Germania razzista e dei campi di concentramento. Ci porta la cruda realtà, di leggi che vietano ai francesi ogni contatto con i "clandestini", ricordando che parlare o aiutare un immigrato può costarci fino a 5 anni di prigione. Si esce da questo film con un nodo alla gola, con le lacrime agli occhi e con la voglia di portare questa denuncia in ogni angolo del nostro mondo ricco, cieco e sordo.
Così saltano evidenti le contraddizioni del nostro Stato che spende miliardi di euro per mandare i nostri giovani in guerre lontane, in guerre dolorose ed inutili e poi neghiamo allo stesso tempo aiuto alle vittime ed ai rifugiati, neghiamo lasciandoli annegare, o peggio riportandoli in Libia dove sappiamo benissimo che fine faranno queste persone. Così oggi sento più che mai la voglia di rinnegare la mia cittadinanza, di rinnegare la mia italianità, se questo è essere italiani oggi mi vergongo di esserlo, mi vergongo di appartenere al mondo occidentale… Però non me ne vado! Non ancora almeno, perchè personalmente credo che siano altri che debbano andarsene, coloro che speculano sulle vite dei più deboli coloro che discriminano e fomentano la guerra tra i poveri, questi esseri che pensano solo al potere dovrebbero andarsene… Dovrebbero tornare nella preistoria!
Penso anche che tutti noi dobbiamo sentire il peso di non fare abbastanza, il peso di essere complici di un sistema malato e disumano, dobbiamo avere il coraggio di vedere le nostre mani macchiate di sangue e se pensi che tu non hai fatto niente, bè in questo caso non fare niente significa essere complici, stare a guardare e far finta che tutto sia normale significa partecipare al massacro di innocenti, pensare solo al proprio orticello è il modo migliore per lasciar annegare nella sofferenza milioni di persone e lentamente sprofondare anche noi nella stessa putrida Merda!

Così ripenso ai treni carichi che si dirigevano verso i campi di sterminio, e poi ripenso ai tedeschi di allora ai polacchi agli italiani, che abbassavano gli occhi difronte a queste assurdità, perchè si sentivano inermi? perchè pensavano di non poter far niente? o perchè alla fine erano daccordo pure loro? Chissà? Quello che comunque ritengo importante in tutto questo è riuscire ad invertire la rotta e sapersi scrollare di dosso le ottusità che la nostra (dis)informazione ci propina, iniziando a vedere le persone con umanità a riscoprendo negli altri di qualunque nazionalità ed etnia siano, l’ umano che c’è in loro, solo così potremmo iniziare a riscoprire l’umano che c’è in noi.
Vorrei attraverso queste righe lanciare un appello ed una sfida a queste "nuove" leggi razziali che ci stanno riportando verso un sentiero di ottusità ed oscurantismo che l’umanità ha già visto e conosciuto e rivendicare i fondamentali diritti umani, troppo spesso accantonati in nome di una ricchezza ed un progresso che di ricchezza e progresso non hanno proprio niente!

E se alla fine di tutto questo sei ancora li a domandarti cose banali a chiederti "ma allora cosa dobbiamo fare farli venire tutti qua?" oppure "ma qui non c’è posto per tutti!" o altre fesserie del genere, ti chiedo per favore di farti domande un po’ più profonde, di domandarti perchè ci sono persone che guadagnano miliardi al giorno ed altre che muoiono di fame, oppure perchè il 20% dell’umanità possiede l’ 85% delle ricchezze, credo che sia il caso di riflettere sulle radici del problema e comprenderlo a fondo! Ma sono sicuro che questo non è il tuo caso ed allora ti auguro un buon 2010 di Cambiamento!

Più che mai verso una Nazione Umana Universale

Eros Tetti

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Haiti, aiuti concreti.

Posted by pedjolo su 20 gennaio 2010


COMUNICATO STAMPA
L’ARCI E L’EMERGENZA HAITI

Anche nel mondo dell’Arci, come in tutta la società civile, cresce l’orrore per il dramma di Haiti e la voglia di mobilitarsi per aiutare la popolazione colpita.

Molti sono i progetti di solidarietà che si stanno utilmente avviando. L’Arci Toscana ha fatto una scelta che corrisponde alle proprie sensibilità e che ha al centro l’obiettivo di favorire un modello che sviluppi la reciproca cooperazione tra soggetti che operano nel Sud del mondo.

E’ abitudine dell’Arci collaborare con strutture che già operano in loco e hanno dimostrato di essere in grado di svolgere azioni efficaci. In questo caso si è deciso di appoggiare il lavoro del personale medico e paramedico cubano presente ad Haiti.

I medici e paramedici cubani sono presenti sull’isola dal 1998, giunti in quell’anno per l’emergenza causata dall’uragano George. Da allora si sono alternati più di 3000 operatori cubani per curare la popolazione civile. Attualmente il personale ad Haiti è composto da 403 unità, di cui 344 medici, che hanno riattivato un ospedale sinistrato e aperto un ospedale da campo, e tra breve ne apriranno un terzo. In queste strutture sono state già curate più di 1000 persone, anche con interventi di chirurgia.

L’Arci della Zona del Cuoio sostiene questa campagna dell’Arci Regionale e invita anche i Circoli e i soci a farlo.

Il conto corrente per effettuare donazioni tramite bonifico è:

Banca Popolare Etica
Conto intestato a Arci – Solidarietà internazionale
IBAN IT39 A050 1802 8000 0000 0557755
Causale: Emergenza Haiti

Il Presidente Arci Toscana
Vincenzo Striano

Il Presidente Arci Zona Cuoio
Sergio Coppola

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Sicura mente.

Posted by pedjolo su 9 gennaio 2010

Cercare sicurezza è, da tempi lontani, una prerogativa per l’uomo e per gran parte del mondo animale. Mettere sè stessi e i propri cari in condizioni di tranquillità, di agio, di benessere è lo sforzo quotidiano che, più o meno marcatamente, ognuno compie.

Ma quale significato ha la parola sicurezza? Cosa intendiamo?
Sicurezza stradale?
Sicurezza sul lavoro?
Sicurezza tra le mura domestiche?

Wikipedia alla voce sicurezza, riporta il significato etimologico del termine: senza preoccupazione. L’assenza di preoccupazioni, coincide con la presenza di uno stato di sicurezza.
Non credo sia vero; quella che oggi ricerchiamo con apparente foga e che ci ostiniamo a definire sicurezza, è qualcos’altro.

Oggi (edizione delle 12.00) ho visto, al TG3, un servizio dedicato ai body scanner. Nuovi ed efficienti apparecchi in grado di spogliare virtualmente una persona, al passaggio al gate aeroportuale.

I body scanner sono utili, perché prevengono attentati, scovando per tempo i malintenzionati.
Nel servizio del tg, Andrea Ascani Orsini, direttore ricerca e sviluppo della società Gilardoni (produttrice di apparecchiature simili) ha parlato di rischi per la salute derivanti dall’esposizione ai raggi X dei body scanner. "Riteniamo siano sicuri", ha detto. Giuro! Ha usato il verbo ritenere (ipotesi) alla prima persona plurale (dando un senso di deresponsabilizzazione quindi).

L’installazione dei body scanner è ritenuta necessaria dal governo italiano che ne ha disposto l’utilizzo a Roma e a Malpensa.
Sorvolando su qualsiasi riflessione meramente politica o politicizzata, il punto è che affermazioni e pubblcizzazioni false, a me non fanno stare più sicuro. Mi fanno soltanto montare una gran rabbia perché l’informazione è schiava degli interessi generali e di ciò che determinati soggetti devono far passare.

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