metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

sipuofare.info

Posted by pedjolo su 30 marzo 2012

il logo del sito sipuofare.info

 

Mi appunto e segnalo questo interessante contenitore di idee e informazioni:

www.sipuofare.info

Si possono reperire molti suggerimenti e una miriade di link che spaziano sulle tematiche più disparate: internet, economia, ecologia, erbe officinali, traduttori, servizi gratuiti, eccetera.

Mi piace soprattutto perché contiene stimolanti proposte indirizzate ad un miglior stile di vita. Consigliatissimo!

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Sì18DAY

Posted by pedjolo su 30 marzo 2012

Riporto dal blog ambientesulweb.wordpress.com

Sì18DAY.

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Rifiuti pericolanti

Posted by pedjolo su 19 marzo 2012

Pubblicato su losnodo.net il 27 marzo 2012

Differenziare i rifiuti. Un’attività che racchiude al suo interno fasi, procedure, accordi, tecniche, scienza e politica. Ci sono tendenze e dati riferiti alla raccolta dei rifiuti, alla popolazione che la porta avanti in un territorio. C’è la coscienza del singolo, della persona, capace di far percepire l’importanza della ciclicità che la vita di un materiale può intraprendere. E c’è poi la gestione dei rifiuti e della loro raccolta; il giusto indirizzamento, gli impianti di smaltimento a norma, la resa economica e di risorse prime che devono mettersi in moto in favore della popolazione e della sua crescita. Aspetti fondamentali a cui accostare l’ingrediente sempre necessario, il buon senso.

Il rischio di contaminare l’ambiente o perdere tonnellate di rifiuti – quindi materia – per disattenzioni o malafede è all’ordine del giorno, in tante zone d’Italia. L’accostamento delle parole emergenza e rifiuti per descrivere la criticità della situazione, ad esempio, della città di Napoli, la dice lunga su quanto sia ancora necessario impegnarsi sulla percezione di ciò che abbiamo davanti. Ad esempio, nella provincia di Pistoia, nello specifico nel comune di Quarrata, l’azienda CIS che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti è stata messa sotto accusa, con tanto di foto pubblicate sui quotidiani, per non aver rispettato la differenziazione dei rifiuti e, di fatto, rendendo vano lo sforzo della cittadinanza. Mancanza di trasparenza e responsabilità aziendale o insensibilità al tema? Al solito quesito sembra più semplice rispondere trattando dell’isola ecologica di via Monteleonese, in località Barile, ad un paio di chilometri dal centro di Pistoia. Il video, appositamente registrato con un semplice pc portatile, dimostra l’insensatezza di un gesto che per fortuna non ha avuto conseguenze.

Dunque, la risposta alla domanda è: entrambe. Manca un controllo – e la percezione di questo – nei confronti e da parte dei soggetti che operano per fornire un servizio (in questo caso la gestione del rifiuto solido urbano) finalizzato a portare migliorie agli utenti. Il che fa il paio con la scarsa sensibilità nei confronti non solo del servizio stesso, ma anche dell’utenza, vista la pericolosità a cui la si espone per una negligente mancanza. Un’utenza, tocca constatare, che probabilmente non percepisce la differenza tra l’essere esposta ad un rischio e il vedere garantiti e tutelati servizi e incolumità. Una mancanza che è forse fattore determinante perché il controllo e la sensibilità di cui sopra vengano puntualmente disattesi. Per la cronaca, il servizio Prontocantiere istituito dal Comune di Pistoia, sollecitato appositamente, si è attivato e ha preso in carico la situazione, portandola allo stato di normalità nel quale adesso si trova. Una semplice telefonata ad un numero urbano ha permesso il ripristino di una condizione pericolosa andata avanti per settimane o forse mesi.

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I capponi di Renzo

Posted by pedjolo su 11 marzo 2012

Grazie a Paolo di ambientesulweb.wordpress.com mi sono letto ciò che ha scritto Saviano sulle possibili, cioè probabili, cioè sicure, infiltrazioni mafiose che interesseranno la TAV Torino – Lione. Cioè, in realtà non mi sono letto proprio tutto perché la mia attenzione è stata catturata dai commenti a quell’articolo…

Saviano fa schifo

Saviano non parla dei massoni

Avete scoperto l’acqua calda

È un predicatore che schifo con tutto il cuore

Lui è parte del problema

Un bischero o semplicemente uno un po’ disattento può stupirsi o non credere a quanto scritto. Invece, chiunque sia un minimo informato e tenga gli occhi aperti, arriva a fare questa associazione di fenomeni. Lasciamo da parte i facili commenti “si sa”, “è così”, “sai che novità…” e simili. Pensiamo piuttosto a smettere di poltrire. Ma quanto potrà mai volerci? Sveglia! Dipende solo da noi, intendendo con NOI la moltitudine, la maggioranza, o – più romanticamente – il popolo; dipende da noi in tutti quei gesti che facciamo ogni giorno e che danno credito e forza a quella che potremmo chiamare casta, impero, fortino, potere forte… Diamole l’appellativo che vogliamo, resta banalmente una forma di ingiustizia oligarchica che pochi vogliono per forza imporre ai più. E chi non la dovesse volere, deve attivarsi, ha il diritto e l’obbligo morale di inquadrare il fine da raggiungere ed elaborare i mezzi più efficaci – e nonviolenti – per conseguirlo.L’obiettivo finale, ad esempio con la faccenda vergognosa della TAV, è ottenere un referendum democratico in cui la cittadinanza interessata da questi lavori possa essere chiamata in causa ed esprimersi; se l’espressione popolare dice SÌ, la TAV si fa, in caso contrario si smantella e si va a casa, elegantemente, dimostrando di aver realmente ascoltato il popolo, la base. Ma per arrivare a quell’obiettivo, a quel traguardo, è necessaria la immediata, minuziosa, intransigente devozione di tutti. Una devozione che è amore per la propria comunità, per il paese, per la libertà di essere tutti uguali. E, a un livello superiore, è l’espressione massima della comprensione del significato di “tessuto sociale”. Deve soccombere qualsiasi altra percezione individualista, l’uomo – da animale sociale – non può permettersi errori del genere.

Aggiungo solo che mi viene da sorridere amaramente nel leggere la fattura dei commenti a questo articolo: ci sono utenti che devono far sapere che, quanto letto, è – sarcasticamente – equivalente alla scoperta dell’acqua calda, del nulla cioè.
C’è un problema enorme, sollevato da una persona e… ci fermiamo allo scontro tra tifoserie, ci fermiamo a scrivere che Saviano è qualunquista, fa schifo, eccetera. Non riesco più a stupirmi di una classe dirigente che fa della nostra ignoranza il suo più fido alleato. Si scrive di TAV, di mafia, di criticità legate ad una realizzazione che sta distruggendo l’ambiente circostante e che cosa siamo in grado di rispondere? Scemenze. Anzi, stronzate! Nessuna proposta, niente di empaticamente vicino al problema. Come due serial killer che cercano di apparire l’uno migliore dell’altro agli occhi del giudice, ognuno giustificandosi e dicendo di aver ucciso meno persone dell’altro. Bravi, continuiamo verso il baratro! Qualcuno ricorda i capponi di Renzo? Ne siamo la drammatica realizzazione.

 

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Autoconsigli

Posted by pedjolo su 3 marzo 2012

Riporto il link degli amici Oh!Rizzonti su interessanti e semplici accorgimenti automobilistici.

http://ohrizzonti.blogspot.com/2012/02/come-risparmiare-di-e-inquinare-di.html

Eccoli, appunto:

-25%Vai a 110. In un viaggio autostradale di un’ora e un quarto (150 chilometri) viaggiando a 110 km/h invece che a 130 si risparmia il 25% di carburante e si arriva a destinazione solo 12 minuti dopo. Inoltre, più si va veloce, più aumentano giri del motore e resistenza aerodinamica. La densità dell’aria aumenta esponenzialmente: a 200 km/h si consuma esattamente il doppio rispetto a 160 km/h.

 

-20%Cambia marcia. La regola del cambio marcia precoce è una delle prime e più importanti dell’ecodrive (ma non vale per le auto con cambio automatico). Si tratta di passare alla marcia superiore già verso i 1800 giri a benzina – nei Diesel anche meno – e poi ritardare lo scalare verso il basso. Viaggiare a bassi regimi è basilare per risparmiare. Intendiamoci, non bassissimi, altrimenti lo sforzo poi per riprendere giri vanifica il risparmio. I recenti motori sono elastici e vanno benissimo tra i 1600 e i 2500 giri/min.

 

-­20%Le mani ce le mettano i professionisti. Una manutenzione costante svolta dai meccanici della casa madre – dalle regolazioni della centralina al filtro aria fino alle candele – può portare a risparmi che secondo alcune fonti possono arrivare fino al 20%, ovvero 2 litri in meno per ogni 100 km. Si va incontro anche a una netta diminuzione delle emissioni di veleni, di idrocarburi (HC), di monossido di carbonio (CO) e, per i motori Diesel, di particolato.

 

-12%Usa il navigatore. Secondo uno studio Navteq l’impiego del navigatore satellitare può ridurre le percorrenze annuali medie di un automobilista di circa 2.500 chilometri l’anno, consentendo una riduzione dei consumi di carburante del 12%, pari a un risparmio di denaro di oltre 400 euro l’anno. Inoltre alcuni produttori (per primo Garmin) hanno messo in commercio software che assistono l’automobilista nella scelta di mete eco (EcoRoute), valutano lo stile di guida (Driving Challenge) facendo comparire una fogliolina verde sul display per indicare l’ecosostenibilità della nostra guida. Per facilitare la vita di chi ha scelto un carburante meno inquinante, c’è anche una funzione con tutti i distributori di metano d’Italia.

 

-8%Non frenare. Ovviamente, non è un invito a guidare come negli autoscontro, ma a pensare che ogni volta che si frena tutta l’energia cinetica accumulata si dissipa – e poi la si deve pure riguadagnare consumando! Tre casi esemplificativi. Uno, prendi esempio dai camion in autostrada, che pur con le loro dieci e più marce tendono a mantenere il loro placido passo, evitando inutili accelerate e frenate. Due, non attaccarsi mai al sedere dell’auto davanti, nemmeno se si ha fretta e il guidatore davanti è un anziana vecchietta: la necessaria e nervosa sequenza sincopata di accelerate e frenate è molto dispendiosa. Parallelamente, fregarsene di quelli che ti si appiccicano al sedere: ti tallonerebbero anche sfondando di 100 all’ora i limiti di velocità. Tre: per rallentare è bene prendere l’abitudine di usare il freno motore, ovvero l’effetto frenante del motore per inerzia che si nota quando si solleva l’acceleratore: in rilascio si taglia l’afflusso di carburante. Rallentando poi non mettere in folle, perché un motore in folle gira e continua a consumare.

 

-5%Non pigiare, mai. Avvia il motore senza premere il pedale dell’acceleratore, non sgasare nervosamente al semaforo, riduci sempre il numero di giri (si leggono sul contagiri). Premi sull’acceleratore sempre in maniera graduale perché schiacciandolo bruscamente a tavoletta si aprono tutti i condotti subito al massimo, il carburante fluisce al massimo ma la velocità sotto sforzo aumenta solo gradualmente. Abituarsi a “seguire” un po’ l’auto col piede. L’acceleratore non è un interruttore, on/off. No.

 

-5%Cerca le “pompe bianche”. C’entra poco con l’ambiente e solo col portafogli, ma è giusto far notare che in tutte le città, spesso in periferia, esistono le “pompe bianche”, quelle senza un’insegna famosa. Avere una conduzione autonoma dell’impianto permette di ridurre i costi di gestione che si ripercuotono sul prezzo finale alla pompa. Si risparmiano anche 5-6 centesimi al litro. Considerando un consumo di 100 litri al mese il risparmio può arrivare a 70 euro annui. Online è possibile trovare la mappa delle pompe bianche presenti in Italia.

 

-3%Pneumatici gonfi. Fa’ controllare (o controlla di persona con il manometro delle pompe di benzina, quando funziona…) il livello di pressione indicato dal produttore: quest’informazione si trova scritta all’interno della portiera del guidatore, a sinistra, ed è scritta anche nel libretto che quasi tutti tengono negli sportellini del cruscotto. Questa pressione dovrebbe essere aumentata del 15% se si prevede di effettuare un percorso autostradale. Al contrario, pneumatici sgonfi anche solo di 0,3 atmosfere comportano un sovraconsumo di circa il 3%.

 

-1,6%Spegni il climatizzatore gli ultimi due minuti. Per arrivare a 18 gradi nell’abitacolo quando fuori ce ne sono 10 il consumo aumenta di circa il 16% per un motore benzina, e di circa il 20% per un motore Diesel. Percentuali testate su strada, che possono raddoppiare durante la circolazione in città. Certo, è impensabile non usare mai il condizionatore. D’estate, proviamo a rallentare, abbassare tutti i finestrini e godiamoci la brezza. D’inverno basta usarlo il 10% in meno, ovvero – facendo un viaggio di venti minuti, spegnerlo già gli ultimi due minuti.

 

-1%Fa’ il pieno di sera. D’inverno è ininfluente, ma d’estate e nei mesi caldi quella pur minima dispersione dovuta all’evaporazione della benzina o del gasolio dalla pompa al serbatoio può arrivare all’1% in aerosol (velenosi), a causa del calore. Se si può, evitiamo di fare il pieno all’una del pomeriggio d’agosto: meglio la sera.

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Prevenzione antirazzista

Posted by pedjolo su 10 febbraio 2012

Pubblicato su Lo Snodo il 10 febbraio 2012

www.losnodo.net

controradio.itLa violenza dietro l’angolo fa paura. Nell’era dell’ informazione rapida, in tempo reale, l’uomo comune ha acquisito la capacità di assorbire una quantità di informazioni inimmaginabile prima. E come una sorta di difesa, è cresciuta la capacità di farsi scivolare addosso ciò che succede. Come una sorta di principio moderno di sopravvivenza. Resta il fatto che, tra i casi di violenza che si succedono, ogni tanto ne possa sbucare ed accadere uno vicino al proprio luogo di abitazione, alla scuola dei propri figli. O ad una piazza affollata. Inutile ribadire quanto tutto ciò abbia ripercussioni sulla tranquillità del singolo che vive quella notizia come un avvertimento, un campanello di allarme: “ehi, guarda che le cose possono succedere anche qui, dove sei tu”. E non solo, “possono succedere anche a te”.

13 dicembre 2011, piazza Dalmazia, Firenze. Gianluca Casseri, uno tranquillo, ragioniere, 50 anni. Scrittore. Un uomo normale. Quasi. Un mix tra un insospettabile e un soggetto con grandi problematiche. Montanino di nascita, di Cireglio, paesino della provincia pistoiese, fanatico di miti puri, ariani, sostenitore della distinzione delle razze. Che succede se un uomo normale, spara un colpo addosso a qualcuno? La stessa cosa che accadrebbe se lo facesse un bambino o un alieno. Quel qualcuno colpito si fa male, anche tanto. E può morire e lasciare nel panico e nella rabbia le persone che ha intorno. Così, con un’arma da fuoco, Casseri ha stroncato la vita di Samb Modou e quella di Diop Mor, due venditori ambulanti provenienti dal Senegal.

Ciò che è accaduto a Firenze sconcerta, ma è solo l’ennesima esplosione della bomba chiamata razzismo, intolleranza (cosa ci sarà poi da tollerare o meno…), cresciuta forse in seno all’egoismo e alla frustrazione di un contesto sociale tendente alla chiusura e alla creazione di minacce e pericoli pubblici inesistenti. Ad ogni modo, come lo si definisca non è importante, la cosa fondamentale è avere ben presente l’enorme numero di facce che può assumere.

Facce normali, facce quotidiane, facce conosciute. Facce di Facebook. E proprio sulle reti sociali non potevano mancare i commenti. Miriadi? Certo, ma ciò che lascia senza parole è il fatto che siano miriadi anche i punti di vista. Se, tra i tanti che si sono espressi, la maggior parte ha condiviso sentimenti di dolore ed empatia nei confronti delle famiglie delle vittime, necessita attenzione la fetta dei “menodueisti”. Agghiacciante. Ma è dato reale e girarsi dall’altra parte, far finta di nulla, tentare di insabbiare consolandosi con meri dati numerici, non ha senso ed avrebbe, anzi, sicuri effetti controproducenti. Come li ha il manifestare per chiedere la chiusura immediata di Casa Pound, presso la cui sede pistoiese Casseri si recava. Perché chiudere un centro – che fino a ieri può non essere piaciuto ad alcuni, può essere stato criticato, può aver svolto attività sgradite – che ha comunque avuto le necessarie autorizzazioni previste dalle più basilari regole legate alla libertà associazionisitica e culturale? Supponendo che la critica di chi manifesta verta sul principio che il rimembrare con nostalgia il fascismo e i miti di una società – irreale – libera da ogni forma di meticciato ed interdipendenza sia attività tuttaltro che utile culturamente e socialmente, non sarebbe forse più opportuno rivolgersi direttamente a decisori politici che finora hanno ritenuto superfluo ogni tipo di controllo contenutistico?

Sopra a tutto ciò, si eleva un concetto più nobile e forse lungimirante: la necessità di capire perché un corpo sociale – vasto – arrivi a partorire bisogni associativi di questo tipo, il cui fulcro è, più o meno velatamente, l’odio intriso di paura verso un nemico comune, da individuare nel capro espiatorio di turno. Oggi i cosiddetti stranieri, o clandestini, ieri i lavoratori provenienti dalle regioni del Mezzogiorno. “Non si affitta ai meridionali”, sui muri e le vetrine di Milano, era cosa frequente negli anni sessanta.

Al di là di come l’attenzione si sia spostata da un soggetto ad un altro, è interessante notare un’analogia: alla base di espressioni violente ed intolleranti così diffuse, è immaginabile ci siano timori ed insicurezze altrettanto presenti negli input quotidiani che la società trasmette. Ecco che l’individuazione di questi elementi potrebbe permettere una comprensione reale della natura di tali espressioni e necessità associative.

Di conseguenza, non è pensabile che, soffocando e vietando, possano essere comprese le dinamiche e le motivazioni di un fenomeno sociale. Anzi, la storia (e un filo di logica) insegna che sono proprio le barriere e le negazioni, incapaci di ascoltare, a creare i presupposti per vie di fuga alternative, spesso nascoste e ben più nocive.

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Scalfaro: Contro gli equidistanti

Posted by pedjolo su 10 febbraio 2012

In ricordo di Oscar Luigi Scalfaro. Una lunga intervista attraverso la quale ripercorrere la propria passione umana e politica.

Scalfaro: Contro gli equidistanti – micromega-online – micromega.

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Suicciòff

Posted by pedjolo su 29 gennaio 2012

Pubblicato su Lo Snodo il 10 dicembre 2011.

www.losnodo.net.

L’altro giorno osservavo una carcassa nera, strana, appoggiata in terra, in mezzo alla piazzola ecologica di Piazza San Lorenzo a Pistoia, in attesa che un addetto venisse a caricarla per indirizzarla, con ogni probabilità, alle bocche di qualche inceneritore. Era sera, stava piovendo e non distinguevo cosa fosse. Avvicinandomi, capii: televisore a tubo catodico, 15, 17 pollici al massimo, un “trombone” – lo avrà definito l’ultimo proprietario – squadrato e inesorabilmente sconfitto dalla moderna anoressia delle tavolette LCD che lo hanno stracciato in prima battuta per la loro sottigliezza e, successivamente, grazie al decoder digitale integrato.Tre parole, il futuro. Il futuro! Il futuro?!
Me lo sono ripetuto più di una volta cosa abbiano in comune la parola futuro e il nuovo sistema di ricezione televisiva. E anche grazie a quella carcassa, il cui abbandono non poteva che avvenire in un sistema incapace di distinguere tra materiale di scarto e ricchezza, ho acquisito piena consapevolezza che niente possa legarli. A meno che non si intenda con la parola futuro ciò che, nei giorni e negli anni a venire, sarà unilateralmente deciso ed imposto. Perché è quello che in quasi tutta Italia, Toscana oramai compresa, è accaduto. Non è mia intenzione soffermarmi sui soggetti che beneficeranno, nel paese dei monopòli, di questo passaggio e del flusso di denaro che ha generato e continuerà a generare. Vorrei piuttosto riflettere su aspetti molto più concreti, porre domande e condividere la mia personale scelta.

Il cosiddetto digitale terrestre ha mandato in pensione, oltre al protagonista di questo articolo, tanti altri apparecchi, milioni probabilmente. Dubito che molti di questi fossero realmente da rottamare: è verosimile pensare che una buona fetta fosse ancora utilizzabile per ricevere, tramite aggiunta di apposito rievitore, il nuovo segnale. Quindi, uno spreco ingiustificato di risorse e denaro, abilmente ottenuto grazie alle numerose ed asfissianti pubblicità – propaganda dei vari rivenditori hitech e figlio, suppongo, di quella obsolescenza percepita che Annie Leonard ricorda ne La storia delle cose. Uno spreco, oltretutto, in mancanza di reali migliorie e, anzi, accompagnato da ripetute difficoltà tecniche. La perdita di sintonia da parte de La7 e altre emittenti, ad esempio, fa il paio con la perdita di pazienza dell’utente, costretto ad arrangiarsi su sistemi ed apparecchi nuovi. In tutta Italia, in tutte le regioni.

Si pone quindi la questione della destinazione di questi apparecchi abbandonati, riconsegnati, regalati, dimenticati: è lecito pensare che si inneschino dinamiche degne del peggior mercato nero, quello che recupera in silenzio gli scarti per poi rivenderli al miglior offerente di qualche paese, preferibilmente lontano e povero. Imbattersi in una Radiomarelli nelle favelas brasiliane o nelle baracche della Sierra Leone forse sarà non solo possibile, ma addirittura probabile.

In ballo c’è anche l’immoralità. Anzi, ci sono le immoralità.
La prima: obbligare – non formalmente, ma nella sostanza – un’utenza numericamente enorme ad acquistare nuovi oggetti (televisori o decoder esterni che siano) per poter dare continuità ad un servizio di cui ha potuto usufruire finora e per il quale ha già sostenuto altre spese, siano esse energetiche, di apparecchiatura e manutenzione, di canoni, eccetera. Un’immoralità strutturale, condivisa e foraggiata dallo Stato Italiano che si è poi inventato un contributo per l’acquisto di un decoder digitale destinato al cittadino che rispondesse ai seguenti requisiti minimi: abbonato RAI, reddito inferiore a diecimila euro annui, 65 o più anni di età. Tradotto: pensionato medio costretto a tirare la cinghia e che guardi un po’ di tv per ingannare il tempo. Questi, tipico soggetto – per usare un eufemismo – interessato alle varie Dmax, Real Time, Poker TV, Winga che spopolano sulle frequenze digitali, sarà ben contento di poter usufruire di 50 euro per acquistare un congegno nuovo, squadrato, con un telecomando a parte e i cui comandi sono spesso complicati da abbinare a quelli del televisore. Ma, sarcasmo a parte, supponendo pure che l’utente in questione apprezzi questa offerta, non sarebbe stato più sensato intendere il futuro in altra maniera e destinare quei fondi al miglioramento di strutture e servizi riservati a quella fascia sociale o anagrafica, anziché espandere l’universo dei contenuti che isolano gli individui, rendendoli molto meno sociali e socievoli?

Immoralità, secondo atto: televisori nuovi, fessure laterali nuove, canali nuovi (e criptati). I moderni apparecchi presentano slot per l’inserimento di card prepagate; quelle di Mediaset Premium o La7, tanto per citarne due. Avere un oggetto predisposto a fare qualcosa, al giorno d’oggi, grazie alla pubblicità, equivale ad innescare un meccanismo mentale graduale che porta a dimenticare il proprio reale bisogno e a voler, a tutti i costi, sfruttare a pieno ciò che altrimenti resterebbe inutilizzato, mutilato, incompleto. La tentazione di vedere oltre l’anonimo schermo oscurato è incentivo all’acquisto di abbonamenti o simili; legittimo pensare si tratti di una strategia ben ponderata.

Alla luce di tutti questi aspetti, personalmente ho vissuto e ritengo lo spegnimento del sistema analogico come una piacevolissima novità. Paradossale? No, pefettamente in linea con quanto scritto sopra. Dal 17 novembre non so più cosa sia la televisione e quelle poche isole sane all’interno dei palinsesti televisivi le guardo in streaming o in podcast su internet. Se switch off deve essere, che switch off sia. Per sempre!

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NO ALLA CHIUSURA DI SPLINDER!

Posted by pedjolo su 22 novembre 2011

APPELLO AGLI UTENTI SPLINDER!
Contro la chiusura unilaterale!

Possibile che non possiamo avvalerci di qualche basilare diritto nei confronti di questi signori che si vantano di aver avuto un ricavo di quasi 60 milioni di euro?

http://dada.dada.net/it/press_room/comunicati_stampa/3224

PERSONALMENTE MI ATTIVO – E VI CHIEDO DI FARE LA MEDESIMA COSA – DA QUESTO PRECISO MOMENTO PER CHIEDERE CHE VENGA RICONOSCIUTO IL NOSTRO SACROSANTO DIRITTO DI NON PERDERE, PER RESCISSIONE UNILATERALE DEL CONTRATTO (CHE TUTTI NOI UTENTI ABBIAMO FIRMATO, RICORDATE?) CIÒ CHE CI APPARTIENE!
FACCIAMO RETE!!! DIFFONDIAMO LA COSA, PROPONIAMO IDEE!

LASCIO INTANTO I MIEI CONTATTI:

Francois Pesce
paparena@tiscali.it

340 4795767

RIPORTO ALTRI POST (AGLI AUTORI, LA RICHIESTA DI UNIRSI A NOI):

http://xanthippe.splinder.com/post/25770446/addio-mio-amato

http://poesiaprosaspontanea.splinder.com/post/25770443/post

http://blogcalciomercato.splinder.com/post/25770440/un-blog-personale

http://erikabar.splinder.com/post/25770402/ciao

http://inattuali.splinder.com/post/25770420/allora-si-chiude

http://fiorellasenzaradici.splinder.com/post/25770423/addio-splinder

http://kymmasgrafica.splinder.com/post/25770424/ultimo-post-su-splinder

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Cambiamonti

Posted by pedjolo su 21 novembre 2011

Pubblicato su Lo Snodo (www.losnodo.net) il 18 novembre 2011.

Puntata di giovedì 17 novembre di Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro in onda su svariate emittenti locali italiane. Il tema è l'avvicendamento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che, storia recentissima, vede un volto diverso da quello degli ultimi 10 anni (fatta eccezione una minuscola parentesi), quello di Mario Monti, il professor Mario Monti.

Santoro, attraverso i suoi due inviati, misura la febbre della folla che, la sera del 12 novembre scorso, attende, di fronte a tre diverse sedi istituzionali della capitale, l'ex, lo sconfitto, l'uscente, il decaduto. Si sprecano gli appellativi, spesso più coloriti, rivolti a chi sta percorrendo la via delle dimissioni. Su tutti, spiccano le dichiarazioni flash di un giovane che esprime tutta la sua personale gioia per l'uscita di scena del tramontato personaggio politico, sensazione largamente condivisa dal resto dei manifestanti. Un nome che era ovunque, dappertutto e che, dopo 17 anni anni, se ne va. Un'uscita di scena che sa di liberazione. Incalza, allora, la giornalista Dina Lauricella che chiede se, queste dimissioni, siano il naturale inizio di una nuova fase, di un cambiamento. Cosa va via, allora, assieme a questo nome? Nulla purtroppo risponde disilluso l'intervistato. Il nodo, forse, è qui.

Legittimo manifestare, esprimere con mezzi pacifici e condivisi delle sensazioni e dei pensieri. Doveroso farlo se si ritiene che, attorno ad una figura ed a ciò che rappresenta, ruotino numerosi aspetti irrisolti della vita pubblica di una società. Concetti scontati? Per inciso, no, non per tutti quantomeno. La politica, in senso stretto, ha risposto facendo quadrato attorno all'ex capo di governo, fornendo reazioni ben più ponderate e distinte. Bé, questo non è del tutto vero: qualcuno, come il segretario Pdl Angelino Alfano, ha ironizzato sulla poca sobrietà di chi ha manifestato – molte bottiglie di spumante sono state stappate la sera del 12 – invitandolo a recuperare la lucidità. E anche personaggi pubblici, come Augusto Minzolini, direttore del Tg1, ha scomodato il termine riprovevoli per etichettare i comportamenti di chi era in piazza.

Fermo restando tutto ciò, serve comunque altro. Chiamando in causa la metafora dello scacchiere politico, sostituire, muovere o lucidare delle pedine che fino ad un momento fa si trovavano ferme ai box, non può essere condizione sufficiente per smuovere una partita. Serve una strategia. Meglio ancora, serve un'alternativa. Invece, la sfida italiana, presenta storicamente tattiche di alternanza. Due parole simili nella forma, antipodiche nella sostanza politica: l'alternativa spezza uno schema, crea discontinuità tra elementi usurati, non più tollerabili, fallimentari, può interrompere proprio un'alternanza che, al contrario, crea un'assuefazione radicata tra le parti in gioco le quali, ciclicamente, si scambiano di posto, dimenticandosi di ascoltare le richieste del pubblico pagante. Che poi, anch'egli ciclicamente, mormora ed insorge, più o meno civilmente.

Appare dunque evidente la necessità di andare oltre l'orizzonte limitato di amministratori limitati, autoreferenziati, istituzioni chiuse al cambiamento e sorde di fronte ai bisogni ed ai loro mutamenti storici e sociali; il punto di partenza non può essere cosa riserveranno il neopresidente e i neoministri agli italiani. Tenendo fermo il destinatario dell'azione, è comunque necessaria una modifica al soggetto operante, per formulare correttamente un cosa faranno gli italiani per gli italiani. Ciò di cui c'è bisogno è un tessuto socioculturale solidale su cui poggiare i piedi per poter ripartire in tutti gli altri settori; serve una moralità forte, una drittezza, tanto cara a Tiziano Terzani, capace di notare e segnalare ciò che stride col buon senso e con l'interesse collettivo, a cominciare dai propri comportamenti: un senso civico autocritico, quindi, che riconosca e denunci anche il personale errore e, cosciente di sanzioni e responsabilità, decida ugualmente di giocare a carte scoperte e non di chiudersi in un omertoso e vile silenzio. Il tutto, mosso dalla illuminante consapevolezza che sia questa la via maestra per arricchire se stesso e l'intera comunità.

Di pari passo, serve un freno ai meri slogan scuola uguale cultura, la famiglia è il fulcro di tutto, il futuro ci appartiene. Dimostrare concretezza di fronte a queste legittime, ma drammaticamente vuote – se non tradotte in fatti e realtà – parole, è forse la più sincera dimostrazione di convinzione in ciò che si grida. E sarebbe, forse, ancor più opportuno iniziare a sostituire, sul piano mentale e pure su quello verbale, le frasi trite e ritrite dei poveri giovani che non hanno un lavoro perché pagano gli errori delle nostre generazioni, dal momento che si stava meglio quando si stava peggio. Espressioni non certo edificanti proprio per queste giovani generazioni che necessitano, anzi, di un modello (pro)positivo e di trarre il cosiddetto buon esempio dai comportamenti con i quali hanno quotidiano contatto.

L'amalgama di tutto questo può essere una recuperata confidenza con i due termini basilari dell'uomo come animale sociale: diritti e doveri. I primi, riconosciuti per sé e per gli altri come fondamento della parità sociale; i secondi, riconosciuti per sé e per gli altri come fondamento della parità sociale. Inscindibili e interconnessi, nel concetto e nella sostanza.

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