metti un pesce con delle idee bislacche…

ecco, sei nella rete con lui

Ma non prendeteci in giro col vostro politichese…..

Posted by pedjolo su 23 novembre 2006

Salviamo la difesa tagliando le armi

Silvana Pisa    (l’Unità)

La legge finanziaria sta entrando nel vivo col passaggio in Aula alla Camera: non è inutile qualche considerazione sulle spese per la Difesa. Prima di tutto occorre chiarire un equivoco: la spesa per il settore Difesa nel nostro Paese non è poi così bassa, come ci vogliono far credere, rispetto agli altri paesi europei. Basta conteggiarla nel suo complesso – come fa per esempio la Nato – e la sua cifra sale dall’attuale ed «ufficiale» 0.96% del pil al 1.8%.

Allo 0.96% vanno infatti aggiunte le spese per le missioni internazionali, quelle per lo sviluppo degli armamenti previste dal capitolo sulle attività produttive (ora sviluppo economico), la parte relativa all’arma dei carabinieri che svolge compiti militari, quella per le produzioni dual-use. Così facendo si raggiungono quei 478 dollari pro-capite, addirittura superiori ai 411 dollari pro-capite della Germania e non lontanissimi dai 761 di Francia e dai 748 di Gran Bretagna. Con una differenza però, politicamente non indifferente per un governo di centro-sinistra: che la spesa sociale in quegli stessi paesi è tre volte superiore a quella per la difesa mentre in Italia e quasi uguale (per la Germania, la spesa sociale è di 2.049 euro pro-capite, pari all’8.3% del pil; per la Francia 1.750 euro pari 7.5% del pil; per la Gran Bretagna 1619 euro pari al 6.8% del pil e per l’Italia è di soli 545 euro pari al 2.7% del pil – dati Eurostat).

È il vecchio dilemma «burro o cannoni» che fa apparire sproporzionati gli oltre 3257 milioni riservati, da questa finanziaria, agli investimenti in armamenti, rispetto ai 100 milioni per gli asili nido, ai 50 milioni destinati al fondo per la non autosufficienza, alla mancanza di un reddito minimo d’inserimento, per non parlare di un atteso aumento di risorse per la ricerca e l’università. Sproporzionato anche nel rispetto al programma dell’Unione (cfr. pg. 109, «l’Unione s’impegna a sostenere una politica che consenta la riduzione degli armamenti»). Non solo: se, come si sostiene da più parti, l’instabilità degli scenari internazionali è oggi aggravata dalla presenza del terrorismo e delle armi di distruzione di massa (il nucleare soprattutto) occorre affermare che i sistemi d’arma, che questa legge finanziaria sceglie di coprire, sono più il frutto di un intenso lavorio delle lobby delle industrie delle armi (molto potenti in Italia) che della necessità di fare fronte a queste nuove minacce.

Il terrorismo, non ci stancheremo di ripeterlo, si combatte innanzitutto con la prevenzione delle cause (la bonifica dei bacini d’odio, l’affrontare l’iniqua distribuzione delle risorse tra paesi sviluppati e non sviluppati, l’impedire il protezionismo eccessivo di paesi ricchi che impedisce l’accesso ai mercati per i paesi poveri determinando così inarrestabili ondate migratorie ecc…) mettendo in primo piano il ruolo della politica. Senza sottovalutare il ruolo dell’intelligence: nella società delle informazioni oggi forse occorrerebbe investire di più in un’informazione satellitare che l’Europa potrebbe possedere in proprio.
[…]

Pubblicato il: 13.11.06

Shalom

Staff di Tuttoblog

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