metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Tasso di indifferenza.

Posted by pedjolo su 29 giugno 2010

Questa è la mini storia vera di un tasso ucciso su una provinciale e rimasto lì a far rischiare, incolpevolmente, altri di perdere la vita come lui.

Giovedì 24 ci sono stati Matteo Pagani e Matteo Dell'Aira, gli operatori di Emergency rapiti in Afganistan lo scorso aprile. Ci hanno onorato, davvero onorato, della loro presenza e della loro preziosa testimonianza.
Trascorrere momenti del genere, ti rigenera, ti fa sperare nella bontà del genere umano e nella forza delle sue idee più nobili.

La cornice dell'incontro e del loro dibattito, è quella di un paese di periferia, un piccolo borgo medioevale all'inizio della collina.

Sera inoltrata, diciamo l'una di notte. Percorrendo la buia strada provinciale che ci riporterebbe verso casa, vediamo in mezzo alla nostra corsia, qualcosa di curvo, inerme. Non c'è il tempo materiale di rischiare sterzate o brusche frenate, siamo su una curva molto pericolosa. Passiamo sopra, senza colpire. Pochi metri dopo, siamo già fermi ed accostati, con le frecce di emergenza inserite e tanta preoccupazione nel cuore.

Retromarcia. Passiamo accanto a quel qualcosa… è un piccolo tasso, ormai privo di vita.

La miglior cosa da fare, vista la pericolosità del punto, sembra allertare gli addetti ai lavori per rimuovere il corpo. Nel frattempo, accostiamo di sbieco e puntiamo i fari abbaglianti nella direzione del malcapitato tasso: la visibilità di chi sopraggiunga diventa sufficiente per individuare, rallentare, scansare.

Prima telefonata: 113.
La polizia avvertirà senz'altro la sezione della stradale più vicina; è il metodo più rapido e più corretto per interventi di questo tipo. Squilla. Squilla. Squilla. Rispondono. Spiego il problema e la sua potenziale pericolosità. La mia telefonata verrà girata alla Polizia Municipale.

Seconda telefonata: <<La telefonata sarà registrata per motivi di sicurezza>>…
<<Sì, ho parlato con un suo collega, vorrei segnalarvi che un piccolo tasso è stato investito sulla via provinciale. Io mi trovo sulla strada, direzione Pistoia, in località Masotti e…>>. <<Ah, ma quello è un altro comune! Deve contattare la loro municipale, ma adesso non fanno servizio notturno>>. Ma l'animale è qui, ora! <<Chiami i Carabinieri, hanno una caserma anche là, in paese>>.
Non è importante la morte dell'animale o il possibile incidente che potrebbe causare il suo cadavere in mezzo alla strada, no. Conta solo la responsabilità da affibbiare a chi gestisce quel tratto. La forma vince sulla sostanza.

Terza telefonata: i Carabinieri.
Squilla. Squilla molto a lungo. Il 112 è un numero di emergenza universale, l'unico numero che si può comporre e chiamare con un telefono cellulare anche se sprovvisto di sim, come il 911 negli Usa. Nel cuore della notte, però, la risposta  langue e i tempi non sono propriamente rapidi.
Finalmente, qualcuno. Ripeto come un disco rotto quanto successo. <<Perché ha fatto il centododici? I Carabinieri non si occupano di recupero di animali>>… … …

Rabbia e sconforto, voglia di fuggire rapidamente su un monte a intraprendere la vita dell'eremita, con le 3-4 cose più care e necessarie. Basta.
<<…ah…potrebbe lasciarmi un numero da contattare per risolvere questa cosa?>> e dall'altra parte <<Le lascio il numero della Croce Verde>>.

Quarta telefonata: Croce Verde.
La risposta è immediata e gentile, ma non porta a niente. Ennesimo scaricamento di barile. <<Le do il numero di una cooperativa che recupera randagi, è un cellulare quindi sono sempre reperibili. Se non dovesse funzionare, ci richiami>>.

Quinta telefonata: la cooperativa.
…segreteria telefonica.
Sesta telefonata: la cooperativa.
…la stessa segreteria telefonica.

Chiamo per la settima volta? Cerco di far capire l'ovvio? Ma figuriamoci! Ho già indossato il giubbotto riflettente e i guanti di lattice, che vadano a farsi fottere.

In tutto questo, nessuno, nessuno, nessuno, vedendoci sul ciglio della strada, auto accesa ferma di lato, corpo di un animale disteso nel bel mezzo di una curva, si è interessato alla faccenda.
Poche decine di metri prima, c'è un autovelox che impone i 70 chilometri orari a chi non avesse interesse a farsi recapitare una multa a casa; nell'immaginario collettivo, questa macchinetta è un pretesto per rallentare prima ed accelerare bruscamente nel tratto successivo.
Questa è la linea che deve aver seguito l'automobilista che, mentre ci trovavamo a bordo strada, è sfrecciato in maniera talmente veloce da non aver visto per tempo il tasso già riverso per terra e da avergli fracassato l'osso del collo.
Non si è fermato, tanto era già morto.
E quello che, per primo, non si è fermato dopo averlo colpito da vivo?

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