metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Prevenzione antirazzista

Posted by pedjolo su 10 febbraio 2012

Pubblicato su Lo Snodo il 10 febbraio 2012

www.losnodo.net

controradio.itLa violenza dietro l’angolo fa paura. Nell’era dell’ informazione rapida, in tempo reale, l’uomo comune ha acquisito la capacità di assorbire una quantità di informazioni inimmaginabile prima. E come una sorta di difesa, è cresciuta la capacità di farsi scivolare addosso ciò che succede. Come una sorta di principio moderno di sopravvivenza. Resta il fatto che, tra i casi di violenza che si succedono, ogni tanto ne possa sbucare ed accadere uno vicino al proprio luogo di abitazione, alla scuola dei propri figli. O ad una piazza affollata. Inutile ribadire quanto tutto ciò abbia ripercussioni sulla tranquillità del singolo che vive quella notizia come un avvertimento, un campanello di allarme: “ehi, guarda che le cose possono succedere anche qui, dove sei tu”. E non solo, “possono succedere anche a te”.

13 dicembre 2011, piazza Dalmazia, Firenze. Gianluca Casseri, uno tranquillo, ragioniere, 50 anni. Scrittore. Un uomo normale. Quasi. Un mix tra un insospettabile e un soggetto con grandi problematiche. Montanino di nascita, di Cireglio, paesino della provincia pistoiese, fanatico di miti puri, ariani, sostenitore della distinzione delle razze. Che succede se un uomo normale, spara un colpo addosso a qualcuno? La stessa cosa che accadrebbe se lo facesse un bambino o un alieno. Quel qualcuno colpito si fa male, anche tanto. E può morire e lasciare nel panico e nella rabbia le persone che ha intorno. Così, con un’arma da fuoco, Casseri ha stroncato la vita di Samb Modou e quella di Diop Mor, due venditori ambulanti provenienti dal Senegal.

Ciò che è accaduto a Firenze sconcerta, ma è solo l’ennesima esplosione della bomba chiamata razzismo, intolleranza (cosa ci sarà poi da tollerare o meno…), cresciuta forse in seno all’egoismo e alla frustrazione di un contesto sociale tendente alla chiusura e alla creazione di minacce e pericoli pubblici inesistenti. Ad ogni modo, come lo si definisca non è importante, la cosa fondamentale è avere ben presente l’enorme numero di facce che può assumere.

Facce normali, facce quotidiane, facce conosciute. Facce di Facebook. E proprio sulle reti sociali non potevano mancare i commenti. Miriadi? Certo, ma ciò che lascia senza parole è il fatto che siano miriadi anche i punti di vista. Se, tra i tanti che si sono espressi, la maggior parte ha condiviso sentimenti di dolore ed empatia nei confronti delle famiglie delle vittime, necessita attenzione la fetta dei “menodueisti”. Agghiacciante. Ma è dato reale e girarsi dall’altra parte, far finta di nulla, tentare di insabbiare consolandosi con meri dati numerici, non ha senso ed avrebbe, anzi, sicuri effetti controproducenti. Come li ha il manifestare per chiedere la chiusura immediata di Casa Pound, presso la cui sede pistoiese Casseri si recava. Perché chiudere un centro – che fino a ieri può non essere piaciuto ad alcuni, può essere stato criticato, può aver svolto attività sgradite – che ha comunque avuto le necessarie autorizzazioni previste dalle più basilari regole legate alla libertà associazionisitica e culturale? Supponendo che la critica di chi manifesta verta sul principio che il rimembrare con nostalgia il fascismo e i miti di una società – irreale – libera da ogni forma di meticciato ed interdipendenza sia attività tuttaltro che utile culturamente e socialmente, non sarebbe forse più opportuno rivolgersi direttamente a decisori politici che finora hanno ritenuto superfluo ogni tipo di controllo contenutistico?

Sopra a tutto ciò, si eleva un concetto più nobile e forse lungimirante: la necessità di capire perché un corpo sociale – vasto – arrivi a partorire bisogni associativi di questo tipo, il cui fulcro è, più o meno velatamente, l’odio intriso di paura verso un nemico comune, da individuare nel capro espiatorio di turno. Oggi i cosiddetti stranieri, o clandestini, ieri i lavoratori provenienti dalle regioni del Mezzogiorno. “Non si affitta ai meridionali”, sui muri e le vetrine di Milano, era cosa frequente negli anni sessanta.

Al di là di come l’attenzione si sia spostata da un soggetto ad un altro, è interessante notare un’analogia: alla base di espressioni violente ed intolleranti così diffuse, è immaginabile ci siano timori ed insicurezze altrettanto presenti negli input quotidiani che la società trasmette. Ecco che l’individuazione di questi elementi potrebbe permettere una comprensione reale della natura di tali espressioni e necessità associative.

Di conseguenza, non è pensabile che, soffocando e vietando, possano essere comprese le dinamiche e le motivazioni di un fenomeno sociale. Anzi, la storia (e un filo di logica) insegna che sono proprio le barriere e le negazioni, incapaci di ascoltare, a creare i presupposti per vie di fuga alternative, spesso nascoste e ben più nocive.

Annunci

5 Risposte to “Prevenzione antirazzista”

  1. giovanotta said

    certo che poi bisognerebbe aprire dibattiti sul razzismo e sulla violenza ove e quando possibile, fare educazione nelle scuole, in televisione ecc. ecc. ma intanto se si individua un “focolaio” di possibile violenza (e per me le varie case Pound lo sono), intanto è importante spegnerlo…
    Firenze non è che “uno” dei tanti casi, meno eclatanti forse ma altrettanto subdoli
    http://www.ecn.org/antifa/
    ciao

  2. pedjolo said

    ciao cara,
    per quel poco che conosco dell’ambiente, vedo anche io un’impronta molto aggressiva ed escludente in ciò che centri, come casa pound, professano. e questo, senza dubbio, va arginato.
    mi piacerebbe però che si riuscisse ad andare ancora più a monte del problema e, quindi, delle divergenze, cercando di misurare una febbre sociale che, evidentemente, è conseguenza di una patologia che si è formata nel tempo (o che non è mai scomparsa) perché è mancata la volontà politica e umana di prevenirne lo sviluppo. un comportamento teso ad ascoltare i disagi e le motivazioni che spingono una fetta consistente di persone, giovani e non solo, ad abbracciare queste idee, sarebbe, a mio modo di vedere, il primo passo verso un calo drastico del tasso di conflittualità.

  3. Evergreen said

    Oh he piascere rilejerti baldo jovane! Home va? Peccato he siamo su due piattaforme diverse di blog! Io ti seguo, sei un grandissimo!! Amico mio!! Ci ritroviamo distanti, ma sempre vicini! Ben trovato!

  4. ciao abbiamo aperto un sondaggio sul nostro blog.. vieni a visitarci!! no te ne pentirai
    ciao cia
    Oh!rizzonti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: