metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Adesso, queste cose, mi hanno rotto i coglioni.

Posted by pedjolo su 13 dicembre 2006

All’attenzione del Sindaco di Treviso

Signor Sindaco,

ho avuto modo di stupirmi di fronte alle immagini di quello che oramai posso definire uno dei tanti documentari di cui le ignobili leggi del mercato politichese impediscono la visione ai più.
Trattasi di "Camicie Verdi- Bruciare il Tricolore", di C.Lazzari.

La riluttanza che la Lega Nord suscita in me, trova l’ennesima ragione di esistere grazie a questi 75 minuti densi di offese e di violenza fisica e strutturale.
In particolare, mi trovo ad inghiottire bile quando una persona, la cui fastidiosa tonalità di voce fa da cornice perfetta alla sostanza delle sue parole, compare nel video.  Non userò certo terminologie di circostanza, perché io, come ha scritto anche un noto parroco genovese, sono abituato a dare alle parole il peso che meritano; mi ritroverei in imbarazzo con me stesso, dunque, nell’accostare al nome di questa persona abbreviazioni quali dott., on., egr.ssimo, e perfino sig. Lo chiamo così come l’anagrafe riporta. Giancarlo Gentilini.

Gentilini, (al quale devo dire non fanno strani effetti rilassanti le interviste a tu per tu dato che mantiene la sua schizofrenica tendenza al delirio, effetti che invece accomunano diversi sostenitori della Lega Nord quando passano dal palco al piccolo schermo, per primo Mauro Borghezio), sbandiera la politica della <<tolleranza zero>> nei confronti degli <<extracomunitari […venditori] di paccottiglie>>, indicando le moschee e le parrocchie <<di qualche prete rosso>>, e anche dei fantomatici <<centri islamici>> come sicuri rifugi delle  <<cellule dormienti>> (cosa sono di preciso tali cellule, gameti latenti?).
La definizione scientifica che più lascia indignati è <<le moschee sono centri di affari. Sono lagh…sono ri….si riparano tutti i terroristi. Sono là che si architettano tutti i programmi per distruggere la nostra civiltà, la nostra tradizione, la nostra religione. Tolleranza zero>>. E poi potrei aggiungere <<non voglio sentir parlare di buonismo eee… o di perdono […]se mi danno uno schiaffo, io li spacco il muso>>.
Questa è la democrazia che la politica di uno stato che si definisce civile, ma che poco fa per esserlo concretamente, ha creato. Fomentare l’odio, dire no all’integrazione, mentre tutto il mondo va verso la creazione di società multietniche. L’individuazione di un nemico comune per dare un senso alle battaglie portate avanti per tutt’altro interesse, è una tecnica a cui molti personaggi del passato, i cui trascorsi non sono stati tra i più gloriosi, hanno fatto ricorso. Gli storici ne parlano, ne scrivono. Dopo l’89, con l’esternazione (simbolica e non) della caduta del penultimo maxi-sistema politico, si è dovuti andare ad inventare un nuovo nemico da combattere. E, sarà il caso, il nemico ha cominciato ad essere un altro per "l’occidente"; si chiama Islam e ingaggiarci un infinito scontro di civiltà è stata una grande trovata atta a favorire un nuovo proliferare di armi, con il rischio (adesso reale) di una guerra nucleare.

Credo che ogni commento sia superfluo.

Io ho 22 anni, e da circa 5 mi interesso di politica; ho vissuto delusioni e inghiottito diversi rospi. Il marciume e l’opera di meretricio che caratterizzano la scena politica, italiana in particolare, mi creano spesso crisi depressive; mi sento perso, di fronte alla deriva egoista-individualista che attraversa il mio paese, la mia società. Provare a venirne fuori, significa spesso coscienza pulita, autoconsapevolezza di scegliere la strada giusta. E poi? E poi basta, perché le cose non cambiano, si resta delusi, delusi, e ancora delusi. Si può perfino essere derisi, da chi ci sta di fronte, da chi riesce solo ad accusare di buonismo, di mancanza di realismo.

Vivere in un mondo dove la povertà non attanaglia e soffoca soltanto, ma porta all’estinzione, è improponibile. Vivere in un mondo dove tutto è un gioco, un Risiko reale, i cui dadi vengono lanciati da una scrivania potente ad un’altra, può portare alla follia, follia che passa prima per la rabbia, poi per lo sconforto preludio della rassegnazione. E pensare che adesso, qui, mi prendono quasi dei sensi di colpa, per aver scritto, così a pelle, duramente, la mia opinione. Io che ho difeso (spero bene) e sempre cercherò di difendere la libertà di espressione, mi concedo il lusso di attaccare un’altra opinione. Ma le cose che ho sentito, le cose che ho visto, non possono farmi rimangiare quello che ho scritto.
Aspetterò, suppongo invano, una risposta -seppur sgradita- da parte di Gentilini.

Francois Pesce
studente, nonviolento.

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Una Risposta to “Adesso, queste cose, mi hanno rotto i coglioni.”

  1. xsusiex said

    questa lettera è bellissima… secondo me esprime molto bene lo sdegno che a volte ci coglie, troppo spesso purtroppo.
    Complimenti.

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