metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

No al dilagante razzismo in Italia/4

Posted by pedjolo su 11 luglio 2008

Roma – C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie attorno apiazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo.I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? – dice – non stavo facendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´ amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge. Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va e lascia ilposto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l´orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però, quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto intutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, magli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per lebraccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche coseche avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia aparlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo,lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi»,risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera,«sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo chea quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina unsignore in borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò,Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più…». Si sbraccia,sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo inborghese si mostra irremovibile, ma si capiscesubito che vuole solodargli una lezione, e appena gli altri fermati – 7 persone, tuttestraniere – non sono più a vista, lo lascia andare.A operazioneconclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono ungiornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo glistranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via,identificatelo, e controllate – aggiunge guardandomi negli occhi -perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendoprima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva.Per fortuna non è ancora reato, comunque.Mi portano in due verso ilducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le manisulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazionedavvero sgradevole. «Questo per adesso è nell´elenco dei fermati» dicel´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spallealla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato.«Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la polo rosa,quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se – dice – nonsarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho vistocon i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso disoggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una rispostaveritiera. «Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare»,dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio unarisposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e stascandendo il mio nomeper radio si gira verso di me, «hai finito diparlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domandecostituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilatofino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare cosìpeggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi,come avevo fatto già con l´uomo in borghese al principio, convinto cheper legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto – maquanti ne ho attorno, quattro, cinque? – mi da la sua versione dellalegge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come tichiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suocollega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, manon te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minacciamancava, in effetti. Interrompe la discussione l´uomo in rosa. «Luca!»,e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?»«Voglio unarisposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito – si spiega – haivoglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, soquello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi accompagnalontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo checomanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo setornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro ilsuo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazioneconcludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sulfurgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c´è altro dafare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto.Questa triste deriva, quest´inverno italiano che avanza. Oggi inizial´estate.

(21 giugno 2008)
Luca Trinchieri (Liberazione)

Grazie alla redazione di Dialogos (www.corleonedialogos.it)

Annunci

3 Risposte to “No al dilagante razzismo in Italia/4”

  1. GANDOLINI said

    Succede sempre così,quando dinnanzi a un problema,sopratutto di ordine sociale,il Governo mischia le carte,per non sistemarle nel mazzo. Purtroppo negli ultimi anni,i casi di delinquenza si sono moltiplicati,le forze dell’ordine,si lamentano di non essere abbastanza appoggiate e lo Stato,continua a fare affluire gente da tutte le parti del mondo,senza preoccuparsi di chi è onesto o meno,il risultato è questa barbarie,che ha creato intolleranza nei confronti degli stranieri,provocata chiaramente,non dal razzismo,parola fin troppo abusata,ma dalla paura. Faccio un esempio che si può trovare in natura,quando un animale ha paura,cosa fà? aggredisce,senza motivo ma guidato da un senso di autodifesa. IL punto è questo,perchè abbiamo paura degli stranieri? perchè lo Stato.incoscentemente,non ha avuto la delicatezza di guidare questa immissione a larga scala,sia con gli italiani,che non erano pronti,sia con gli stranieri,che sono stati buttati allo sbaraglio,senza sapere quello che gli attendeva. L’opinione dei media,che spesso fà più danni della grandine,ha fatto il resto,pompando continuamente sulle notizie,facendo di tutta un erba un fascio,ecco che allora scatta l’intolleranza,la paura di cui sopra,ci sentiamo aggrediti e a quel punto,come spesso capita,paga il povero cristo di turno che non ha fatto male a nessuno,le chiamano: pedine sacrificabili,e nella storia cè nè una lunga lista.

  2. GANDOLINI said

    A proposito Pediolo,intanto ti saluto,poi ti invito a fare un salto sul mio blog: ilmiocantolibero,a leggere il post: L’uovo di Colombo,parla della difficile situazione che stà vivendo il mio lago di Varese,che vogliono trsformare in una fogna,ciao a presto.

  3. Soriana said

    Segnalazioni[..] Vorrei dare massima rilevanza alle parole che Fosca Andraghetti ha scritto su Literary per ricordare, a un mese dalla sua scomparsa, il Professor Stefano Benassi. Vi pregherei di leggerle, così, per capire appieno che persona eccezionale lui fo [..]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: