metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Un conflitto, in più.

Posted by pedjolo su 8 marzo 2022

Visto che, un anno fa, su questo blog pubblicavo qualcosa inerente il multicolorato scenario pandemico e di come i magnifici sette (colori) fossero tornati di moda, mi pare doveroso ripropinare l’argomento, declinandolo nell’attuale, disastroso, scenario belligerante.

Eviterò la polemica. Tornare, con forza, a parlare di pace ed equità, dopo aver preso sberle per accoglienza, migrazione ed invasioni ipotetiche, francamente mi fa un po’ incazzare. Ma fa niente. Ora ci sono delle persone che muoiono per l’abominio della guerra ed è giusto, ovviamente, deporre le proprie rivalse del “ve lo avevo detto”, per fare qualcosa di maggiormente utile e solidale.

Allora, cercando una valida alternativa alle mimose da regalare che solo attraverso la bontà d’animo di mio figlio si può ancora apprezzare con purezza ed emozione, mi sono imbattuto in qualcosa che ritengo importante. Un manifesto. Che, diciamocelo, nella pochezza qualitativa della comunicazione moderna, non è mica poco.

Si tratta di un manifesto delle femministe russe e non solo che si caricano sulle spalle l’onere (soprattutto) e l’onore (poco) di essere l’unica o quasi alternativa alle scellerate scelte di un sistema omocentrico, omofobico, omobellico. Un sistema che può essere rovesciato grazie a un movimento trasversale e transnazionale, in grado di trovare consenso in ogni angolo del pianeta.

Questo è un estratto di ciò che scrive Ms.femme89:

Oggi è l’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna. NO, NON È LA NOSTRA FESTA. Non è nata come tale e solo chi ha una visione romanticizzata di questa giornata potrebbe accettare tale malinteso. Ad incoraggiarlo è stato il sistema capitalistico con il suo disgustoso pink washing, sfruttando sia la scarsa informazione in merito, sia il desiderio non poco sessista di festeggiarci manco fossimo un regalo sceso in terra.

Perché ci piace ricevere gli auguri, vero? Ma auguri di cosa? Di esistere? Non siamo un dono, una benedizione PER VOI; siamo persone, e pure discriminate. E se davvero vi importasse non festeggereste, anzi, vi inc@zzereste e scendereste in piazza con noi – parlo per chi non prende posizione, convintə che la lotta al patriarcato riguardi solo le donne. Prendiamo le mimose: pensate ancora che ci piaccia riceverle “perché sì?” Vi siete mai chiest3 da dove provenga questa tradizione?

Le mimose vennero proposte dalla deputata Teresa Mattei nel 1945 come fiore simbolo delle donne italiane; un fiore povero, dal colore allegro e il profumo dolciastro per ricordare la vittoria per l’ottenimento del voto. Ma davvero vogliamo fermarci a questo e a una scatola di cioccolatini? Non sarebbe il caso di fermarsi un momento e farsi una bella ricerca sul PERCHÉ noi donne non festeggiamo l’8 marzo, per lo meno quelle di noi che conoscono la storia?

L’8 marzo è una giornata di riflessione, di ricordo, di presa di coscienza di quanto le donne abbiano passato e patito. Ed è nostro dovere rispettarla. Anche col sorriso e un fiore in mano, ma RISPETTARLA, non prenderla a pretesto per festeggiare, facendo tra l’altro rimpinguare i conti in banca di chi vuole solo capitalizzarci sopra seppellendo il marcio della violenza di genere per 24h (tanto per quello c’è già il 25 novembre, no?).

Come nasce quindi? La Giornata nasce dopo lunghe discussioni in tutto il mondo da parte principalmente delle donne socialiste. In particolare in Germania, Rosa Luxemburg e Clara Zetkin si batterono per una giornata dedicata e per il suffragio femminile, mentre in America venne istituito il ‘Women’s Day’ nel 1909.

Invece, Fem_antiwar_resistance riporta questo:

Feminist Anti-War Resistace Manifesto

On February 24, at around 5:30 AM Moscow time, Russian president Vladimir Putin announced a “special operation” on the territory of Ukraine in order to “denazify” and “demilitarize” this sovereign state. This operation had long been in preparation. For several months, Russian troops were moving up to the border with Ukraine. At the same time, the leadership of our country denied any possibility of a military attack. Now we see that this was a lie.

Russia has declared war on its neighbor. It did not allow Ukraine the right to self-determination nor any hope of a peaceful life. We declare — and not for the first time — that war has been waged for the last eight years at the initiative of the Russian government. The war in Donbas is a consequence of the illegal annexation of Crimea. We believe that Russia and its president are not and have never been concerned about the fate of people in Luhansk and Donetsk, and the recognition of the republics after eight years was only a pretext for the invasion of Ukraine under the guise of liberation.

As Russian citizens and feminists, we condemn this war. Feminism as a political force cannot be on the side of a war of aggression and military occupation. The feminist movement in Russia struggles for vulnerable groups and the development of a just society with equal opportunities and prospects, in which there can be no place for violence and military conflicts.

War means violence, poverty, forced displacement, broken lives, insecurity, and the lack of a future. It is irreconcilable with the essential values and goals of the feminist movement. War exacerbates gender inequality and sets back gains for human rights by many years. War brings with it not only the violence of bombs and bullets but also sexual violence: as history shows, during war, the risk of being raped increases several times for any woman. For these and many other reasons, Russian feminists and those who share feminist values ​​need to take a strong stand against this war unleashed by the leadership of our country.

The current war, as Putin’s addresses show, is also fought under the banner of the “traditional values” declared by government ideologues — values that Russia allegedly decided to promote throughout the world as a missionary, using violence against those who refuse to accept them or hold other views. Anyone who is capable of critical thinking understands well that these “traditional values” include gender inequality, exploitation of women, and state repression against those whose way of life, self-identification, and actions do not conform with narrow patriarchal norms. The justification of the occupation of a neighboring state by the desire to promote such distorted norms and pursue a demagogic “liberation” is another reason why feminists throughout Russia must oppose this war with all their energy.

Today feminists are one of the few active political forces in Russia. For a long time, Russian authorities did not perceive us as a dangerous political movement, and therefore we were temporarily less affected by state repression than other political groups. Currently more than forty-five different feminist organizations are operating throughout the country, from Kaliningrad to Vladivostok, from Rostov-on-Don to Ulan-Ude and Murmansk. We call on Russian feminist groups and individual feminists to join the Feminist Anti-War Resistance and unite forces to actively oppose the war and the government that started it. We also call on feminists all over the world to join our resistance. We are many, and together we can do a lot: Over the past ten years, the feminist movement has gained enormous media and cultural power. It is time to turn it into political power. We are the opposition to war, patriarchy, authoritarianism, and militarism. We are the future that will prevail.

We call on feminists around the world: Join peaceful demonstrations and launch offline and online campaigns against the war in Ukraine and Putin’s dictatorship, organizing your own actions. Feel free to use the symbol of the Feminist Anti-War Resistance movement in your materials and publications, as well as hashtags #FeministAntiWarResistance and #FeministsAgainstWar.

Distribute the information about the war in Ukraine and Putin’s aggression. We need the whole world to support Ukraine at this moment and to refuse to help Putin’s regime in any way.Share this manifesto with others. It’s necessary to show that feminists are against this war — and any type of war. It’s also essential to demonstrate that there are still Russian activists who are ready to unite in opposition to Putin’s regime. We are all in danger of persecution by the state now and need your support. Feminist Anti-War Resistance has a Telegram channel with additional information (in Russian).

E poi:

Noi, le donne della Russia, ci rifiutiamo di celebrare l’8 marzo di quest’anno:

non regalateci fiori, meglio scendere in piazza e deporli in memoria dei civili morti in Ucraina (circa 300 persone, ci sono bambini tra i morti), contro i quali il nostro Paese ha scatenato le ostilità. Oppure deporre i fiori che ci vengono donati ai monumenti: i fiori sono meglio dei proiettili.

https://www.robadadonne.it/231815/live-blog-chat-telegram-resistenza-femminista-russa-contro-la-guerra/

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